Header Ads

The Wounded Kings “The Shadow Over Atlantis”


Full-length, I Hate Records, 2010
Genere: Doom Metal


E quel raggio di luce, che vedevamo ormai già un po’ lontano e flebile, si oscurò del tutto, lasciando attorno a noi solo tanta desolazione e senso di triste abbandono.
Questa è la sensazione che accompagna la seconda opera sulla lunga distanza dei britannici The Wounded Kings, uscita per la sempre più attenta I Hate Records e contenente sei tracce dal sapore amaro di chi ha scoperto all’improvviso che il termine "vita" non ha più quel bel significato al quale si credeva, allargandosi quindi a tutta la sfera delle nostre azioni, dei nostri sensi, delle nostre esperienze: tutto effimero, tutta illusione. Solo una cosa è reale e dannatamente scottante in questo breve viaggio su questo lurido pianeta: la sofferenza, e poi la morte, come già disse tanti anni fa “qualcuno”.
Due sono le menti che hanno partorito questa funerea litania lunga oltre quaranta minuti, ovvero Steve Mills (Guitar, Bass, Drums, Keys, Vocals) e George Birch (Vocals, Guitar), ma dentro “The Shadow Over Atlantis” sono tante le anime che non si danno pace, possiamo riconoscerci anche noi, perchè l’ascolto di questo disco crea più che mai un tutt’uno tra musicista e ascoltatore, e la linea si fa così sottile che quasi si fa fatica, in molti frangenti, a capire da che parte stiamo noi, e da quale i The Wounded Kings. Semplicemente credo che i Nostri abbiano raggiunto il loro intento, riuscendo a risucchiare la nostra anima nel loro mondo orrorifico a sfondo “lovecraftiano” che però si espande come un morbo alla realtà quotidiana.

Le chitarre sono semplici, sporche e minacciose, ma spesso si crea una amalgama tra sinistri arpeggi e riff molto avvolgente e riuscita. La base ritmica, lenta ed essenziale, traghetta le note e la visionaria voce di Steve Mills nella giusta maniera, e il tutto non può che riportare alla mente i numi tutelari del genere, ma fortunatamente non si ha mai l’impressione che questa band stia emulando qualcuno, ma che segua un sentiero già percorso, ma con massima ispirazione e devozione.

Se non siete convinti del reale potenziale distruttivo di cui questa opera è pervasa, ascoltate anche soltanto una song come “The Sons of Belial”, e fatevi risucchiare dai suoi cori ritualistici e odoranti di morte.
Questo disco va assaporato tutto d’un fiato, come un veleno che corrode la nostra vita in modo letale ma liberatorio. Fino alla fine, o all’inizio, chissà…

Recensione a cura di: Kosmos Reversum
Voto: 80/100


Tracklist:
1. The Swirling Mist
2. Baptism of Atlantis
3. Into the Ocean's Abyss
4. The Sons of Belial
5. Deathless Echo
6. Invocation of the Ancients

http://www.myspace.com/thewoundedkings2

1 commento:

  1. Bella recensione, non concordo solo sul voto che non può essere meno di 85-88 per un discone che mostra tanta classe, personalità nel far proprie le anime del passato e condurle in un viaggio nero e claustrofobico senza fine.

    RispondiElimina

Powered by Blogger.