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IRON MAIDEN "Senjutsu" (Recensione)


Full-length, Parlophone
(2021)

Uscito poco più di una settimana fa, “Senjutsu", ultima fatica full-length (2 dischi per oltre 80 minuti di registrazione, con pezzi in linea di massima di lunga durata) degli Iron Maiden, ha già fatto molto parlare di sé e probabilmente continuerà a farlo nei mesi (se non anni) a venire. Quando infatti una band leggendaria che ha contribuito massicciamente alla fondazione di un genere musicale decide di rompere il canone da lei stessa creata è inevitabile infatti generare divergenze di opinioni tra gli ascoltatori più assidui.

Su “Senjutsu” ho avuto modo di raccogliere le informazioni più disparate: si va da chi ha tassativamente bocciato l'opera (mi rimarrà impressa la “recensione” di tre righe scritta da un mio amico su facebook interamente composta da insulti qui irripetibili) a chi ne è rimasto entusiasta. Ho avuto anche modo di confrontarmi con i colleghi in Redazione, concordando con tutti che “Senjutsu" lascia davvero spiazzati: devo infatti premettere che per la complessità di sperimentazioni sonore con rarissimi precedenti da parte della Vergine di Ferro presenti nell'album questa è la recensione per me più difficile in questi 9 mesi su Heavymetalmaniac.it, per cui spero che non resterete delusi. Dai citati confronti in Redazione, mi è rimasto impresso quanto detto da un collaboratore della Fanzine, che paragonava l'effetto dato dall'ascolto di “Senjutsu” alle emozioni suscitate dal “Black album" dei Metallica: non sono pienamente d'accordo su questo, perché sebbene sia vero che entrambi gli album sorprendano, penso che il “Black album" degli (ormai ex) thrasher californiani lo abbia fatto nel lontano 1991 in maniera negativa, allontanandosi dai quattro capolavori del decennio precedente per aprirsi ad un sound davvero piatto e banale, mentre “Senjutsu”, pur rompendo con la tradizione Maiden più pura, è un lavoro davvero di alta qualità. 

È difficile collocare quest'ultima fatica della Vergine di Ferro in un determinato sottogenere: lo definirei personalmente un heavy metal che “strizza l'occhio” al progressive e all'epic. Tuttavia, come in seguito vedremo, non sono le uniche sperimentazioni presenti e le varie influenze musicali contribuiscono alla creazione di un album dal suono raffinato e maturo. Rimangono ovviamente, come marchio di fabbrica di casa Iron, la buonissima prova vocale di Bruce Dickinson e soprattutto le linee di basso dal suono inconfondibile di Steve Harris. L'introduzione delle tastiere è ben inserita grazie ad un pregevole lavoro di post-produzione, che ho visto (con mio disappunto) purtroppo bocciato in altre recensioni. Da citare a livello di singoli pezzi, “Stratego", dal ritornello incisivo ma dal giro armonico decisamente abusato (ascoltatela, vi ricorda qualcosa?), “The Parchment”, composizione caratterizzata da una lodevole sperimentazione neoclassical metal (spiccano le tastiere a riprodurre gli archi), “Death of the Celts", brano che seppure vagamente e con un po' di orgoglio patriottico ricorda il sound della PFM, ed infine, “Hell on Hearth", composizione con un ritornello a mio avviso degno di diventare un cavallo di battaglia negli show dal vivo (se non fosse per la lunghezza elevata). 

Dunque, tornando a quanto scritto in precedenza, direi che “Senjutsu” lasci le emozioni, più che di un “Black Album" dei Metallica, di un “The sound of perseverance" dei Death, album decisamente innovativo che nel 1998 propose un death metal costruito su strutture tipicamente jazz-fusion. “Senjutsu” probabilmente non entrerà nella storia come il miglior album degli Iron Maiden in assoluto, tuttavia è un’opera audace e l'audacia va sempre premiata: come giudizio per me è un pieno 80/100. Le band da leggenda in fondo si dimostrano tali quando rompono il canone da loro stesse creato, reinventando e ricostruendo: fidatevi che anche se “Senjutsu” non è il classico album da Maiden, si sente che sono i Maiden. Il mio consiglio per i più scettici è quello di ascoltarlo ora, metterlo da parte per un po' di tempo (anche anni), e poi, quando sarà il momento, riascoltarlo: nella storia di tutte le arti spesso le innovazioni si apprezzano di più postume.

Recensore: Lupo Thrasher
Voto 80 /100

Tracklist:
Disc 1
1. Senjutsu 
2. Stratego 
3. The Writing on the Wall 
4. Lost in a Lost World 
5. Days of Future Past 
6. The Time Machine 

DURATA TOTALE: 40:15

Disc 2
1. Darkest Hour 
2. Death of the Celts 
3. The Parchment 
4. Hell on Earth 

DURATA TOTALE: 41:38

Line-up:
Steve Harris: Bass, Keyboards 
Dave Murray: Guitars 
Adrian Smith: Guitars 
Bruce Dickinson: Vocals 
Nicko McBrain: Drums 
Janick Gers: Guitars 

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