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Satyricon "Dark Medieval Times"

Full-length, Moonfog Productions, 1994
Genere: Black Metal
 
Parlare dei Satyricon oggi significa esporsi al rischio di vedere l'eventuale nostro ascoltatore irrigidire la bocca in una smorfia d'irrisione e di disprezzo e questo perchè, nell'anno domini 2010, il suono dei Satyricon è veramente lontano da quel che cercano gli estimatori del black metal.
Ma, tantopiù, perchè fino solo a pochi anni fa i Satyricon erano un mito indiscutibile, gli autori di album cardine del black metal norvegese, basti solo nominare l'arcinoto "Nemesis Divina" e perchè la coppia Satyr e Frost, i membri fondatori della band, erano personaggi stimati quasi al pari di Fenriz e Nocturno Culto dei Darkthrone.

Oggi questa fama, come dicevamo, è stata oscurata da scelte artistiche di dubbia onestà (ma sopratutto qualità), ma tutto questo non inficia certamente le basi della loro notorietà, costruita su album come questo, la loro prima gemma: "Dark Medieval Times".
Nel 1994, che è l'anno in cui il disco vede la luce, i Satyricon hanno già fatto conoscere il loro nome nel vivace underground norvegese grazie a due demo di fattura pregevole (in futuro ristampati più volte) e si apprestano a dar vita a un gran lavoro, una pietra miliare di un certo modo di fare black metal.

Il titolo già dice tutto: lo scopo della musica è riprodurre un' atmosfera misteriosa e tenebrosa,quella del lontano medioevo scandinavo, quando i fitti noschi della Norvegia erano intatti e solitari e quando la peste mieteva senza pietà le sue vittime (la grande epidemia europea del 1349 è uno degli elementi d'ispirazione per il disco, tanto efficace da diventare poi un clichè per molte band a venire). Per raggiungere questo risultato, Satyr e Frost non si limitano certamente ai testi, ma inseriscono nel songwriting tutta una serie di novità, per quei tempi: melodie folk vengono inserite nel tessuto dei brani, aperture melodiche, flauti e sonorità medievali
operano la magia di rendere le canzoni veramente provenienti dal passato.
Esemplari sono le prime due tracce: "Walk the Path of Sorrow" e la title track, "Dark Medieval Times": la definizione è assai abusata, ma si tratta veramente di due perle e raramente i Satyricon toccheranno punti più alti, anche all'interno di questo stesso album. La voce di Satyr poi, è un'altra delle grosse qualità del disco e della band: riconoscibilissima, gelida e malvagia, delinea i paesaggi e i tempi antichi in cui la Norvegia era ancora una terra a suo modo "pura", carica di un male primordiale e inconoscibile. Ottime tastiere (rare a quei tempi) confezionano anch'esse ottime parti d'atmosfera.

Un ennesimo capolavoro? Ebbene sì: è incredibile, ma la creatività presente in quegli anni nella scena norvegese ha prodotto, per alcuni anni, veri e propri monumenti del black metal, e "Dark Medieval Times" è di certo da inserire ai primi posti di una classifica dell'arte nera.
Tra l'altro, l 'aprirsi del black metal all'influenza folk comincia in buona parte da qui, e non sarà una scelta scevra da conseguenze; per altre vie, e grazie ad intuizioni altrui, porterà alla nascita di interi sottogeneri.

Non posso esimermi dall'assegnare un voto alto a questo disco. Voi però, non potete esimervi dall'ascoltarlo.
 
Recensione a cura di: Burning Stronghold
Voto: 90/100
 
Tracklist:
1. Walk the Path of Sorrow 08:18
2. Dark Medieval Times 08:12
3. Skyggedans 03:55
4. Min Hyllest Til Vinterland 04:30
5. Into the Mighty Forest 06:19
6. The Dark Castle in the Deep Forest 06:23
7. Taakeslottet


http://www.satyricon.no/
http://www.myspace.com/satyricon

2 commenti:

  1. Kosmos Reversum11 aprile 2010 11:33

    Ottima rece per un disco che non perderà mai il suo fascino e genio!

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  2. Perdonatemi, ma l'incipit della recensione non mi piace e non mi trova daccordo. Sembra quasi dia come fatto scontato o verità assoluta che gli ultimi dischi siano qualitativamente inferiori, mentre dovrebbe trattarsi semplicemente del giudizio personale del recensore.Il problema è che, mi ripeto, come è stato scritto sembra quasi si tratti di una verità universalmente riconosciuta.

    Per il resto sono daccordo con il giudizio sul disco recensito.

    RispondiElimina

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