Header Ads

CELTIC HILLS "Mystai Keltoy" (Recensione - Track by Track)


Full-length, Elevate Records
(2021)

Maggio 2021. Il tuo recensore preferito, caro lettore, è sempre indaffarato per darti da leggere qualcosa di divertente, e soprattutto per farti spendere i soldi in modo oculato, dandoti l’opportunità di comprare qualcosa di molto figo come l’ultimo disco che ho in recensione. I Celtic Hills provengono da Udine, sono un gruppo nato nel 2008, all’attivo hanno un demo fatto nel 2010 dal titolo: "Horns Helmet Fighters”. Dopo alcune apparizioni nella “The Metal Music GlobAlliance Compilation” volumi 2, 3 e 4, finalmente nel 2020 danno alle stampe il loro primo full-length per la Elevate Records di Roma, dal titolo: "Blood over Intents”. Sempre per la medesima etichetta nel 2021 esce “Mystai Keltoy”, ovvero l’album in recensione. Il Sound dei Celtic Hills è un connubio tra thrash metal, power metal e qualche staccata in chiave death metal, con l’utilizzo sporadico di growl vocals. Dopo questi cenni bibliografici, andiamo a parlare di Mystai Keltoy, disco composto da undici tracce per un total running di circa 41 minuti…track by track? Ops...mi dimenticavo di elencarvi la line-up….eccola qui sotto:

Jacopo Novello: Basso
Jonathan Vanderbilt: Voce, Chitarra
Simone "Zigo" Cescutti: Batteria


01. The Light
Il disco parte subito con grande carica, riffone iniziale e batteria tirata, la voce è aggressiva ma senza essere esasperata, un mix tra thrash e power. Sul minuto e cinquanta circa, un lungo assolo di chitarra tanto per dimostrare la bravura del chitarrista, con il passare dei secondi il brano accelera fino a sfociare nel death metal con dei vocalizzi in growl.

02. Blood is not Water
La seconda traccia parte nuovamente a bomba, chitarra e batteria super aggressive, il ritornello è potente e melodico ed ha anche una vena quantomai epica e battagliera. Tutto all’ascolto risulta frizzante e ben calibrato.

03. The Tomorrow of Our Sons
La medesima vena epica, si prolunga anche in questo brano, dove ad unire chitarra, basso e batteria ci pensano le tastiere che come un collante rendono tutto solido e fluente. Molto bello è il ritornello, che ispira luoghi di battaglia e combattimenti, rimane subito nella mente tanto è l’intensità che trasuda. Detto questo, posso solo consigliare quanti mi stanno leggendo ad andare a dare un occhiata sul tubo e vedere il video che è stato fatto per questo brano

04. The 7-Headed Dragon of Osoppo
La batteria è subito rimbombante e piena di astio, l’elettronica fa la sua parte a rendere tutto più pesante, la chitarra è a fiammate, i ritmi sono altissimi ed anche qui potenza e melodia sono un tutt’uno, fino a sfociare, sui due minuti e quaranta, in un bell’assolo di chitarra. Il brano è una bella mazzata; davvero stupefacente.

05. The Landing of the Gods
batteria e chitarra a sfondare il muro del suono, le sonorità sono quelle care al power metal molto melodico con il ritornello ridondante e molto chatcy. In questa traccia si sprecano i virtuosismi di chitarra ed i vocalizzi, un brano molto ampio, caratterizzato da una bella quantità di architetture sonore che lo rendono divertente all’ascolto senza renderlo pacchiano.

06. Already Lost
Ad aprire il sesto brano troviamo delle orchestrazioni molto epiche e poi….poi si schiaccia sull’acceleratore e via! Ritmo forsennato, già dopo il primo minuto un bell’assolo con la chitarra che ruggisce le sue note, a rimorchio la batteria ed il basso. Sonorità epiche e prepotenti, la traccia aggredisce l’ascoltatore che si trova quasi obbligato a battere il ritmo con il piede. Anche in questo caso interessantissimo è il ritornello estremamente ficcante e molto ricercato.

07. Falling Star
Un muro sonoro travolge l’ascoltatore, gli strumenti musicali, corroborati dall’elettronica sembra abbiano il turbo, tutto e pesante e cadenzato, il ritornello è nuovamente quasi un mantra che rimane e perfora il cervello, senza contare l’ostinato riff di chitarra che perdura nel brano. A questo punto non pensavo di trovarmi ad ascoltare un disco di queste proporzioni….

08. Battle Of Frigidium
Questo è il pezzo più lungo del disco, poco meno di cinque minuti, belli solidi e battaglieri, il brano è un divenire di cattiveria, melodia e potenza, la voce è sempre molto aggressiva e si “scioglie” bene con il mood della canzone, possiamo ascoltare qualche vocalizzo growl che indurisce e dinamizza il tutto, e spiazzando l’ascoltatore. Sui tre minuti circa la chitarra parte uno dei suoi molteplici assoli….

09. Eden
Avete presente quelle torte buonissime e bellissime….cosa vi aspettate di trovarci sopra? La cigliegina...ed eccola!!! In questo nono pezzo troviamo una bella collaborazione con Germana Noage cantante dei “compagni di etichetta”,  gli Aetherna. Qui infatti il buon Jonathan Vanderbilt si riposa la voce lasciando spazio al cantato femminile, beh il risultato è clamoroso. La batteria sprigiona i suoi battiti forti e potenti, la voce di Germana vibra con intensità, il brano è da brividi, la chitarra sussulta ma non è invadente, i ritmi sono piuttosto blandi e non troppo sostenuti, il solo di chitarra è pulito e preciso, si riesce a percepire in seconda voce quella di Jonathan che però rimane come un sussurro.

10. Temple of Love
Penultima traccia dell’opera, qui i ritmi sono decisamente atipici, infatti si passa a qualcosa tipo goth-rock, sufficientemente distante dal metal, ma secondo me non fuori luogo, tant’è che il pezzo risulta godibile e perfettamente inserito nel contesto. L’andamento chitarra e batteria conferma durante tutto il perdurare del brano le mie impressioni, infatti tranne per un paio di staccate più “secche” abbiamo qualcosa di molto simile rock più ombroso.

11. Allitteratio
L’ultima traccia è l’unica cantata in lingua madre, e devo dire che è davvero un bel brano, il ritornello è ficcante “dimmi tu che ore sono perché tempo non c’è più”….la canto anche mentre finisco di fare la recensione…Il ritmo è quello di un buon hard rock metallizzato con dei begli spunti chitarristici puliti, contrapposti ad un suono di batteria potente e deciso, il brano si ascolta con facilità ed effettivamente piace davvero molto.


CONSIDERAZIONI FINALI:
Celtic Hills perdonatemi, non vi conoscevo, ed ho peccato, pensando di aver esplorato ed ascoltato tantissime band sparse in tutto il mondo, ma non mi sono guardato in casa. Questi ragazzi friulani sanno davvero il fatto loro, rilasciando un secondo disco davvero be fatto e ben prodotto, lontano da tutti gli schemi, finalmente qualcuno ha osato fare qualcosa di diverso ed onestamente devo dire ci sono riusciti, questo Mystai Keltoy è davvero un prodotto pregevole che deve essere innalzato, distribuito ed infine ascoltato, perché i Celtic Hills hanno tanto da dire ma se siamo sempre legati alle solite sonorità perdiamo il senso di quello che è l’evoluzione del metal e della musica in generale.

Rcensore: Igor Gazza
Voto: 9/10 

Tracklist:
1. The Light 03:16
2. Blood is not Water 04:06
3. The Tomorrow of Our Sons 03:29
4. The 7-Headed Dragon of Osoppo 04:02
5. The Landing of the Gods 03:27
6. Already Lost 03:51
7. Falling Star 03:58
8. Battle Of Frigidium 04:59
9. Eden 03:54
10. Temple of Love 03:10
11. Allitteratio

LINKS:
Bandcamp
Facebook
Spotify

Nessun commento

Powered by Blogger.