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GHOST "Prequelle" (Recensione)


Full-length, Loma Vista Recordings
(2018)

Nel moribondo panorama hard 'n' heavy contemporaneo, i Ghost sono davvero trai pochi ad avere suscitato clamore. E questo “Prequelle” è davvero un album destinato a dividere – come in effetti sta accadendo – gli ascoltatori tra favorevoli e contrari, il giro di boa dopo il quale o li si ama o li si odia. Le accuse di essere commerciali, di essersi svenduti, di non essere un vero gruppo metal si sprecano: ma, in verità, la band di Tobias Force (costretto allo scoperto dalla causa intentata dagli ex-compari) sta solo seguendo il sentiero che aveva tracciato da tanti anni.

Di tutti i loro dischi, solo il debutto “Opus Eponimous” può essere considerato un album prettamente metal, che già da “Infestissumam” la band svedese decise di non porre alcun freno alla propria ispirazione nel nome della diversità compositiva. In parte capisco i detrattori, perché “Prequelle” punta moltissimo sulla melodia a velocità contenuta, e sinceramente avrei gradito qualche riffone in più, ma non inganniamoci: anche il metallico debutto puntava più sulle melodie vocali e sulle atmosfere che non sul riffing granitico ed inviolabile. Da questo punto di vista, c'è solo da incensare una band che risulta possedere un gusto per la melodia davvero unico, ficcante e mai banale, capace di ammaliare con quel gusto crepuscolare ed ironicamente mefistofelico anche nei momenti più “solari” (“Dance Macabre” con il suo retrogusto disco). La già pluripremiata “Rats” e la tellurica “Faith” aprono in maniera eccellente le danze, ma di sicuro non deludono nemmeno le melodie assolutamente perfette di “See the light”, “Life eternal” e “Pro memoria”. Saranno delle power ballads, con orchestrazioni e distorsioni pesanti specialmente nel ritornello, ma ben poche bands sono state capace di ammaliare tanto con mezzi tanto tradizionali. Poco considerate, ma assolutamente di prim'ordine, sono poi le due strumentali, tra cui spicca la perfetta “Miasma”, un latro omaggio al respiro assolutamente anni settanta della band. 

Insomma, col mestiere hanno saputo creare un involucro perfetto, che sino ad oggi hanno saputo riempire di tanta roba genuina: “Meliora” aveva qualcosa in più, ma fin quando gli standard rimangono tanto elevati, anche a livello di testi, possiamo solo brindare ad una band che, per atmosfere e malizia, appare più autenticamente mefistofelica di tante altre ben più estreme. 

Recensione a cura di: Fulvio Ermete
Voto: 84/100

Tracklist:
1. Ashes 01:21 
2. Rats 04:21 
3. Faith 04:29 
4. See the Light 04:05 
5. Miasma 05:17 instrumental
6. Dance Macabre 03:39 
7. Pro Memoria 05:39 
8. Witch Image 03:30 
9. Helvetesfönster 05:55 instrumental
10. Life Eternal 03:27 

DURATA TOTALE: 41:43

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