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DEAD CARNAGE "From Hell for Hate" (Recensione)


Full-length, Immortal Souls Productions

(2020)

Eccoci qui, ben ritrovati per un mio nuovo track by track. Questa volta analizzerò l’ultimo lavoro dei Dead Carnage, band originaria della Repubblica Ceca e precisamente da Havířov, città facente parte del distretto di Karviná, nella regione della Moravia-Slesia, quasi al confine con la Polonia, e manco a dirlo i Dead Carnage fanno un death-metal di stampo “polacco” se mi viene consentito dirlo. I Dead Carnage nel 2017 sono usciti per un’etichetta locale con il loro prima album dal titolo “Flesh, Blood, Orgy” ed ora nel 2020 editano l’album in recensione per una label slovacca. Curiosi? 

Ed ecco qui la line up: 
Petr "Pedy" Šmukař: Basso 
Ferenc 777: Batteria 
Milhaus: Chitarra 
Yabback: Chitarra 
Bendík : Voce 

Ed ora andiamo ad analizzare i brani, uno ad uno e poi le considerazioni finali…se sarò ancora vivo. 

01. Edges of Manipulation
L’inizio è inquietante, organo (da chiesa) in sottofondo, ed un martellare su un’incudine, così pare. A tradimento parte la voce seguita da batteria e chitarre, ritmi serrati, mentre i vocalizzi sono strascicati, non un growl pieno e corposo, che personalmente non apprezzo appieno, ma è una questione di gusti personali. La batteria è altalenante, a tratti sembra piena e rotonda e a tratti mi pare scarica. Discorso diverso per le chitarre, che sono saettanti e ferine, mentre il basso occupa tutti gli spazi vuoti. Brano sicuramente incazzato ma a mio modo di vedere deludente, non è quell’assalto frontale che mi sarei aspettato dalla prima traccia.

02. We Are Slowly Dying (Devastation)
Qui andiamo molto meglio sia per quanto riguarda la voce, che pare davvero più “spessa” di quella del brano precedente, sia per quanto riguarda la batteria che risulta pesante e carica, le chitarre tritano alla grande, i ritmi manco a dirlo sono veloci e senza un minimo di pietà per l’ascoltatore, non male questo secondo pezzo. 

03. Caged Brutality
Questo terzo brano ha delle caratteristiche decisamente Death’n Roll, molto vivace, la voce è tornata strascicata ma rende molto bene, possiamo notare come in questa canzone non ci siano grossi cambiamenti di stile nè di architetture sonore, le chitarre e la batteria non hanno comunque l’appeal giusto. Una traccia che non mi ha impressionato. 

04. My Blood Is Black
Partenza quasi doom con con una batteria pesantissima e le chitarre di conseguenza. Noto che quando questi cinque ragazzoni cechi vogliono fare il death-metal, lo sanno fare davvero bene, anche la voce è cavernosa al punto giusto e sui due minuti e cinquanta anche un assolo di chitarra, molto rapido ma ficcante. 

05. God´s Lobotomy
Anche questa quinta traccia è assolutamente votata al death-metal più grezzo e violento, come piace a me, una mazzata sui denti davvero micidiale. Ritmi elevatissimi e chitarre in questo caso davvero assassine, batteria grossa e corposa, anche il ritornello si fa ben ascoltare...quasi melodico. Secondo me cominciamo a carburare... 

06. Chapel of Decay
Rapidi e spediti ci portiamo alla numero sei, e ragazzi…sì che si calano le mazzate: ritmi pesantissimi, batteria violenta, voce maligna e chitarre affilate. Notiamo in questo pezzo dei cambi di tempo e soprattutto un buon intermezzo solo strumentale che blocca la soluzione di continuità rendendo la composizione davvero interessante. Lo stile è marcatamente death-metal vecchia scuola, ma con delle screziature quasi doom nelle parti meno cantate, anche qui abbiamo un ritornello quasi melodico che ammorbidisce un po’ il contesto. 

07. From Dust
Il settimo è il pezzo più lungo del disco, infatti supera i cinque minuti, un concentrato di metallo estremo, veloce, cattivo e potente con una solida base iper-tecnica; senza dubbio si può apprezzare il lavoro sopraffino di Ferenc 777 dietro alle pelli. Il brano si conclude con un buon assolo di chitarra che va a diminuire di intensità man mano che si avvicina alla fine. 

08. The First Kill..., The Last Kill…
Che dire, il penultimo capitolo dell’opera riparte da dove era terminato il sesto, batteria iper-veloce, chitarre taglienti e voce grossa, ma…. Poi succede quello che non ti aspetti a circa un minuto e trenta, si blocca tutto, assolo di basso poi solo batteria e voce, ed assolo di chitarra a lacerare le orecchie . Davvero ben congegnato come intermezzo. 

09. Eternal Void (Hierophant cover) 
L’ultima traccia è come si può leggere è una cover di un gruppo di casa nostra, gli Hierophant, band ravennate, questo pezzo si trova nel disco intitolato “Mass Grave” del 2016. Ritmi lenti e cadenzati, un brano che si sente non essere farina del sacco dei cechi, perché molto articolato e più riflessivo rispetto agli otto brani sentiti in precedenza. Mi vien voglia di approfondire gli Hierophant…


CONCLUSIONI:
Che cosa si può dire in conclusione? Un disco senza infamia e senza lode, si trascina per 35 minuti circa cercando di dare mazzate qua e la, a volte ci riesce a volte no. Personalmente l’ho trovato piatto e senza alcun acuto se non per un paio di episodi. Spiace perché i Dead Carnage sono bravi con i loro strumenti e lo dimostrano anche, ma secondo me peccano un po’ dal punto di vista della costruzione dei brani. Un disco questo che deve piacere a chi trova sintonia con questa band, anche perché qui ci si trova di fronte ad un disco che non ha i connotati del death metal puro, cioè diritto e cazzuto fino alla fine, ma di qualcosa di più scarico e quasi svogliato, vedi il primo brano. Un full-length che non mi ha convinto, ma raggiunge buoni livelli comunque grazie ad un paio di pezzi di sicuro spessore quali: Chapel of Decay e From Dust. 

Recensore: Igor Gazza 
Voto: 6/10

Tracklist:
1. Edges of Manipulation
2. We Are Slowly Dying (Devastation)
3. Caged Brutality
4. My Blood Is Black
5. God´s Lobotomy
6. Chapel of Decay
7. From Dust
8. The First Kill..., The Last Kill...
9. Eternal Void (Hierophant cover)

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