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ILIENSES TREE "Till Autumn Comes" (Recensione - Track by Track)


Full-length, Maculata Anima Rec.
(2020)

Nel lontano 2017 ebbi modo di recensire il primo E.P. di questa band proveniente da Cagliari dal titolo “Edda”. Fautori di un doom/death metal particolare e sofisticato, gli Ilienses Tree nel 2020 finalmente editano il loro primo full-length dal titolo "Till Autumn Comes". Il disco in questione consta di sette brani, e tranne il primo che è sostanzialmente una intro, gli altri sei brani hanno una lunghezza ragguardevole, di conseguenza il total running supera i cinquanta minuti. 
Dal primo Ep nella formazione qualcosa è cambiato ma l’ossatura è rimasta ed ecco qui di seguito la line-up attuale:

Claudio Kalb: basso 
Simone Milia: chitarra 
Maurizio Meloni: voce 
Giammarco Vacca: batteria 
Matteo Maccioni: chitarra 

Andremo ora ad affrontare brano per brano, tanto per capire se anche questa volta il gruppo cagliaritano sarà in grado di farmi emozionare. 


01. A Different Season 
L’organo, che strumento meraviglioso per iniziare un album doom-metal, attacca subito ed il pathos è davvero consistente, un minuto e cinquanta circa di tensione... 

02. Autumn Falls 
La batteria forte e potente apre le danze, il riff di chitarra in sottofondo rende tutto tetro e oscuro, me li ricordavo bene questi ragazzoni sardi, la voce è un death/black decisamente malato e lamentoso Sui due minuti e venti secondi i ritmi si alzano tanto quando basta a far saltare dalla sedia. Il brano è ben costruito, tanti cambi di ritmo e tante melodie malinconiche, ottimo come inizio. 

03. Lower  
Anche questo secondo pezzo è di una durata ragguardevole come il primo, infatti superiamo gli otto minuti, il sound è compatto e aggressivo, la voce è più lacerante che mai, anche qui i cambi di ritmo sono svariati. Un brano maligno e lentissimo per alcuni tratti, per poi accelerare improvvisamente. Il finale è quanto di più mesto e triste ci si possa immaginare. 

04. The Observer 
Cadenzato e lento il terzo capitolo dell’opera. Risuona dalle casse dello stereo come una marcia funebre, scream e poi growl, la doppia voce fa bella mostra di sé e rende benissimo dando un senso di movimento alla composizione mentre le chitarre diventano saettanti. I sette minuti abbondanti di canzone si snodano tra stop e ripartenze al fulmicotone, un brano vivo e vibrante. 

05. Looking Glass
Un brano tipico del funeral doom metal, infatti è ancora più lento e pesante dei precedenti, un genere che a me piace particolarmente perché riesce ad esprimere tutta l’angoscia e la tristezza interiore, questo quinto pezzo è fatto da una batteria estremamente scarica e da arpeggi di chitarra per circa cinque minuti, poi i ritmi si impennano per un minuto abbondante l’effetto è quello di una fiammata nell’olio bollente poi nuovamente la quiete...la morte... 

06. The Black Tree
I ritmi sono, qui, particolarmente carichi, quasi epici, un brano più tecnicamente death metal, per almeno la prima metà della traccia con un bellissimo riff di chitarra. La seconda metà diventa lenta, tetra ed ispirata caratterizzata dalla raffinatezza propria di questa band che riesce sempre a stupirmi in modo positivo. 

07. Blood
11 minuti e 43 secondi, un’eternità, la traccia finale del brano è davvero cosi lunga, ed il primo minuto è evocativo e riflessivo, poi arrivano le mazzate, infatti la canzone diventa ringhiante ed astiosa, la batteria è piena e rocciosa, le chitarre sono precise e taglienti, la voce è roca grave e a tratti davvero cazzuta, sui sei minuti una pausa rilassata, un po’ di respiro per l’ascoltatore/recensore, ma i tuoni prodotti dalla chitarra non lasciano presagire nulla di buono, infatti i ritmi lentamente tornano ad elevarsi, il basso si sente forte e deciso, si sentono le corde vibrare cariche d’odio e poi come avevo pronosticato la fine del brano e gioco al massacro… 


CONCLUSIONI:
L’ho “detto” durante la disamina di uno dei brani, gli Ilienses Tree riescono sempre a stupirmi, infatti questo non è il solito lavoro doom/death metal, leggi "mappazza" da settanta minuti tutto uguale. Qui troviamo cambi di tempo, ispirazione, passione per la musica che si fa, passione per la terra che si calpesta; tutte queste cose si sentono e si percepiscono ascoltando il disco. Se vogliamo dirlo in termini semplici potremmo definire il gruppo sardo come il precursore di un doom/death 2.0. Qualcosa di pesante, ottimamente suonato e talmente struggete da diventare pericolosamente affascinate. 

Igor gazza
Voto: 8,5

Tracklist:
1. A Different Season 
2. Autumn Falls 
3. Lower 
4. The Observer
5. Looking Glass 
6. The Black Tree 
7. Blood 

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