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CHAOS BEING "Chaos Being" (Recensione)

Full-length, Habanero Records
(2016)

I milanesi Chaos Being mi giungono del tutto sconosciuti, quindi immagino siano al proprio debutto discografico, o comunque che siano una band relativamente giovane. Beh, se devo dirla tutta questo è un aspetto del tutto secondario nel loro caso, perchè questo disco è maturo, solido, adrenalinico e sufficientemente vario e sembra sia il frutto di una band già abbastanza navigata. 

 Sostanzialmente questa formazione suona dello sporco stoner, venato di metal, punk e grunge, ma di base suona stoner. La pesantezza delle chitarre e una batteria che a volte si lancia in belle cavalcate formano un sound trascinante, balordo e contagioso. E' il caso della opener "Don't Understand", che arriva dopo l'intro. Questo pezzo è qualcosa che ti eslode nelle orecchie, una furia che mescola Kyuss, Metallica, Queens Of The Stone Age, Monster Magnet, ma il tutto con un piglio decisamente metallizzato e veloce che suona come una sonora batosta in faccia. 

Ma già con "Sway" il suono si fa più settantiano, più marcatamente doom/stoner e maggiormente influenzato dall'hard rock. La voce di Riccardo Zanotti è acuta e sgraziata, ma le chitarre e il basso formano un bel muro sonoro compatto, mentre buoni assoli di chitarra fanno capolino e buona figura, oltre che fungere come un buon supporto in generale a livello di arrangiamento. La batteria di Alan Sgarella picchia che è un piacere e si lascia andare anche a piccoli accenni in doppia cassa che ben si integrano col tessuto musicale dei Nostri, rendendo il tutto desimanente heavy. 
Stesso discorso più o meno può essere fatto per "Oblivious", ma in questo brano ogni tanto sembrano emergere band come Soundgarden o primissimi Nirvana. Ben pensati i continui alternarsi di parti ipnotiche più tranquille e le esplosioni in pieno stile grunge, dove le chitarre ruggiscono pur nella loro semplicità.

Insomma, più o meno le coordinate sono queste fino alla fine. Proseguendo, c'è quando la band si fa più rarefatta e meditativa come nel caso di "J", c'è quando picchia duro ("Listless", "Chaos Being") e c'è quando alterna bene tutto ciò. In linea di massima ritengo che la prima vera canzone del disco, ovvero la già citata "Don't Understand", sia la più valida del lotto, e che il disco successivamente regali bei momenti, ma cominci a mostrare leggermente la corda sul versante ispirazione verso il finale. Tutto ciò comunque non indica nulla di preoccupante, perchè siamo sempre su livelli abbastanza alti, ma quando inizi un disco con un brano così strabordante è dura poi tenere botta per tutta la durata del disco. Ci puoi provare, e i Chaos Being infatti hanno realizzato un lotto di canzoni valide, quindi siamo sulla strada giusta! 

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 70/100

Tracklist:
1. Intro S.V.
2. Don’t understand 60
3. Sway 55
4. Oblivious 60
5. J 55
6. Listless 60
7. Chaos Being 55
8. Outro


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