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WISH "Stay Here My Friends" (Recensione)


Full-length, Wish Music/Cd Baby
(2018)

Cominciamo con la recensione dell'album, riportando qualche nota della band stessa per introdurla ai nostri lettori. 
"Progressive contemporaneo cantato in inglese per un disco multiforme e accattivante. L’idea che dà origine a Stay Here My Friends è nata tre anni fa: comporre un album sull’importanza dell’amicizia come fil rouge tra passato e futuro. E' un concept tematico, anche se sviluppa nei diversi pezzi le difficoltà dell’uomo nell’affrontare gli urti della vita e, come pensiero di raccordo, quanto l’amicizia sia necessaria affinchè questi ostacoli vengano superati. Nel disco sono presenti tantissimi riferimenti ad altre sonorità, ma certamente la nostra musica nasce da questo melting pot: il prog classico associato al metal e all’alternative rock, ad esempio. Due parole chiave sono evidenti e faranno gola ai cultori del genere: concept album e progressive-rock. E' il succo della vicenda dei Wish, formazione romano-perugina attiva dal 1992 e arrivata, dopo varie vicissitudini, al sospirato album d'esordio Stay Here My Friends. Un debutto di ispirazione concettuale, incentrato sull'amicizia come tema cardine, orientato a un progressive moderno, che si nutre di tanti riferimenti contemporanei".

In effetti questo disco è qualcosa di sublime per ogni amante del prog rock, ma anche della musica con la "M" maiuscola in genere. Raramente mi sono emozionato tanto nell'ascoltare un album, soprattutto se esso è prog. In questo disco ci sono tutti gli elementi che il genere può portare in tavola, ma quello che fa la differenza è proprio la band, capace di interpretare sui propri strumenti questo bel viaggio sognante di musica eccellente. In questo album possiamo trovare un vero e proprio affresco di influenze, che riescono incredibilmente a venire fuori tutte dai solchi di questo album: Pink Floyd, Genesis, King Crimson, Yes, ELP, Marillion, PFM, Banco, Orme, Area. Passando al versante più rock o hard rock possiamo scorgere influenze di Led Zeppelin, Clash, Police, Dream Theater, Porcupine Tree e i capolavori di Steven Wilson con le sue varie collaborazioni. Infine anche piccole tracce di Opeth, Tool, Arcade Fire e molti altri nomi.

La formazione è formata da questi quattro elementi: 
Piergiorgio Franceschelli, lead and backing vocals; Giorgio Simonetti, guitars, bass and backing vocals; Salvatore Patti, keyboards; Massimo Mercurio, drums. C'è da rimarcare però che la band dà maggior risalto alle parti strumentali, relegando la voce non dico in secondo piano, ma come se fosse uno dei tanti strumenti d'accompagnamento, un complemento importante ma non fondamentale dell'opera. Questo a mio avviso non è da considerare come un deficit, ma anzi, come una scelta intelligente nel lasciare che la musica fluisca libera e incontaminata, con le splendide chitarre che sono protagoniste assolute del disco, sia quando si esprimono in territori più unplugged che quando fanno sentire la voce più grossa nelle parti elettriche. Detto questo, la band mantiene una certa compostezza e classe nell'arco dei circa 45 minuti del disco, e raramente sconfina in territori di rock pesante.

La tecnica individuale è indubbia, così come la capacità compositiva di questa band. Mi preme infine far emergere anche il lavoro essenziale del tastierista Salvatore Patti, che con le sue incursioni e la sua varietà di suoni e soluzioni, fa da collante e vero arrangiatore di spessore in diversi momenti dell'album, facendoci rivivere alcune delle cose migliori dei Jethro Tull.
Un disco che merita attenzione e nel quale non è possibile evidenziare un pezzo in particolare, perchè parliamo di un concept album che deve essere assaporato nel suo insieme. Grandioso!

Recensione a cura di Marco landi
Voto: 85/100

Tracklist:
1. Like A Yes
2. Deep Wish
3. Dancing With Myself
4. Scrambled Eggs
5. Church
6. Stay Here My Friends

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