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FEAR BETWEEN CROWD "War Inside" (Recensione - Track by Track)


Full-length, Autoprodotto
(2019)

La recensione di fine anno! Per la recensione di fine anno la fortuna ha voluto che mi spingessi fino in Veneto per scoprire questa ottima band nata a Verona nel 2008, ma che a seguito di svariati cambi di line-up e momenti per così dire di “stallo” ha avuto la possibilità di rilasciare solo nel 2012 un Ep omonimo composto da cinque brani. Ora nel 2019 i Fear Between Crowd rilasciano il primo full che ho proprio l’onore di recensire in questo momento. Il sound proposto è un ottimo e deciso metal di stampo moderno, il thrash metal si fonde con il cantato death, staccate di batteria e chitarra imperiose, i ritmi tirati fanno capolino a passaggi più rilassati e meno violenti, i protagonisti di questo album sono qui sotto in descrizione. 

Marco “Mark” Vecchiato – Voce 
Luca “Kant” Cantiero – Chitarra 
Manuel “John” Sandri – Chitarra 
Giacomo “Jack” Giarola – Batteria 
Dimitri “Mitra” Maragna – Basso 

L’album in recensione è composto da undici tracce, mai lunghe e tutte molto godibili, per un totale di circa 47 minuti. curiosi, vogliosi di leggere cosa ne penso? Procedete allora…

01. Out from Within
Il disco si apre con un intro di pianoforte,ritmo in divenire, sempre più carico, poi l’elettronica, a fare spazio quindi al pezzo successivo 

02. Dreams Never Die
Bel riff di chitarra all’inizio, batteria corposa e rotonda, il cantato in death risalta tantissimo, un brano molto melodico ma al contempo robusto dove si lascia spazio anche ad un cantato in clean soprattutto sul ritornello che rilassa un po’ i toni. Un brano divertente che mette subito in chiaro quale tipo di musica ci si può aspettare da questa band veronese. 

03. Last Falsity
L’attacco di batteria mi piace davvero molto, supportato dalla chitarra; anche qui il cantato prettamente growl duetta con quello in clean rendendo tutto molto dinamico. Chitarre, basso e batteria fanno corpo unico a creare un muro sonoro interessante, senza contare che l’uso dell’elettronica aiuta a pompare ulteriormente il suono. 

04. Numbing
Il quarto pezzo inizia con la chitarra acustica, il brano è in apparenza molto rilassato, il cantato è in clean e rende davvero bene, tutto soave e tranquillo. Di questo brano è disponibile il video sul tubo per chi avesse piacere a sentire e vedere qualcosa. In premessa ho detto "in apparenza rilassato ", infatti….quando meno uno se lo aspetta parte la "staccatona" di chitarra, i suoni diventano granitici, la voce è rabbiosa. Il pezzo diventa di un’intensità pazzesca. 

05. Way of Violence
Detto fatto, “la via della violenza”, nessun respiro, nessuna pietà, il pezzo attacca feroce fin da subito, la chitarra semina fendenti, la batteria è un tuono ad ogni battuta, la voce grugnisce, si dimena e sfonda i padiglioni auricolari. Tanti sono i virtuosismi di chitarra che fanno capolino su questa quinta traccia… Grande prova per la band veronese ed in questa canzone appare anche Massimiliano “Max” Marri, voce dei Dominance. 

06. Leave Us Alone
Come finisce la quinta traccia così inizia la sesta, sempre carica a bomba. E' inutile dire che la muraglia sonora è di consistente fattura, anche il ritornello cantato in clean rende parecchio nonostante sia super melodico ed anche leggermente scontato. A circa i due minuti e cinquantacinque un ottimo assolo di chitarra che aumenta la dinamicità della canzone. 

07. The Pain of Who Can Say Goodbye
Settima traccia che parte molto in sordina, chitarra acustica e voce impostata, che poi lasciano spazio ad un ritmo più incalzante. Un brano tutto sommato riflessivo e non eccessivamente rabbioso anche se al momento giusto riesce a graffiare, soprattutto sul finire. 

08. War Inside Us
Ed eccoci all’ottava traccia, si parte con la chitarra classica ed alcune orchestrazioni davvero ben studiate e di buon impatto. Questo è il brano più lungo dell’intera composizione, circa sei intensi minuti di massiccio metallo fumante. Devo ammettere che però la voglia spassionata di inserire troppi inserti in clean vocals a volte rende tutto troppo easy-listening, ma nel complesso un brano davvero interessante tra grinta e melodia. 

09. Memories Part 1
Il pianoforte…quanto ci piacciono i pezzi che partono con il pianoforte, e dopo una piccola fiammata tutto si ferma nuovament ma poi riparte…Ed è super incazzato, brano questo che deve essere necessariamente essere trattato con il suo successivo come se fosse un corpo unico, infatti dopo un bell’assolo di chitarra, anche discretamente lungo, si arriva ad un “ponte” elettronico che ci porta sul pezzo successivo…. 

10. Memories Part 2
Dove avevamo lasciato…riprendiamo infatti dal summenzionato ponte, e si torna a metalleggiare in modo massiccio, batteria pesantissima, basso a coprire i buchi ad abbassare i toni, e la voce tra il growl ed il clean….il finale è un concentrato di synth e tastiere.

11. Sigh in the Silence
L’ultima traccia si apre con la chitarra classica, un brano introspettivo, rilassante che dimostra l’anima romantica e nostalgica del quintetto veronese, lo dice pure il titolo della canzone. Da ascoltare e... sospira nel silenzio…


CONCLUSIONI:
Che dire di questo album, cazzo mi è piaciuto, aria fresca, novità, mescolanza di vari generi, sinceramente l’old school mi ha proprio stancato, non lo sopporto più, la musica deve essere evoluzione, dinamismo e voglia di sperimentare, e questi ragazzi ci stanno davvero dentro! Hanno fatto un disco poderoso, divertente da ascoltare, non banale, con un approccio estensivo su quello che vuol dire cazzuto e melodico; ad essere onesti, come ho scritto durante la recensione, l’utilizzo delle clean ogni tanto sfianca un po’, ma tutto e permesso quando c’è la tecnica e la voglia di creare qualcosa di nuovo. Osate osate ancora, vedo un futuro roseo per questo quintetto veneto…

Recensore: Igor Gazza 
Voto: 8/10 

Tracklist: 
1. Out from Within 
2. Dreams Never Die 
3. Last Falsity 
4. Numbing
5. Way of Violence 
6. Leave Us Alone 
7. The Pain of Who Can Say Goodbye 
8. War Inside Us 
9. Memories Part 1 
10. Memories Part 2 
11. Sigh in the Silence

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