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MY SILENT WAKE "Damnatio Memoriae" (Recensione)

Full-length, Minotauro Records
(2017)

Ricordate il concetto del death/doom? Una definizione-ombrello, spesso buona per giustificare i gruppi death che non amavano (o non sapevano?) premere sull'acceleratore, e altrettanto avveniva per quegli amanti del doom che non disponevano né dell'ugola d'oro di Messiah Marcolin, né della capacità di evocare antri cavernosi appannaggio di Lee Dorrian e soci. Eppure, il genere ha partorito autentiche gemme, in tempi non sospetti – penso ai newyorkesi Sorrow, usciti su Roadrunner – prima di dar adito a chiunque di salire sull'ennesimo carrozzone/calderone.

Detto questo, i My Silent Wake vengono da Weston-super-Mare, ridente cittadina inglese celebre per aver dato i natali a Sua Maestà Ritchie Blackmore, e non suonano death/doom, a dispetto delle apparenze. Il loro è piuttosto un sound sulfureo, che prende a proprio piacimento da ciascuna delle influenze succitate e lo fa con un fine ben preciso, quello di ottenere risultati come quello immortalato tra i solchi virtuali di questo “Damnatio Memoriae”, un lavoro ben congegnato che si aggiunge ad una già prolifica discografia ad opera del quintetto. Ne è dimostrazione un pezzo come “Highwire”, che piuttosto ricorda gli Unleashed di medio periodo (né troppo swedish, né troppo viking) o il riff di “Now It Destroys”, che sembra partorito dall'accoppiata Peterson/Murphy. Certo, da qualche riferimento bisogna pur partire, e se il singer Ian Arkley ricorda a tratti Johnny Hedlund, questo non gli impedisce di marchiare a fuoco l'apocalittica “The Innocent” con un mood memore dei migliori Skyclad.

Che dire poi delle atmosfere rarefatte di “And So It Comes To An End”? La traccia “perfetta” del disco, densa di quell'atmosfera catchy che in altri tempi avrei visto bene riversata su un video in heavy rotation su Headbangers Ball, tra un “Nephente” dei Sentenced e un “Black Winter Day” degli Amorphis, con Vanessa Warwick a suggellare il tutto. Il segreto dei My Silent Wake è tutto lì: riuscire ad evocare scenari funerei su episodi come “Black Oil” o “The Empty Unknown”, senza che gli stessi risultino mai troppo asfissianti, va detto. E questo è un bene, perché giocare a chi suona il riff più depressivo può essere divertente in sala prove, ma non lo è affatto per il malcapitat ascoltatore. C'è in effetti tanta carne al fuoco nei tredici e più minuti di “The Empty Unknown”: linee vocali di un'epicità mai pomposa e dal retrogusto “core”, con il loro richiamo a quelle timbriche care a Godflesh e Scorn. Tocca poi agli inserti di voce pulita fare il resto, aggiungendo angoscia e disperazione in una formula che continua anche sulla conclusiva “Chaos Enfolds Me”, tanto da rilevare come la seconda parte del disco sia in effetti quella più “pessimista”...
Resta poco da dire, tranne che... “Damnatio Memoriae” esce in lp, cd e addirittura in cassetta; erciò, scegliete il formato che più vi aggrada e correte a consumarlo!

Recensione a cura di: schwarzfranz
Voto: 90/100

Tracklist:
1. Of Fury 05:27
2. Highwire 03:52
3. Now It Destroys 06:20
4. Black Oil 07:55
5. And So It Comes to an End 05:34 
6. The Innocent 06:32
7. The Empty Unknown 13:57
8. Chaos Enfolds Me 05:18

DURATA TOTALE: 54:55

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