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Intervista: DEMOGHILAS


Recensiamo e intervistiamo tanti artisti, io stesso è da circa quindici anni che porto avanti questo "hobby" del giornalismo musicale, ma devo dire che è bello scoprire ogni tanto qualche persona che ha davvero qualcosa da dire, e che non solo risponde alle domande meccanicamente. Alfred "Mad Beast" Bestia è uno di quei casi per i quali convenga ancora andare avanti a scrivere e parlare di underground e metal, perchè dalle sue parole traspare una vera passione e sincerità per ciò a cui tiene e per cui lotta. Quindi prendetevi dieci minuti e leggete queste intervista, credo che tanti di voi potranno imparare molto. E prendetevi anche il tempo di ascoltare il suo nuovo album "Gallows Hood", che abbiamo recensito evidenziandone pregi e difetti, ma dove sicuramente ci sono molte idee interessanti che siamo sicuri siano la base di partenza per un bell'artista. A voi, buona lettura.

1) Benvenuto Alfred Bestia! Ci vuoi raccontare qualcosa del tuo progetto Demoghilas, partendo dagli inizi ad oggi?
Ciao e grazie dell’accoglienza! Allora, direi che ho sempre voluto avere una band, ma è un’altra storia. Vedendo quant’è difficile fare una band oggi, ho deciso di fare tutto da solo. Ho così iniziato ad imparare a suonare la batteria – canto e suono la chitarra e il basso da quindici anni – e a manipolare le varie tecniche di mixaggio e mastering, grazie soprattutto al mio fonico, Pierpaolo Lucchesi dei Traum Jesters. Il primo album è un insieme di melodie che avevo in mente da molti anni, i testi sono stati gli ultimi arrivati. Il secondo album è stato realizzato con molta più testa, anch’esso con riffing e sonorità rimaste in cantina per tanto, ma arricchite con nuove sonorità più da colonna sonora da videogioco, più o meno, per voler alzare un po’ più il tiro.

2) Quali band ti hanno ispirato e ancora ti ispirano nel tuo percorso musicale?
Beh, non è una domanda facilissima. Inizialmente a tredici anni mi avvicinai al mondo del Rock con i Kiss e Manson. Ma la rivelazione arrivò a 18 anni quando scoprii i Rammstein, tutt’oggi la mia band preferita. Poi sono arrivati altri gruppi e generi che magari sono stati più o meno passeggeri – Amon Amarth e Arch Enemy o il melodic death in generale – ma di cui conservo tuttora dei bei ricordi di un periodo abbastanza positivo. Ultimamente ho scoperto la bellezza della colonna sonora, di film e soprattutto di videogiochi. Nobuo Uematsu, il padre delle musiche della saga di “Final Fantasy” è uno dei miei nuovi maestri. Anche giochi come “MediEvil” o “Deathtrap Dungeon” per le melodie gotiche e oscure, che mi vengono sempre in mente quando decido di mettere dei choirs o delle viole in alcuni ritornelli… Posso dire che anche e soprattutto film vecchia scuola di Dario Argento o Lucio Fulci, le colonne sonore firmate Goblin, sono stati decisivi per la stesura di “Gallows Hood”

3) Vogliamo parlare delle tematiche affrontate nel tuo nuovo album “Gallows Hood”?
Sei pezzi, ognuno riguardante un incubo avuto nel corso di tutti questi anni. Alcuni (“Cruel Jaws” o “Fiend from the Void”) riguardano incubi ricorrenti come squali o lupi mannari, più da ragazzino. Altri sono più particolari come apocalisse, anarchia, lotta interiore. Avendo pensato “Gallows Hood” come un soundtrack per un racconto che sto scrivendo, basato su una mia brutta esperienza, ho voluto far si che gli incubi descritti venissero enfatizzati da tutti i sentimenti che caratterizzeranno questo racconto. Quindi vendetta, odio, disprezzo nei confronti di bulli, moralisti, buonisti, tutti quelli che devono per forza dire la loro a scapito di urtare la tua sensibilità e senza neanche aver vissuto una determinata esperienza, eccetera. Il messaggio finale è che tutto questo è solo un viaggio, la destinazione finale è la fine dei conti. Bisogna pensare a questi eventi scomodi come boss di un videogioco, a partita finita il premio è la serenità. Per la storia vera e propria, ad Aprile conto di far uscire questo racconto, lì molti dettagli saranno più chiari.

4) Da dove provieni e che scena c'è dalle tue parti?
Vengo dalla bassissima Puglia, provincia di Lecce, ma sono letteralmente fuggito a Roma a scuola finita, a iniziare una nuova vita che è tuttora la mia e che voglio mantenere. Mi dispiace dirlo, anzi ormai non me ne importa più, ma con la maggior parte dei metallari delle mie parti ho pessimi ricordi e pessimi rapporti, anche se risalenti a dieci anni fa, perché quaggiù nella stragrande maggioranza dei casi il motto è che se per caso non ascolti nulla all’infuori di Black, Thrash, Death, Folk o comunque Metal tradizionalista anni ’80 o estremo allora sei un poser, sei un picasso, un impostore, insomma non meriti di ascoltare Rock o Metal e soprattutto di “essere un metallaro” allora. Erano discorsi da diciottenni, alla fine, ma di questi personaggi miserevoli ce n’era uno in particolare, una feccia nazista nel vero senso della parola, tanto più grande di noi quanto più stupido, che adorava andare ben oltre insulti e offese, a me e ad altri miei amici anti -metallari-puristi, e che mi ha spinto ad allontanarmi da quell’ambiente proprio per lo schifo che mi faceva. È stata un’amara scoperta, pensavo che in un paese dalla mentalità chiusa e bigotta in cui rockettari e metallari vengono emarginati e truzzi e fighetti vengono lodati, ci sarebbe stata tra noi dell’underground una certa solidarietà. Invece si comportavano tutti quanti come gli Stati “Uniti” o l’”Unione” Europea, se capisci l’antifona. Ripeto, discorsi da maturandi. Non con tutti è così però, ci sono alcune persone, tuttora musicisti Rock/Metal molto più tolleranti e umane con cui tutt'oggi ho alcuni scambi positivi, c’è anche un gruppo di miei amici, i Mnemos, un bellissimo Rock/Metal al femminile che, paradossalmente al mio stile, sono il gruppo con cui farei volentieri una jam, una collaborazione o da spalla/chiusura. Fondamentalmente perché io non sono un metallaro. L’ho fatto, mi ci vestivo, ho ancora le t-shirt di quei gruppi, ma se qui essere un metallaro significa esclusersi tutto il resto, anche se fosse musica in 8bit, e di fare qualcosa di più sperimentale come ho sempre voluto io, allora preferisco avere il mio proprio stile e la mia propria etichetta, anche a costo di restare da solo. Non è un problema. Ho scoperto che, scena o non scena, vale la pena trattare questi argomenti con persone molto più vicine alla tua linea di pensiero o addirittura a chi ne è estraneo. Voglio dire, ho amici e una stupenda compagna che non sono certo metallari, ma il problema non si pone, mi hanno sempre incitato a non desistere e spesso sono anche venuti a dei miei concerti o ne abbiamo fatti alcuni assieme, quindi…

5) Pensi che ci siano stati cambiamenti sostanziali nel tuo sound rispetto al passato? E quali sono i più significativi?
Beh si, il primo album “Vengeance on all!” è stato realizzato di pancia dopo aver tentato, l’anno prima, di realizzarne la versione attuale che invece era una demo a tutti gli effetti. I testi erano per lo più quasi del tutto improvvisati, tutti riguardanti le solite sensazioni di irritazione e voglia di rivalsa, ancora in fase nebulosa e per lo più riguardanti personaggi scomodi del passato e anche minori, salvo tre o quattro pezzi, ma all’epoca non avevo ancora quel senso di oscuro e di cattiveria che mi è venuto quando mi è successa la cosa brutta velatamente descritta tra i pezzi di “Gallows Hood”. Nel secondo album sono stato molto più esplicito e chiaro, ho vomitato chiaramente il veleno che tenevo in corpo e che me l’ha sfregiato – soffro di psoriasi, con lo stress e l’arrabbiatura è solo peggiorata, quindi incidere questi album è stato una sorta di terapia di auto-aiuto, ma ancora non ho trovato il sistema o forse il coraggio di affrontare questo tema in musica. Dal momento che qui ho voluto trattare musiche di elementi a me cari con temi che hanno comportato un male per me, è stato come una partita a scacchi in cui il bene – le musiche – dovessero necessariamente prevalere sul male – i testi che trattano il danno che mi hanno causato gli altri. È solo il mio modo di pensare, alla fine. Sul piano strumentale anzitutto la batteria, seppur elettronica, l’ho incisa io personalmente, a differenza del precedente album in cui era campionata, le chitarre sono state sempre incise sul mio Mac con Guitar Rig e i preset di Logic, il basso è stato campionato perché nel frattempo avevo acquistato un nuovo Epiphone che ancora non era arrivato e i tempi stringevano, è stato comunque un esperimento. Mi sarebbe piaciuto incidere delle seconde chitarre con una 8 o 9 corde, allora ho recuperato una vecchia Eko diavoletto e vi ho applicato delle corde mega-baritone per ottenere quel sound, che alla fine è venuto più come una specie di autentico basso distorto. Sarà forse la cosa che, alla fine, ho amato meno ma è stato un esperimento di mia iniziativa, ora spetta agli ascoltatori decidere se è buono o no. 

6) Come sono stati finora i pareri riguardo la tua nuova uscita discografica? Pensi che la gente abbia finora capito i tuoi intenti musicali?
Si, tutto sommato entrambi i lavori sono piaciuti, mi sono state anche dette delle cose giuste e non banalmente positive della serie che hai per forza bisogno di sentirti dire “si, bravo” per nutrire il tuo ego. Stranamente, nessuno finora ha avuto quelle mie perplessità riguardo le chitarre baritone “finte” accennate prima, ma non a torto, e lo riconosco, in tanti hanno sostenuto che il cantato e la pronuncia inglese in alcuni punti vanno un attimo a perdersi. Lo riconosco, non ho mai preso lezioni di canto e per me il problema non si è mai posto, la pronuncia… credo di volerla mantenere così insomma, non voglio certo parlare un linguaggio maccheronico stile Renzi ahahah!, ma neanche esagerare a fingere di parlare il britannico o l’americanaccio e fare una figura barbina, come viene viene! Non sono proprio nella posizione di potermi offendere o arrabbiare per critiche o appunti, l’ho sempre detto: le critiche sul lavoro, sull’operato sullo stile ok, possono solo migliorare. È sulla mia persona e sul mio stile di vita o di pensiero che non voglio sentire ragioni, lì è la sfera privata e so io come sbucciarmela. Come facevano i metallari puristi salentini accennati nelle precedenti domande, giusto per voler avere ragione e avere qualcosa in più da “argomentare”. Qualcun altro ha anche detto un’altra cosa giusta, ovvero che alcuni pezzi – e anche un paio di videoclip di essi – sanno già di visto, di ripetuto. È vero, ho voluto prendere un tema già spaparazzato da molti e riproporlo con i miei ingredienti, mi assumo i miei rischi e annuisco in silenzio com’è giusto che sia. Posso solo promettere che i suoni più o meno “finti” di chitarra o batteria li manterrò perché purtroppo al momento non posso permettermi di pagare appieno uno studio con amplificatori e tamburi reali per incidere, almeno da me ho tutto il tempo, la libertà e l’autonomia che mi servono, e sempre tentando di usare plugin che siano quanto più “reali” possibili. È un mio stile, adoro mischiare le macchine, la meccanica all’acustica. Ma sul cantare mi impegnerò di più, probabilmente un giorno ri-inciderò alcuni pezzi con un cantato un po’ così così che io stesso riconosco – come “Bearminator” – per ri-cantarli forse in live, o in studio o comunque con un altro stile di canto.

7) Come descriveresti il tuo sound ad un nuovo, ipotetico ascoltatore?
Senza infamia e senza lode. Non posso e non voglio dire che sia un sound innovativo o chissà cosa perché esistono tanti altri gruppi con peculiarità del genere. Indubbiamente non il classico metal tradizionale, deciso, fatto e finito, nulla di scritto a tavolino, forse neanche uno stile Metal, ma sempre qualcosa che già esiste e che io sto solo narrando secondo il mio stile. Fondamentalmente parlando si tratta sempre di Alternative Metal o Metal Sperimentale, in teoria, io non amo affibbiare etichette, mi limito a dire che faccio Rock duro a modo mio, miscelando diversi stili dal Doom Industrial al Melodeath fino alla colonna sonora “loop” da videogiochi vintage. 

8) Cosa bolle in pentola allo stato attuale? Stai già componendo nuova musica?
Intanto sto cercando di fare almeno un paio di live, che finora non ho mai fatto almeno a nome Demoghilas. Però si, ho già in mente un concept per il prossimo album, il tempo di sbrigare alcune cose e soprattutto di farmi costruire la chitarra con cui vorrò inciderlo e sarò pronto. Ora che ho parlato abbastanza di tutto il male che mi hanno riversato, ora che sento che “l’esorcismo” è finito, credo che tratterò ancora dei temi già fin troppo abusati in molte opere di fantasia, ma secondo il mio personalissimo punto di vista. Un esempio? Non mi dispiacerebbe trattare le mie individuali visioni di Paradiso e Inferno, dei Sette Peccati capitali, dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, di qualche Signore Oscuro dark fantasy tipo Voldemort o l’Imperatore Palpatine piuttosto che qualcuno con tratti da Lich… come ho detto cose che hanno dato vita al fantasy più consono, ma sotto la mia visione. Alla fine, in università e nella vita, ho visto molte cose che mi hanno aperto molte porte sul modo di pensare ad una storia, e voglio differenziare questi temi secondo questi insegnamenti. Non sarà mai nulla di innovativo, ma almeno porterà la mia firma, e questo mi basta per essere contento. Non sono un tipo da eccellenza assoluta, preferiso sempre mantenere un basso profilo perché se sgarro ho un margine molto migliore per recuperare in corsa.

9) Chi ha realizzato la copertina del tuo ultimo album? Vogliamo parlare più nel dettaglio dell'artwork?
Ho realizzato io la copertina e l’intero booklet, ma le foto sono state scattate da Giovanni Lupi, avvocato e regista videomaker, con cui recentemente ho collaborato come protagonista in un suo film. Le abbiamo scattate a Villa Ada, uno dei parchi più belli di tutta Roma. Il mostro che compare è forse l’antagonista, ma non vorrei dir di più, della storia che sto scrivendo e che uscirà ad Aprile. Avevo sognato, come ispirazione proprio per la traccia “Gallows Hood” di dover combattere con un drago verde, ma non volevo il solito drago fantasy, così ho immaginato questa specie di Idra o di Cerbero destrutturizzati, con teste di vari animali che rappresentano una caratteristica dell’essere umano, dal coraggio all’astuzia viscida, dalla rabbia al totale controllo… Gallows Hood inteso come dimensione della storia è alla fine un posto come Silent Hill, ancora una volta da me ricodificato secondo i miei gusti e stili, in cui qualcuno capita per affrontare i suoi demoni una volta per tutte e per assegnare una scala piramidale tra i ricordi belli e quelli brutti. Ma dato che io ci tento all’essere molto ironico e auto-ironico ho deciso di farne una scritta hollywoodiana visto che c’è la parola “Hood” in mezzo, altra presa in giro tipica di molte piccole e grandi opere, non a torto per sbeffeggiare l’ambiente di spettacolo odierno, così plastico e falso. Ho usato Gimp per la scritta, per il filtro blu e per il drago disegnato che ho usato, in un lampo di ispirazione, come una specie di armatura per il mio personaggio. Inizialmente il mostro doveva essere molto piccolo, quasi una specie di animaletto che guardava, ma l’idea era troppo pacchiana, così ho deciso di assegnargli una skin più notturna e gotica e renderlo una specie di seconda pelle, quasi come Henry Jekyll ed Eddie Hyde per simboleggiare il perché di questi temi.

10) Grazie del tuo tempo Alfred, concludi come vuoi lʼintervista... 
Ci sarebbe tanto da dire in poco spazio e poco tempo, ma un grazie per lo spazio e il tempo concessi non lo nego di certo. Vorrei puntualizzare il mio rammarico per l’epoca che sto attraversando, perché ormai non c’è più la possibilità di proporre qualcosa di nuovo dato che ogni cosa che poteva essere narrata è stata già narrata. I locali che una volta si scapicollavano per chiamare gruppi famosi o novellini ora pensano solo ad accettare di farti fare una serata se porti 50 persone con il verde in tasca. C’è questa presunzione di dover per forza portare una musica come quella che io voglio trattare in ogni dove, quando per me sta benissimo lì nell’Underground, in posti che non si atteggino con una simile arroganza. Tutto questo però non è un buon motivo per chiudere tutto e rinunciare ai propri desideri, sogni o ambizioni o come li si chiamino. Se hai una cosa che vuoi raccontare allora fallo e non dar retta alle chiacchiere, se poi vuoi diventare un titano famoso e conosciuto è un altro discorso, io mi accontento di rimanere il più dietro le quinte possibile per tante ragioni, almeno avrò comunque lasciato la mia impronta. I sistemi per avere successo e serenità esistono, e vanno creati, perché oggi non è più possibile chiedere per avere, devi anche sapere dove cercare, a chi chiedere, cosa chiedere, come chiedere e blablabla… è una partita di un videogioco reale e tutta questa spazzatura è divisa tra i vari boss. Si può sempre vincere e trovare una porta più accogliente di un’altra, il momento di smettere di combattere arriva solo quando si reputa di aver dato e di aver trovato quello che si desiderava. Beh, è tutto, ho finito qui. Grazie ancora, vi aspetto prossimamente, magari ci facciamo un concerto o una pizza assieme!

By Redazione

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