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DEADLOCK CREW "Look Down On Me" (Recensione - Track by track)


Full-length, Ghost Record Label
(2021)

In queste vacanze pasquali mi viene voglia di scrivere la recensione dei Deadlock Crew.  Non chiedetemi perché...forse perché ho più tempo, forse perché in questo momento così nefasto ho voglia di un po’ di rock datato, rock che ricorda i tempi passati quello non super tirato e violento, quell’easy listening che aiuta a rilassarsi...straparlo? O meglio “strascrivo?” Boh…Deadlock Crew, band triestina nata nel 1999, il loro stile musicale è riconducibile ad un hard-rock rafforzato, con schegge di thrash ed alternative metal. Nell’anno della loro fondazione, hanno pubblicato un primo lavoro dal titolo "Lobotomized people", poi svariate uscite sul territorio con concerti e festival; fino ad oggi dove nel 2021 freschi di contratto con la Ghost Record Label pubblicano il disco in recensione.

Facciamo intanto conoscenza con i quattro protagonisti:
Lorenzo "Lord renzo" Neppi - voce, chitarra
Lorenzo "Yure" Iustulin - chitarra
Daniele Neppi - basso
Giuliano Taccardi – batteria

Il disco che andrò ad analizzare con il mio consueto track by track ha nove tracce per un total running di circa quarantaquattro minuti.

1. Comfort zone: il disco inizia con un suadente arpeggio di chitarra, ma poi i ritmi si alzano, la voce è aggressiva, il muro sonoro creato dai ragazzi triestini è notevole, i suoni sono molto puliti, si percepiscono tutte le sfumature e le sonorità prodotte dagli strumenti. Il basso e la batteria sono corposi e d’impatto, a metà brano un buon solo di chitarra che apre la composizione, la quale inoltre è caratterizzata da svariati cambi di ritmo che la rendono piacevole e divertente da ascoltare.

2. They’re coming: il “nanananana” iniziale con in sottofondo la chitarra ha un non so che di “mantrico”, poi si parte con i ritmi sempre alti, batteria e basso belli rotondi e prestanti, un brano melodico, soprattutto nel ritornello. Anche questa è una traccia con svariati cambi di ritmo e svariate architetture sonore che non possono che non deliziare anche i palati più fini.

3. 8 kHz: terzo brano che parte poderoso dalle casse dello stereo, il sapore, come detto in premessa è quello dell’hard-rock roccioso di vecchia data. Bello a circa tre minuti e mezzo l’assolo di chitarra, un pezzo che comunque nonostante i suoi passaggi arzigogolati, l’uso della voce in modo particolare, non riesce a trovare la mia piena approvazione, una traccia non brutta, intendiamoci, ma che trovo un po’ povera di personalità o forse un pelo forzata.

4. No more: batteria e chitarra all’unisono a creare un bell’intro e poi piano piano il ritmo si alza, lo stile è nuovamente un ottimo hard- rock metallizzato divertente ed appagante, suoni puliti e diretti, ottimo il basso che compatta il suono, diciamo che questo pezzo è ruvido e melodico allo stesso tempo e piace, piace tanto...

5. Among us: di questo brano è stato fatto un video che potete trovare facilmente in rete, riff di chitarra iniziale è poi via… Potente e deciso, melodico e ficcante, non si riesce a non battere il piede per tenere il ritmo, un brano coinvolgente ed intenso, che rispecchia appieno l’animo dei Deadlock Crew… il loro brano direi...

6. Look down on me: questo, al contrario dei precedenti è un pezzo decisamente più metal, totalmente strumentale con una lunghezza di circa tre minuti e trenta, sul finire i ritmi si abbassano molto, la batteria diventa delicata cosi come la chitarra e si arriva così pronti per il brano successivo

7. Waza ari: settima traccia dal sapore orientaleggiante, tutto molto caldo ed avvolgente, l’inizio... poi si viene travolti da un thrash metal che si esprime in modo molto interessante, belle le cavalcate di chitarra e batteria, un brano che si snoda sui sei minuti circa e se devo dire la verità lo trovo il brano che mi ha suscitato per ora più emozioni….per ora il migliore.

8. Close to the end: molto fine l’apertura con chitarra e voce, poi la batteria spacca il velo di leggerezza, il cantato è quasi rappato, e se devo dire ci sta davvero bene, le sonorità vanno dall’hard-rock al grunge, un pezzo particolare che piacerà sicuramente anche gli amanti del rock meno conformato. Bello il riff di chitarra che si ripete su tutta la durata della canzone, il basso e la batteria si danno un gran daffare ed il tutto risulta estremamente riuscito...

9. Through hate: ultima traccia che parte subito incazzata con batteria e basso pesanti, la chitarra trita con furia, un brano ampio ed anche questo ben riuscito, melodico ed energetico. Sul finire il solo è davvero spaziale e con l’ausilio della voce il livello di un album già di per se davvero interessante.

CONSIDERAZIONI FINALI:
Dunque, chi mi conosce e chi mi ha già letto sa che non amo particolarmente quello che è “old-school”, quello che sono le sonorità datate, ma a questo disco mi ci sono avvicinato con curiosità e sono stato piacevolmente colpito, l’album suona davvero bene ed è piacevole e divertente da ascoltare e non annoia, poi come ho detto la settima traccia l’ho trovata davvero splendida, la terza l’avrei eliminata ma sono scelte che non mi competono, alti e bassi di un full-length sicuramente positivo. Il disco potrà essere apprezzato sicuramente dall’ascoltatore che necessita qualcosa di facile e diretto, meno dall’ascoltatore legato a brani più cervellotici e con strutture sonore complesse. Un plauso va anche fatto alla Ghost Record Label che anche questa volta è riuscita ad “affondare i denti” su un’altra bella realtà italiana. Lo posso definire come un ottimo esempio di musica hard-rock contemporanea e così dobbiamo prenderlo.

Recensore: Igor gazza
Voto: 7,5/10

Tracklist:

01. Comfort Zone
02. They’re Coming
03. 8 kHz
04. No More
05. Among Us
06. Look down on me
07. Waza ari
08. Close the end
09. Through hate

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