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RUSSIAN CIRCLES “Blood Year” (Recensione)


Full-length, Sargent House 
(2019) 

Torna l'amatissimo trio di post metal strumentale di Chicago, già ormai al settimo disco - senza contare l'intensa e incessante attività concertistica, forse la loro dimensione più congeniale - e lo fa con un lavoro che li conferma ad alti livelli senza però aggiungere nulla alla loro cifra stilistica - se non un po' di metal estremo in più, che male non fa - e nemmeno alla loro scena di riferimento; scelta legittima: se si sa fare bene una cosa, questa cosa piace a tanti e ormai si è già affermati come gruppo, non c'è ragione per la quale ci si debba per forza imbarcare in esperimenti di sorta ad ogni uscita discografica. 

Questo nuovo “Blood Year" attacca con un breve pezzo soffuso, una specie di intro insomma, prima che un altro breve intro, questa volta un nervoso giro di batteria, apra “Arluck", buon pezzo di derivazione post hardcore; “Milano", che i Russian Circles conoscono sicuramente per averci suonato, è talmente black metal norvegese da inglobare perfino un blast beat, suonato alla grande dal sempre straordinario Mike Sullivan; “Kohokia” (una tribù di indiani dell'Illinois) vive di momenti di più ampio respiro ed è forse la vera perla dell'album; un breve intermezzo alla primi Baroness ci porta a “Sinaia" (città montana della Romania) che è di nuovo black metal, ma più atmosferica rispetto all’arrembante “Milano"; l'ultimo brano, “Quartered", è un post metal quadrato e granitico che ricorda qualcosa degli ultimi Enslaved. 

Il suono, curato da Kurt Ballou nello studio di Steve Albini a Chicago è, neanche a dirlo, strepitoso, e Cook, Sullivan e Turncrantz possono aggiungere così qualche altra chicca nuova di zecca alla loro fiammeggiante scaletta, che fan e estimatori potranno apprezzare durante i loro rutilanti concerti nei tour in capo al mondo; tutti gli altri continueranno a rimanere indifferenti, almeno fino a quando sentiranno scoccare la scintilla capitando ad una loro serata o ascoltando anche distrattamente questo “Blood Year" o un altro disco a caso della loro solida discografia.

Recensione a cura di Alessandro Attori
Voto: 70/100 

Tracklist:
1. Hunter Moon 02:20
2. Arluck 06:33
3. Milano 06:35
4. Kohokia 07:18
5. Ghost on High 02:34
6. Sinaia 07:30
7. Quartered 06:39

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