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MANOLUC "Asa Nisi Masa" (Recensione - Track by Track)


Full-length, Autoprodotto
(2021)

Ciao caro lettore sono di nuovo io, il tuo recensore preferito, ed ho per le mani un lavoro che mi ha incuriosito davvero molto, l’ultimo disco dei Manoluc dal titolo “Asa Nisi Masa”. Manoluc era il nome di un antico popolo che viveva nella zona del Friuli, popolo della foresta e di abili costruttori e soprattutto grandissimi lavoratori, avevano edificato gran parte della Trieste sotterranea e sono stati fautori ed ideatori dei grandiosi giardini pensili di Udine. Dovevamo essere simpatici e molto affascinanti vero? Me li sono inventati … sì per tenere alta l’attenzione e soprattutto per dirti il vero significato di Manoluc. Leggi il nome al contrario, bravo caro lettore, ed esce? Perfetto! Culoman! Sì perché questi simpatici burloni friulani amano scherzare con il loro nome sebbene facciano della musica seria, anzi serissima e pure incazzatissima ma mai presa troppo sul serio, il vero spirito della musica! I Manoluc hanno già pubblicato un primo lavoro dal titolo “Carcosa” nel 2016 ed ora, sempre autoprodotto, danno alle stampe nel 2021 il lavoro che abbiamo in recensione. I loschi figuri di cui narrerò le gesta sono in elenco qui sotto. Il disco è costituito da nove tracce per un total running di circa quarantacinque minuti.

Giulio Cucchiaro Basso
Nicola Revelant Batteria
Alessandro Attori Chitarra
Tommaso Napolitano Voce

01. Rapace
Chitarrina leggera e poi parte la batteria sostenuta dal resto del comparto strumentale. Il cantato è un growl/scream in italiano, sebbene io abbia sempre delle problematiche sul cantato death metal in madrelingua qui mi sembra invece ci stia proprio bene, si riescono anche a distinguere molto bene le parole, il sound è devastante, mai troppo veloce ma decisamente potente. Ragazzi che sberla.

02. Solstizio
La canzone in questione si può trovare tranquillamente sul tubo dove, caro lettore, puoi dare un’occhiata al video, e non te ne pentirai. Il pezzo parte con un sussurrare di voci campionate in dialetto ma poi…la furia scoppia nelle casse dello stereo, la batteria è enorme, chitarra e basso ci vanno pesante soprattutto la prima che spara un riff davvero interessante che rimane in testa. Il muro sonoro creato dai quattro friulani è maestoso ed ha culmine con un bell’assolo di chitarra distorta sui quattro minuti e quindici. Il finale è molto lento e direi quasi macilento.

03. Heliopolis
Anche qui si parte con un intro campionato e poi partono le sberle, batteria cannoneggiante e chitarra distorta. Mi piace il basso che compatta ed appesantisce il suono. La voce è sempre grave è non dà segni di cedimento neanche quando la richiesta di potenza è tanta, infatti risulta sempre all’altezza della situazione. Mi sto appassionando.

04. Cemento armato
Alcuni tocchi di bacchetta sul piatto, qualche suono campionato e poi il death metal dei Manoluc, suoni meno prepotenti anzi moderatamente riflessivi, la chitarra si esprime in alcuni virtuosismi di ottima fattura. Un brano, come mi piace definire in brani di questo tipo, sinusoidale, con alti e bassi, momenti più carichi si contrappongono a ritmi più blandi. Altra curiosità è che qui troviamo liriche in italiano ma anche in inglese. Che dire altro, bel brano.

05. La pittima
Chitarra e batteria in primo piano, bel riff ficcante e molto melodico, ritmi molto cadenzati e profondi, la voce è cavernosa e maligna. Il brano ha come delle affinità con il doom death metal è ha una presa decisamente più profonda. Melodia, potenza, impatto e astio. Un pezzo che conferma in modo ulteriore la bravura e la furia compositiva della band.

06. Il bosco senza sentieri
Il sesto capitolo dell’opera è forse il brano che ho supposto essere il più personale della band. L’inizio è un assalto di chitarra con la voce prima narrante e minacciosa, poi è quasi urlata. Non ci troviamo ad ascoltare un brano prettamente death ma qualcosa di più sottile, ma sicuramente deflagrante nell’ascolto.

07. Il letto di Procuste
Affiliamo le lame, cosi parte il settimo schiaffo della band friulana, si parla di mitologia greca! Infatti “Procuste era il soprannome di un brigante di nome Damaste che, appostato sul monte Coridallo, nell'Attica e lungo la via sacra tra Eleusi e Atene, aggrediva i viandanti e li straziava battendoli con un martello su un'incudine a forma di letto.”
Ritmo lento, cadenzato, pesante a tratti oppressivo; in linea con il protagonista della canzone, tutto è cattivo e maligno. Il basso si sente in modo sensazionale, le corde si tendono come tendini e la batteria scarica tutto il suo astio.

08. Madre dell'oscurità
Si cambia completamente ritmo, infatti qui siamo decisamente più veloci. Bello il riff della chitarra che a spot entra del brano. Al minuto uno e trenta ottima la cavalcata con la batteria che ha culmine con un solo al fulmicotone. Un pezzo tutto sommato corto ma decisamente divertente con tanti cambi di ritmo e arzigogolamenti vari che lo rendono dinamico, una gioia per il metallaro.

09. Deriva
Ultimo pezzo del disco in recensione, il più lungo, circa sei minuti. Si parte con un buon arpeggio di chitarra che dura circa un minuto, poi la batteria ed una voce narrante. I ritmi aumentano progressivamente sui due minuti, dove tutti gli strumenti musicali collaborano per creare un muro sonoro decisamente grosso. Un pezzo anche questo sempre in bilico tra parti più ferali e parti meno incazzate. Pregevole sicuramente il solo di chitarra sui sei minuti.


CONSIDERAZIONI FINALI: 
In tutti questi anni di recensioni e valutazioni fatte, centinaia di dischi ascoltati, a volte odiati a volte amati, ho cercato un disco in grado di stupirmi e questi ragazzi friulani ci sono riusciti: un disco astioso, cattivo, a tratti furibondo, suonato e prodotto in maniera magistrale. Durante gli svariati ascolti non ho trovato momenti di cedimento o di stanca, ho apprezzato sinceramente tutti i quarantacinque minuti del disco. Sicuramente questo è un lavoro adatto a chi ama il death metal cantato in italiano, o comunque rivolto a chi, come me, si è rotto le balle sempre della solita “trippa”, ed è sicuramente meno rivolto a chi ama la purezza del genere…
Cari Manoluc, siete stati una bella scoperta ed ora avete un nuovo fan… in culo alla balena per il proseguo della vostra carriera.

Recensore: Igor Gazza
Voto: 9/10

Tracklist:
1. Rapace
2. Solstizio
3. Heliopolis
4. Cemento armato
5. La pittima
6. Il bosco senza sentieri
7. Il letto di procuste
8. Madre dell' oscurita'
9. Deriva

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