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Darkthrone "Circle the Wagons"


Full-length, Peaceville, 2010
Genere: Black Metal/Punk


I Darkthrone rientrano in pista a due anni di distanza da "Dark Thrones And Black Flags" e come sempre non può mancare la polemica su quanto ormai non siano true e bla bla bla.
E' tanta la merda addosso che Fenriz e Nocturno si stanno tirando addosso, da parte di chi è convinto che loro, per andare avanti, che sono fra i padri del movimento norge-black, avrebbero dovuto clonare "Transilvanian Hunger" all'infinito, magari urlando al mondo che la fiamma nera vive e che Satana si poggerà sulla vostra spalla intonando insieme a voi il "Gioca Jeux di Cecchetto",
continuando così una presa in giro che da anni si potrae e che certe band continuano a propinare.

Che il duo abbia rilasciato dichiarazioni che negli anni sono state più volte rivoltate come neanche le uova in padella è dato noto, ma il punto è: si vuole ancora vivere dietro le persone, perchè di tali si parla, o ascoltare musica? Personalmente propendo per la seconda. Loro continuano così per la strada battuta negli ultimi periodi, regalandoci un "Circle The Wagons" che, prima ancora di finire nel lettore, si fa guardare per la cover. Un "Eddie" maideniano in versione trucida old school con tanto di toppe di Morne e Teitanblood per onorare il nuovo che avanza mi sembrano segni evidenti di rispetto (di facciata se volete) della band per una scena viva e che si è modificata nel corso del tempo.
Inserendo il cd non ci sono novità, i Darkthrone sono da anni un pastone d'influenze speed, punk e nwobhm con una forte dose alcolica in mezzo, brani come "I Am The Grave Of The 80s", "I Am The Working Class" e la titletrack trasudano dedizione per il periodo d'ora del metal, tracce del loro vecchio stile sono sparse qua e là ma non attecchiscono più di tanto, trovando la miglior quadratura nella conclusiva "Bränn Inte Slottet".
Stesso discorso vale per il reparto vocale che fra la voce rauca, graffiata e quella da "ubriaco" cantilenante non riesce stavolta a prendere come nel passato, basti pensare che brani come "The Winds They Called the Dungeon Shaker" e "Witch Ghetto" sono sicuramente migliori di questo nuovo prodotto nel suo intero.

Il lavoro nel complesso è un gradino (e qualcosa in più) sotto al precedente già citato, la troppa omogeneità dei brani e qualche scelta a casaccio lo rende genuino
ma non degno proprio del loro nome. Resta il fatto che con una buona birra al proprio fianco e sparato a tutto volume il suo dovere lo fa.
Concludo notando con piacere che alcuni criticano i dischi dei ragazzi con atteggiamento leggermente infantile, una cosa è il gusto e il riconoscere che un disco sia più o meno di valore (e chi scrive ammette che non stiamo parlando di sicuro di un capolavoro), altro è dire che un album fa schifo affermando semplicemente "non è black", quando molti di quelli che usano questa scusa non riescono a citare uno solo degli act (peraltro storici e molteplici) che hanno influenzato tale cambiamento e ritorno alle radici.

Bene, a questi signori dico: al posto di non ascoltare gli ultimi Darkthrone andate a farvi una cultura metal, meno seghe mentali e più fatti alla mano.

Recensione a cura di: Tomb
Voto: 61/100


Tracklist:
1. Those Treasures Will Never Befall You
2. Running for Borders
3. I Am the Graves of the 80s
4. Stylized Corpse
5. Circle the Wagons
6. Black Mountain Totem
7. I Am the Working Class
8. Eyes Burst At Dawn
9. Bränn Inte Slottet

http://www.darkthrone.no/
http://www.myspace.com/officialdarkthrone

3 commenti:

  1. Io il disco l'ho sentito è sinceramente volevo buttare tutto quello che ho dei Darkthrone. Sinceramente penso che sia vergognoso fare uscire un disco del genere sotto il moniker Darkthrone e solo una squallida operazione commerciale e la cosa peggiore è che pur orrendo questo disco venderà tantissimo mentre gruppi underground italiani faticano a trovare label o le stesse label faticano a vendere i sudetti.

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  2. Hahahaha Operazione commerciale? E in favore di chi? di un genere e di un'attitudine che ancora un pò e non esistono più? Ma per favore, ha ragione Fenriz: "C'è troppo black e poco metal". E riguardo all'underground, meglio un disco come questo, che il solito demo del cazzo spacciato per rarità underground.

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  3. Quanto cazzo ha ragione Snarl

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