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GOLDEN RUSK "What Will Become of Us?" (Recensione)

EP, Autoprodotto
(2016)

Sicilia. L’isola del sole, dell’accoglienza e degli arancini (o arancine?). Ma da un’isola così calda e luminosa arriva un’oscurità e una brutalità inaspettata. È il caso di Golden Rusk, one man band creata dal siciliano Maher (di cui non si sanno nome o identità, almeno per noi comuni mortali). Un musicista che, fuori dal suo ordinario lavoro di ufficio, è riuscito a mettere su questo progetto, in cui ha scritto e registrato tutti gli strumenti, voce compresa.

L’oscurità è percettibile sin dalla intro, una canzone totalmente ambient che fa calare una nebbia fitta e densa nella mente dell’ascoltatore. Questa sensazione dura però poco, in quanto “What Will Become of Us?”, la titletrack, arriva ai timpani come una martellata, carica di un tecnicismo molto profondo e di una rabbia palpabile. “No Blame No Gain” e “Painful Demise” continuano su questa scia, aggiungendo oscurità e tristezza all’ascolto, ma “As it Should Be” raffredda i bollenti spiriti, creando una nube tossica che cala sull’ascoltatore, grazie a una struttura tipicamente Black con qualche strizzata d’occhio al Doom. Abbiamo 1 minuto di respiro grazie a “Black Aura”, che ci toglie da quella situazione claustrofobica creata dalle precedenti canzoni grazie al suo essere atmosferica e sinfonica, un piccolo intermezzo che ci prepara al massacro finale messo in atto da “Life no More”, ultima canzone del disco. 

Non diversa dalle altre, ma non per questo monotona o pesante da ascoltare. Le successive due canzoni sono delle “Bonus Track”: una è “Take Off the Mask: Alternative Mix”, una canzone che presenta gli stessi stilemi del disco, ma con una produzione più pulita e dal volume leggermente più alto; la versione Demo di “No Blame No Gain” ci dà una piccola finestra sul lavoro fatto da Maher, anche se la produzione e la versione finale della canzone non si discostano molto dalla sua controparte dimostrativa. Golden Dusk ha portato un po’ di oscurità e devastazione in Sicilia, e lo ha fatto con un disco che si, è Death Metal, ma si distacca un po’ dai canoni del genere. Nel disco si trova un sacco di tecnica, avvicinandosi molto al confine col TechDeath, senza abbandonare l’atmosfera, pesante e cupa come pochi dischi Made in Italy hanno fatto. 

La produzione è un po’ rozza, ma tutto sommato ci sta in un disco del genere (ci tengo a precisare però che questo non è un valore aggiunto) Insomma, se vi capita sotto tiro fatelo vostro. P.S. Maher ha lanciato un nuovo progetto, i Diechotomy, con cui, insieme a un cantante, hanno rilasciato lo scorso anno il debut self-titled. Se volete approfondire il musicista siciliano, non fatevelo scappare.


Recenione a cura di: Antonio Rubino

Voto: 75/100


Tracklist:

1. Grave of Dawn 03:36 
2. What Will Become of Us? 04:19 
3. No Blame No Gain 02:25 
4. Painful Demise 03:35 
5. As It Should Be 04:15 
6. Show Me Your Hate 02:53 
7. Black Aura 01:25 
8. Life No More 05:15 
9. Take off the Mask (Alternative Mix) 03:12 
10. No Blame No Gain (Demo Version) 02:25 

DURATA TOTALE: 33:20

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