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PRIME EVIL - Evil Conspiracy

Full-length, Sliptrick Records 
(2014)

Massicci, classici e convincenti. Con queste parole possiamo introdurre la recensione di “Evil Conspiracy”, primo album degli svedesi Prime Evil, che sebbene siano attivi dal 2002, erano riusciti a collezionare prima di questo vero e proprio debutto solo una lunga lista di demo. Meglio tardi che mai si dice, anche perché quello che abbiamo tra le mani è un album che cadrà come acqua nel deserto per tutti gli assetati US Power, con rimandi a band come Vicious Rumors, Helstar, Iced Earth, Jag Panzer e compagnia bella. La produzione moderna riesce a donare al disco quel particolare in grado da renderlo appetibile anche per coloro che si cibano di thrash metal, in particolare quello più melodico. Il guitar work è il vero motore di tutto il disco, il quale crea un muro di riff denso ma al tempo stesso melodico e non ripetitivo, ma anche la voce di Fredrik Erikkson appare come elemento di spicco dell’opera, con la sua timbrica calda e potente, e che va in controtendenza con le recenti ugole power, fredde e acute oltre ogni limite.

D’altronde la cosa non lascia stupiti, in quanto come dicevo in apertura, qui parliamo di power, ma non di power di scuola teutonica, ma di quello molto più vicino al classico heavy ottantiano, ovvero quello americano. Non vi sono particolari sorprese in questo disco, tutto appare molto standard e dentro i canoni del genere proposto, ma la differenza la fanno le canzoni; un episodio come “Rule The Ruins”, che segue l’intro lugubre che apre il lavoro, mette già in mostra tutte le caratteristiche della band, che si schiera come una armata spara riff, voce grintosa, duelli di chitarra come nella migliore tradizione heavy metal anni Ottanta e una batteria quadrata con doppia cassa micidiale che potrebbe ricordare alla lontana la mitica “Painkiller”. Molto bella anche la title track, basata su un mid tempo ad effetto e da aperture melodiche ben architettate a cui seguono parti più pesanti e veloci, in un bell’alternarsi di umori che permettono di non annoiare l’ascoltatore. Molto azzeccata la seconda metà di canzone, che si intensifica sempre di più, sorretta dalla doppia cassa di Veikko Heikkinen e un finale bello tosto. “Scars With Pride” è una mazzata heavy che si snoda tra parti di basso-batteria unite a riff stoppati di chitarra e refrain oscuri, e si pone come canzone adattissima ad un headbanging assicurato. Interessante la parte centrale che è arricchita da lunghi e ipnotici assoli di chitarra per culminare in un finale al limite col thrash metal. 
Tante altre canzoni sono meritevoli di essere menzionate, ma mi limito a segnalare ancora la conclusiva “Earth And Flames”, dal piglio veloce e speedy e un drumming instancabile.

Che il metal sia morto, lo sappiamo, è una palla inventata di sana pianta, perché questo genere dimostra ancora di poter convincere nelle sue forme più classiche, come è il caso di questo platter, come in molte altre diramazioni e relativi restyling che si sono succeduti negli anni. 
Quindi cosa aspettate, old school maniacs? Se tutto ciò che ho scritto in questa recensione vi porta a pensare che amate l’heavy classico e il power di vecchia concezione, non lasciatevi sfuggire questo album. Gli Evil Conspiracy non inventano nulla di nuovo, ma è così importante quando ci sono tante altre qualità?

Recensione a cura di: Sergio Vinci “Kosmos Reversum” 
VOTO: 70/100
 
Tracklist:
1. Intro 01:30 
2. Rule the Ruins 03:56 
3. Prime Evil 04:08 
4. Scars With Pride 04:35 
5. Fallen from the Sky 06:06 
6. The Plague 05:46  
7. 7:2 05:43 
8. The Beast of Flesh and Blood 03:21 
9. Tools of Evil 03:47 
10. Father of Lies 07:08 
11. Earth and Flames 04:11

DURATA TOTALE: 50:11
 

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