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Manhunt "Manhunt"

Full-length, Self-released/independent
(2014)

Per questa recensione direi di partire dalla fine del disco, ovvero dall’ ultima canzone presente anche sul primo EP dei Manhunt, compagine piemontese, che già si era rivelata una piacevole sorpresa con “Fake” (già recensito per voi su questa webzine). Il brano imputato è "Vendetta", presente in questo primo full-length in una veste più ricercata ed intricata, che però non perde un’oncia della sua potenza distruttiva che si poteva intuire nella versione demo del loro primo EP.

La produzione, decisamente migliore rispetto alla prima uscita, permette di godere meglio delle sfumature sonore della band e anche delle spiccate doti tecniche individuali delle due chitarre o dei giri di basso decisamente incisivi. Unico difetto: la pausa improvvisa verso fine pezzo è forse un po’ forzata e più lunga del previsto, ma comunque questo dettaglio non rovinerà una canzone nel complesso più che buona. Dopo questo tuffo nel passato della band, possiamo concentrarci sul resto del platter, che mostra l’enorme abisso qualitativo rispetto agli esordi: il songwriting è decisamente più curato e la ricerca di soluzioni non convenzionali al classico thrash old school rende l’alscolto molto più interessante, lasciandoci intuire che la compagine piemontese sappia il fatto suo e sia in piena maturità artistica.

La doppietta iniziale composta da “ Satana” e “Blast The Sun Away” è micidiale, la prima tocca il suo apice qualitativo nella parte centrale, dove si può sentire un sottofondo con l’organo, quasi a dare un sapore goth al tutto, della seconda ho apprezzato l’utilizzo della voce pulita e il “breakdown” centrale spaccacollo, con un bel basso in evidenza, roba che centinaia di gruppi metalcore si sognerebbero! “Magdeburg” lascia un senso di marcio e malato davvero malsano, degno del miglior black metal, da segnalare la parentesi solista della chitarra che fa tirare un po’ il fiato in questo massacro uditivo. “Gates of Hell” è senza alcun dubbio la più thrash del disco, dal riffing serrato e tagliente, micidiale nel suo incedere senza compromessi. “The Drones” e “Priestholocaust” non aggiungono nulla di nuovo a quanto detto in precedente e risultano essere due buoni brani di grande effetto, soprattutto in sede live.

In conclusione, questo album di debutto ci presenta una band molto incazzata e determinata a fare male al povero ascoltatore con una manciata di brani caustici. Una nota di merito va senza alcun dubbio al cantante Davide Quinto, che con la sua voce al vetriolo è l’elemento trainante del disco.
Provare per credere.

Recensione di: Stefano Paparesta
Voto 80/100

Tracklist:

1. Satana 04:39
2. Blast the Sun Away 04:50
3. Worldfire 04:49
4. Gates of Hell 05:23
5. Magdeburg 04:48
6. The Drones 04:43
7. Priestholocaust 04:09
8. Vendetta 06:24

DURATA TOTALE: 39:45

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