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VOIDFIRE "Ogień Pustki" (Recensione)


Full-length, Autoprodotto
(2020)

Nati nel 2018 come one man project interamente strumentale, i polacchi Voidfire giungono oggi alla pubblicazione del primo full-length, forti di una line-up "piena" e ben affiatata dedita ad un black metal melodico e tematiche emozionali che pone le proprie basi su di un sound piuttosto eterogeneo per quanto semplice, che rinuncia ad un appeal prettamente diretto ed aggressivo per abbracciare tematiche ed atmosfere più intimiste, degno retaggio proprio del recente passato del combo di Białystok. 

Un progetto piuttosto insolito quello dei polacchi che forgiano un concept album basato su atmosfere taglienti ma pur sempre plumbee, sicuramente intimistiche, e non è un caso se l'intera proposta dei Voidfire sia basata sul cantato in madrelingua che dona la giusta dose di personalismo ad un album a tratti difficile da carpire in tutta la sua essenza, pur se racchiuso in soli 6 brani per 44 minuti complessivi di musica. Se dovessimo dare un punto di riferimento almeno vagamente accomunabile alla proposta dei Voidfire, direi che la stessa si avvicina in alcuni casi piuttosto evidentemente a quanto proposto dagli ultimi Ancient, rimandando anche per certe aperture melodiche a qualche passaggio dei primi Cradle of Filth. 

Ma attenzione, non siamo di fronte alla solita band di melodic black pomposa e sinfonica, qui non c'è spazio per tastiere o strumentazioni ad effetto ma solo un riffing tagliente, forse troppo monotono ma che comunque denota una certa personalità e sicuramente ricalca gli stati d'animo e le atmosfere che la band intende imprimere alla propria musica. I pezzi non variano molto tra loro, probabilmente peccano di originalità e di varietà, pur disegnando brani che tendono a svariare al loro interno nelle atmosfere con interessanti cavalcate del calibro dell'opener "Bladość" aperta da un delicato arpeggio prima dell'esplosione ed il successivo evocativo finale introdotto da un'armonizzazione chitarristica degna dei già citati Cradle of Filth, o di "-" quest'ultima dall'appeal a tratti accattivante, una cavalcata che dona quel tocco di epico ed evocativo che arriva a toccare probabilmente l'apice artistico dell'intero lavoro. 

Non mancano i già citati pezzi più "intimi": "Kwiat pustki" rappresenta un pezzo più roccioso inframezzato da interessanti ed improvvise ripartenze mentre la conclusiva "Ogień pustki" non alza mai il ritmo, attraversando i ponti di una certa inflessione gothic/doom che dona nuova linfa nel finale ad un album che paga proprio una troppo eccessiva uniformità nei brani risultando in fin dei conti un lavoro sicuramente godibile, ma incapace di concludere il definitivo salto di qualità ed innalzare i valori di un album nella media ma forse ancora troppo acerbo.

Luca Di Simone
Voto: 6,5/10

Tracklist:
01. Bladość
02. Światło-Cierń
03. –
04. Kwiat Pustki
05. Sztorm
06. Ogień Pustki

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