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Intervista: SPIDKILZ


Eccoci a parlare con i torinesi Spidkilz, autori del fresco "Threads Are Breaking", un concentrato di speed-power-thrash metal davvero ammirevole e che ci ha dato lo spunto per parlare con Elisa e Francesco, rispettivamente voce e chitarra. A voi.

1) Benvenuti ragazzi. Ci volete raccontare qualcosa di voi, dagli inizi ad oggi?
Elisa: ciao e grazie per lo spazio! Gli Spidkilz nascono nel 2010 da una mia idea di band heavy/thrash in cui potessi anche avere spazio compositivo alla chitarra, benchè non la suoni nei live. Il caso volle farmi conoscere il chitarrista Francesco Musumeci, con cui scoprii di avere gusti musicali assolutamente simili, e così gli sottoposi alcune bozze di brani che avevo in cantiere, e concludemmo insieme le prime stesure. Entro Agosto di quell’anno trovammo gli altri membri del gruppo (che poi subirono diversi cambi successivamente), fino al raggiungimento di una certa stabilità.

2) Quali band vi hanno ispirato e ancora vi ispirano?
Francesco: Ascolto Heavy metal e Hard Rock da sempre ma mi piace anche molto altro. Diciamo che i Metallica mi accompagnano da una vita e sin da ragazzino sono stati la mia ispirazione, insieme a Deep Purple e Iron Maiden. Una band storica, che trovo davvero geniale e che secondo me ha avuto poco spazio rispetto a ciò che meriterebbe, sono i Diamond Head. Il chitarrista Brian Tatler, nella semplicità dei riff e soli riesce a creare comunque un’atmosfera magica e avvolgente. Non a caso sono di ispirazione ai più grandi gruppi Heavy. Oltre ai 2 generi sopra sono affascinato dalle sonorità mediterranee e antiche del sud Italia e del Medio Oriente, credo che questo nel nostro album si possa percepire, mi piaceva dare una nota di calore italiano e mediterraneo ai brani.
Elisa: Arrivo (e ci resto) dai grandi classici del metal (Iron Maiden, Scorpions, Dio...) e thrash, quest’ultimo di stampo americano, come Metal Church, Heathen, Forbidden, OverKill. Per la voce è un po’ più difficile: tutti i miei idoli metal dall’adolescenza ad oggi sono uomini, e io stessa da sempre quando canto non penso a un’identità sessuale particolare, immagino Bruce Dickinson o Bobby Blitz o Russ Anderson per ispirarmi… chiaramente le mie corde vocali hanno le loro caratteristiche, e quindi forse quel che esce è un timbro femminile… con un’idea maschile. Per uscire dal Metal invece sono molto legata al folk acustico e al rock-country dagli anni ‘70 in poi, ti cito i Simon & Garfunkel e gli Eagles in primis.

3) Vogliamo parlare delle tematiche affrontate nel vostro nuovo album?
Elisa: Potrei riassumere il tema principale di quest’album in un mea-culpa, in una mia personale denuncia e richiesta di perdono per non essere capaci a imparare le lezioni del passato, di secoli e secoli di storia e di persone che prima di noi hanno agito e sbagliato. Incredibilmente siamo sempre qui a commettere gli stessi errori, con la grave aggiunta che ora stiamo massacrando questo pianeta, in tutti i modi possibili, calpestando come sotto un carrarmato sempre più sofisticato non solo la Natura, ma gli esseri viventi tutti. Attenzione, non si tratta di un concept mitologico, come alcune testate hanno superficialmente bollato: non racconto “le storielle” come in un’enciclopedia, ma si tratta di continui riferimenti alla mia vita (specialmente in Kronos, dove accenno a ricordi d’infanzia), e per lo più sono mie osservazioni sul mondo e la piega pericolosa che noi esseri umani stiamo prendendo, sfruttando la Terra come un cantiere a nostra disposizione, calpestando diritti e dignità delle persone per il mero tornaconto economico e di potere personale, scateniamo guerre continue senza tenere il minimo conto degli insegnamenti del passato che ci dice che sono solo dannose e distruttive, ogni volta dimentichiamo, e distruggiamo ancora e ancora. La sensazione che “stiamo esagerando” e che i fili si spezzeranno in un futuro non troppo lontano pervade tutti i brani dell’album.

4) Da dove provenite e che scena c'è dalle vostre parti?
Elisa: siamo tutti di Torino e cintura. Negli ultimi anni la scena metal della nostra zona si è arricchita di tantissime band attive e con molta voglia di suonare. Purtroppo però pare che siamo arrivati ad un punto in cui l’offerta ha superato la richiesta, e il pubblico interessato al genere sta un po’ spegnendosi. In genere ai vari live sono presenti più che altro gli altri musicisti, senza contare che i locali per proporre la propria musica originale scarseggiano sempre più, favorendo invece soltanto + band di inediti. In questo modo sarebbero tutti contenti, pubblico, musicisti, gestori… invece non ci siamo ancora arrivati (salvo pochissime eccezioni, preziosissime!!)

5) Pensate che ci siano stati cambiamenti sostanziali nel vostro sound rispetto al passato? E quali sono i più significativi?
Francesco: Credo ci sia stata un’evoluzione nel sound. Il nostro stile è sempre quello, ma forse col tempo siamo diventati più riflessivi. “Threads are Breaking” è molto elaborato, ma non abbiamo voluto mettere fronzoli inutili, semplicemente tutta la nostra passione e personalità, curando ogni singola nota.
Elisa: per quanto riguarda il mio modo di cantare, credo di sì. Risentendo i vari brani, dall’inizio ad ora, e percependo come ora uso la voce, penso di aver portato in alcuni brani la mia timbrica su un piano leggermente più “epico”… se così si può dire in un ambito comunque thrash. Anche le melodie di voce sono (non tutte, ma molte) più elaborate, forse meno urlate “di pancia”, con più note e più ricerca espressiva. Sempre, ripeto, e aggiungo umilmente per quelle che sono le mie capacità, nell’ambito di questo genere.

6) Come sono stati finora i pareri riguardo la vostra nuova uscita discografica? Pensate che la gente abbia finora capito i vostri intenti musicali?
Elisa: Guarda, come anche altre band, abbiamo avuto la sfortuna di far uscire l’album esattamente in corrispondenza dell’inizio del blocco generale dato dall’emergenza sanitaria per il Corona virus. Quindi sarò sincera, per il momento siamo tutti in un limbo, e penso proprio che non sia arrivato purtroppo il riscontro che speravamo. Le poche recensioni uscite sono fortunatamente positive, e questo ci dà la carica per pazientare. Ovviamente anche tutti i concerti di promozione sono saltati, perciò potremmo trarre delle somme soltanto dopo che la vita di tutti sarà ripresa normalmente.


7) Come descrivereste il vostro sound ad un nuovo, ipotetico ascoltatore?
Elisa: Non è facile definirsi “dal di dentro”, hehe. Potrei dire che proponiamo un sound in generale heavy metal, con riffing di chitarre e ritmiche thrash e voce graffiante ma tendenzialmente melodica, né growl né lirica.

8) Cosa bolle in pentola allo stato attuale? State già componendo nuova musica?
Elisa: Dal momento che il nuovo album “Threads Are Breaking” è appena uscito (il 20 Febbraio) e ancora deve avere tutta la promozione live da fare, direi che non stiamo già pensando a comporre nuovo materiale, anche per non rischiare di tenerci troppo condizionati da questo lavoro. Dopo che ci saremo goduti un po’ di divertimento live, potremo pensare a mente fredda a qualcosa di nuovo.

9) Chi ha realizzato la copertina del vostro ultimo album? Vogliamo parlare più nel dettaglio dell'artwork?
Elisa: Sono molto felice di citare l’artista Nima Tayebian, al quale abbiamo affidato l’interpretazione delle Moire, secondo l’idea e le linee guida che gli abbiamo fornito. Si tratta delle tre figure mitologiche Cloto (che tesse il filo e rappresenta la nostra nascita), Lachesi (che fila e svolge il nostro destino, che è nelle sue mani) e Atropo (che ha il compito di recidere il filo e porre fine alla nostra vita). In questa rappresentazione sono esasperate, sconvolte, spaventose e adirate con noi. Abbiamo esagerato, abbiamo “tirato troppo la corda”, probabilmente ci puniranno in qualche modo...

10) Grazie del vostro tempo, concludete come volete lʼintervista! 
Elisa: grazie a voi e a tutti l’augurio di stare bene e tenere duro finché la vita potrà riprendere il suo corso più o meno normale. Cerchiamo (e mi ricollego al nostro messaggio) di imparare anche da questa esperienza, non facciamo che passi invano, cerchiamo di arricchire il nostro animo e ampliare la visione: siamo solo piccoli animali su questa terra. E ci si rivedrà vicino al palco.

Redazione

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