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A THOUSAND SUFFERINGS - Burden (Review)

Full-length, Satanath Records 
(2015)

La storia del metal ci ha insegnato due modi per raggiungere sonorità “estreme”: l’infinitamente veloce e l’infinitamente lento. In barba al buon Nicke Andersson e alla sua teoria per cui “la band più veloce vince”, c’è anche chi non la pensa così e insegue il sacro verbo del doom, officiato su lidi differenti da Leif Edling e Lee Dorrian e direttamente derivativo di quei testi sacri marchiati a fuoco dal Sabba Nero.

Tra gli accoliti di simili sonorità annoveriamo i belgi A Thousand Sufferings e il loro debut ep “Burden”, uscito a fine 2015. Quattro i pezzi inclusi, tenuti insieme dalle vocals profonde e mefitiche di PJ e dalla passione della band per accordi aperti e timbriche inusuali, due elementi che riescono in qualche modo a far emergere il combo. L’impressione di essere dinanzi ad un concept è fortissima, ma al di là di tutto una track come “Red is redemption” è già sufficiente per capire che aria tira, con i suoi accordi tirati sino all’inverosimile; tuttavia, non aspettatevi polpettoni drone o simili, dato che la band ha in sé un senso della melodia che si fa strada pur all’interno di suite la cui durata che si aggira pericolosamente intorno ai dieci minuti di media spaventerebbe i più pavidi, mandando al contempo in visibilio i più temerari.

Inoltre, con questo “Burden” siamo dinanzi ad una formula non priva di una sua epicità, che ricorda molto da vicino il filone Ladlo, pur senza condividerne gli intenti avanguardistici. Esempio ne è la conclusiva “Blue is…”, le cui armonie si collocano a metà tra i Solitude Aeturnus (per la scelta del riffing) e i My Dying Bride (neanche a dirlo, per la presenza del violino). Ovviamente, largo spazio è lasciato alle atmosfere più cupe, ben rappresentate dal 4/4 di apertura di “Black is burden”, che ha l’inconsueto sapore della macabra processione e il cui incedere si fa poi nenia, sempre accompagnato da una linea vocale sospesa tra il Tom G. Warrior di “Monotheist” e il miglior Johan Edlund. 
Se questo è il peso delle mille sofferenze del quartetto, non oso immaginare come potrà suonare un futuro debutto sulla lunga distanza…

Recensione a cura di: Schwarzfranz 
Voto: 75/100 

Tracklist:
1. Once in a Blue Moon 03:06
2. Red Is Redemption (Bloodletting) 09:28
3. Black Is Burden (Lamentation) 09:54
4. A Thousand Sufferings - Blue Is… (Remembering Treasures) 11:47
DURATA TOTALE: 34:15

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