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TOXI FAKTORY - "The Tower Below" (Recensione - Track by track)

 


Full-length, Ghost Record Label
(2021)

Oh bella, alternative metal francese con influenze prog, punk ed elettro, tutto miscelato per creare un disco potente ed originale che verrà servito dalla Ghost Label Records, direttamente sui nostri stereo. I Toxi Faktory sono una band transalpina originaria della Nuova Aquitania, una regione di per se particolare, che ha centro in Bordeux, confinante con i Paesi Baschi. Andateci è bellissima…Dopo la geografia parliamo di musica, e quindi di questa band che ha all’attivo un primo disco rilasciato nel 2016 dal titolo "Massive Lies" ed ora nel 2021 il disco in recensione. Io sono curioso, e voi gentili ed affezionati lettori? Bene, il disco ha undici tracce per circa settantacinque minuti di total running. 


01. Begin Through
La prima traccia è una sorta di intro spettrale, con diversi spunti elettronici e un inquietante suono di batteria...

02. Diggin’ Through
La chitarra e la batteria “ciondolano” accompagnate da una voce teatrale, i ritmi sono leggeri, sul lamentoso andante, la voce è sempre molto controllata, l’elettronica si sente e supporta la parte strumentale. Al minuto e mezzo circa i ritmi si alzano e la voce diventa un growl talmente malato che mi viene da dire “brutto”, a tratti stucchevole. Il brano alterna parti estremamente lente a fiammate decisamente più d’impatto, nonostante l’elettronica e le parti per così dire orchestrali che dovrebbero dinamicizzare il tutto. I sette minuti e cinquanta di traccia risultano decisamente noiosi e senza mordente.

03. Damnation
La terza traccia è decisamente più granitica e parte come un cazzotto in faccia, il growl è sempre lo stesso…Peccato, una voce filtrata a spot fa capolino e spacca la forza del pezzo. Otto minuti di brano, e nuovamente, nonostante il buon inizio, tutto si appiattisce diventando piuttosto insipido. A nulla vale l’intermezzo pseudo orchestrale con assolo di chitarra al seguito...ormai la frittata è fatta.

04. Requiem For The Toxi Faktory
Ecco, forse ci siamo dopo due colpi a vuoto, forse questo quarto capitolo ha un qualcosa in più; il groove, la rabbia, l’approccio più cattivo...rimane l’atmosfera malata, che quella non stona mai. La batteria suona decisamente più potente e rotonda, il riff di chitarra è martellante e tutto ciò mi piace! Sui cinque minuti e cinquanta davvero interessante la parentesi prettamente strumentale. Nel complesso un pezzo gradevole e divertente.

05. Rise & March
La batteria parte allegra e ruspante, poi magicamente i ritmi, prima aggressivi, ora diventano suadenti e carezzevoli ma è solo apparenza. Repentinamente tutto diventa grave e pesante, il growl esplode nelle casse dello stereo, i simpatici francesi creano un buon muro sonoro che soddisfa l’ascoltatore. Non si può dire che non abbiano idee, soprattutto in questo pezzo hanno mischiato un sacco di stili musicali, rendendolo davvero divertente, dinamico e soprattutto intrigante…

06. New World Order
Riff potente di chitarra, atmosfere orientaleggianti, l’utilizzo di uno qualche strumento musicale a corda che ricorda un sitar (da capire se vero o sintetizzato) rende questo brano un qualcosa di totalmente estraneo a quanto sentito fino ad ora, e mi piace….tanto. Anche il ritornello è ben studiato per rimanere melodico ma non melenso. I diversi cambi di stile vocale sono un valore aggiunto che rende assolutamente questo pezzo il mio preferito.

07. New World (Dis)Order
Altro pezzone di 9 minuti ed oltre, l’inizio è piuttosto inquietante, mi piace il gioco della batteria, poi tutto deflagra come una bomba, i ritmi si alzano e l’elettronica fa bella mostra di sé creando una sinistra atmosfera, il vocalist se prima cominciava a piacermi, ora no...ricomincia con un growl lamentoso e teatrale che davvero non sopporto. In realtà il brano, data la lunghezza, tranne per il primi due minuti, ha un appeal davvero scarso, troppo prolisso, e a tratti noioso; la band inserisce degli spazi che rompano la soluzione di continuità con il solo risultato di creare ancora più fragore….ma fine a se stesso.

08. Black Shell
L’ottava traccia inizia con prepotenza, la voce è un growl che è più confacente al mio gusto, e devo dire che scorre davvero bene con ritmi non troppo elevati, tra colpi di batteria decisamente corposi ed elettronica, il tutto condito sapientemente con sfuriate chitarristiche. Sui cinque minuti tutto cambia: i ritmi, non per altro forsennati, rallentano ulteriormente, la voce diventa un clean impostato che nel contesto e con un muro sonoro di tutto rispetto, sta davvero bene.

09. Clone’s Faktory
Il nono brano inizia direi “soffice”, si sente molto bene il basso, l’elettronica è di contorno, mente la voce è un misto di growl e clean che in un brano come questo rende molto bene, infatti lo stesso risulta dinamico ed intrigante, anche per via dei continui cambi di ritmo. Sui tre minuti tutto si acquieta e rimane un delicato arpeggio di chitarra, una voce sussurrata e la batteria quasi "cotonata", il tutto dura circa due minuti, poi al quarto minuto ecco che tutto si inasprisce, la chitarra sale in cattedra, le sonorità potrebbero essere paragonate a quelle di un black metal sinfonico.

10. Intox Corp.
I sintetizzatori ci danno il benvenuto in questo penultimo brano, il tutto è molto melodico nonostante le chitarre e la batteria siano decisamente ruvide, il growl miscelato al clean teatrale ha un buon effetto. Il pezzo ha un impatto ed una incisività non indifferente, il ritornello rimane in testa, e questo vuol dire che tutto sommato i nostri hanno centrato il bersaglio. Anche questa canzone è caratterizzata da continui cambi di tempo, sui quattro minuti infatti il ritmo accelera vertiginosamente e dopo un minuto e mezzo per magia rimane solo il piano che con una composizione oscura e nostalgica porta a conclusione il pezzo.

11. Just Let The Think (All)
Ultima traccia ed ultimi sei minuti e mezzo di disco. La partenza è al fulmicotone, anche qui sprazzi di cavalcate di chitarra, batteria piena e corposa, velocità non seconda ad un buon brano di black metal sinfonico, un pezzo che risulta un cazzotto in pieno volto, da sentire a volume massimo per apprezzare tutto l’ardore della band francese. Sui quattro minuti ecco partire un assolo di pregevole fattura che spacca il defluire del brano, rendendolo più esuberante, il resto è un muro sonoro di proporzioni bibliche ed urla…


CONSIDERAZIONI FINALI:
Ghost Label è andata come al solito a trovare una band particolare, estremamente capace i cui componenti sanno cosa fare con un strumento in mano. Il quintetto francese ha delle capacità non comuni, e tutto questo viene fuori durante l’ascolto. La produzione è ottima, anche perché per far “suonare” un disco come questo in uno stereo, e soprattutto farlo sentire come si deve urge una produzione top di gamma. Ma qualcosa che non ho apprezzato lo trovo sempre, il disco sinceramente l’ho trovato troppo lungo, le canzoni si trascinano inutilmente per troppi minuti, il che porta ad un rilassamento dell’ascoltatore, e poi sale inevitabilmente la noia. Alcune tracce hanno delle parti cantate con growl davvero fastidioso, che induce chi ascolta a prendere provvedimenti. Del disco in recensione lo scoglio più grande sono i primi due pezzi, senza contare l’intro, venti minuti circa decisamente noiosi, poi tutto decolla e l’album diventa godibile. Non tutto è perduto pertanto...

Recensore: Igor Gazza
Valutazione: 7/10 

Tracklist:
01. Begin Through
02. Diggin’ Through
03. Damnation
04. Requiem For The Toxi Faktory
05. Rise & March
06. New World Order
07. New World (Dis)Order
08. Black Shell
09. Clone’s Faktory
10. Intox Corp.
11. Just Let The Think (All)

Line-up:
Niko: voce
Tom: batteria
Floguit: chitarra
Adrien: keyboards, FX e cori
Feulaux: basso e cori

Links:
https://www.facebook.com/toxifaktory/
http://toxifaktory.bandcamp.com/releases

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