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Intervista: DOOMRAISER


Dopo aver recensito lo spettacolare "The Dark Side of Old Europa", era doveroso andare in casa Doomraiser ad indagare un po' di più. Nelle parole di Nicola, tastierista e cantante della band, abbiamo scoperto qualcosa di più.

1) Benvenuti Doomraiser! Ci volete raccontare qualcosa di voi e del vostro nome?
- Nicola: Siamo un band attiva fin dal 2004 e il nome rappresenta una sorta di entità che unisce le nostre energie e i nostri sentimenti, è l’unione concettuale, musicale e spirituale del gruppo stesso. In una visione più ampia Doomraiser rappresenta l’ineluttabilità del destino e la necessità di ogni cosa. Ciò che deve accadere accade e accade attraverso determinate e necessarie leggi della Natura, è necessario, è il frutto di azioni e reazioni, un incontro di idee concretizzate attraverso il processo dialettico delle dimensioni, è un perenne equilibrio tra giorno e notte, tra bianco e nero, tra ordine e disordine, tra il principio e la fine. 

2) Quali band vi hanno ispirato e ancora vi ispirano? 
- Nicola: I nostri ascolti sono molto vari e non ci sono band specifiche a cui ci ispiriamo, fin dagli esordi, abbiamo cercato di forgiare il nostro stile musicale. In passato abbiamo avuto e abbiamo tutt’ora dei modelli musicali di riferimento, ma abbiamo sempre cercato di trovare una nostra chiave compositiva dando un’impronta stilistica attraverso una dimensione strettamente personale. 

3) Di cosa parlano i testi delle vostre canzoni e chi li scrive? 
- Nicola: I nostri testi trattano di argomenti reali e quotidiani, di visioni personali e intime, di mitologia e avvenimenti storici, tutto ciò è integrato dalla fantasia e dalla poesia; essi hanno un costante rapporto con il fantastico, con il mondo dell’occulto e con un certo tipo di cultura esoterica che rappresenta una costante ricerca, una chiave di elaborazione simbolica dei fatti che accadono, inscindibile dalla dimensione reale della vita quotidiana. 

4) Vogliamo parlare di come è nato " il vostro ultimo lavoro in studio, The Dark Side of Old Europa
- Nicola: In principio non vi era una vera e propria idea su come costruire e comporre il disco, in genere quando componiamo un album non c’è un vero e proprio schema iniziale da seguire e su cui lavorare, le canzoni nascono perché devono nascere, c’è un’immediatezza spirituale e un bisogno artistico anche in tutto questo. Successivamente si delineano le modalità di arrangiamento e le costruzioni concettuali dei brani. Su questo disco volevamo esplorare sonorità più intimiste e atmosferiche, percorrendo territori musicali più rarefatti e melodici, abbiamo comunque cercato di sperimentare su vari profili possibili. 

5) Pensate che ci siano stati cambiamenti sostanziali nel vostro sound rispetto al 
passato? E quali sono i più significativi? 
- Nicola: Sicuramente ogni album è diverso dai precedenti, sia sotto il piano stilistico che concettuale, ma abbiamo sempre cercato di mantenere le varie componenti del nostro stile. Forse un cambio un po' più accentuato c’è stato con il terzo album: “Mountains of Madness”, su cui ci fù un utilizzo più marcato dei sintetizzatori, strumenti che in passato avevamo già utilizzato, ma in maniera più periferica. 

6) Come sono stati finora i pareri riguardo la vostra nuova uscita discografica? Pensate che la gente abbia finora capito i vostri intenti musicali? 
- Nicola: Sembra che il disco stia raccogliendo i suoi frutti, anche se è ancora troppo presto per valutare il parere complessivo della critica e delle persone che ci seguono. 

7) Siete attivi sul fronte live? Com'è un vostro show e cosa cercate di trasmettere? 
- Nicola: Abbiamo sempre distinto la fase e il lavoro in studio da quello che è il contesto live, dando loro le giuste coordinate e le proprie dimensioni. Fin dagli esordi, abbiamo viaggiato attraverso questi binari di rappresentazione musicale, i quali ci hanno permesso di esprimerci attraverso due diverse modalità di trasmissione del messaggio. Il lavoro in studio evidenzia la parte spirituale e intimista, la nostra parte più profonda rappresentata attraverso la cura di dettagli sonori e concettuali; il concerto invece rappresenta il nostro lato più diretto e immediato, attiva la parte più dinamica della nostra musica, esso rappresenta un viaggio catartico, un’esperienza che va al di là del palco, cerchiamo di comunicare il messaggio musicale sotto una forma più diretta e empatica per il pubblico. 

8) Quali sono i vostri obiettivi per il futuro e quali obiettivi che vi eravate prefissati pensate di aver già raggiunto? 
- Nicola: Sono già in programma delle date in Italia per la promozione del nuovo album, dopodiché penseremo ad un tour europeo. Gli obiettivi che c’eravamo prefissati erano quelli di costruire un nostro distintivo marchio stilistico, di lasciare un segno appartenente a questi tempi, di comunicare un messaggio con passione e sincerità e credo che questi obiettivi siano stati raggiunti. 

9) Grazie del vostro tempo, concludete come volete lʼintervista! 
- Nicola: Grazie per lo spazio concessoci. DOOM OR BE DOOMED!

By Redazione

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