Header Ads

CANNIBAL CORPSE "Violence Unimagined" (Recensione - Track by Track)


Full-length, Metal Blade Records
(2021)

I Cannibal Corpse ritornano alla grande, adesso posso proprio dirlo. A dispetto di un primo impatto non del tutto positivo con questo album avvenuto coi primi ascolti, adesso posso dire che ho ben metabolizzato l'album in questione (il quindicesimo) e la sua grandezza. Innanzitutto mi preme dire che questo non è il "solito" album dei Cannibal Corpse, anche se restiamo nei consueti territori del death metal e non ci sono stravolgimenti nel sound dei Nostri. Tuttavia l'ingresso di un "colosso" del death metal come Erik Rutan alla chitarra si fa sentire (ricordiamo che costui va a sostituire Pat O’Brien, arrestato nel 2018 e che sta scontando ancora la sua pena). Rimane stabile l'altro chitarrista Rob Barrett. La band ora suona davvero massiccia e si sente qualche vaga influenza proveniente da ciò che Rutan fa con gli Hate Eternal, soprattutto quando questo autentico mostro si butta nei suoi funambolici assoli. Ma ora buttiamoci nel nostro track by track!


01. Murderous Rampage
Letteralmente spaventosa, un muro di suono incredibile che vi travolgerà. Il suono delle chitarre è gigantesco e la batteria picchia in maniera forsennata. Verso metà brano la band si lascia andare verso territori più groovy, per poi riprendere successivamente con la velocità e piazzare pregevoli assoli di chitarra.

02. Necrogenic Resurrection, 
Altra mazzata incredibile ma che verso la metà rallenta bruscamente per portarci in territori vagamente simili a certi Morbid Angel. Il pezzo successivamente riparte a mille e finisce nella violenza più totale e senza compromessi. Anche in questo pezzo la mano di Rutan si fa sentire e gli assoli sono la ciliegina sulla torta. La prova del cantante George "Corpsegrinder" Fisher è spaventosa: mi chiedo come faccia a cinquanta anni ad avere ancora una voce così brutale e una presenza scenica devastante. Letteralmente disumano!

03. Inhumane Harvest
Questo pezzo si apre quasi con un riff alla Slayer, e anche successivamente le influenze thrash si fanno sentire. Un brano che punta molto più sulla pesantezza che sulla velocità, ma che ha delle improvvise accelerazioni molto riuscite. In tutto questo un plauso va al batterista Paul Mazurkiewicz, che si dimostra più fantasioso del solito e anche tecnicamente leggermente migliorato. Bellissimo il finale del pezzo, che presenta dei riff schiacciasassi e un'atmosfera cupa e opprimente. Per adesso, forse, questo è il mio brano preferito, in virtù anche delle pregevoli parti di chitarra solista.

04. Condemnation Contagion 
Il quarto pezzo riprende la pesantezza del terzo e lo fa con fantasia e perizia strumentale. Il brano in questione presenta dei riff dissonanti e capaci di ipnotizzare l'ascoltatore. Sezione ritmica paurosa e grande lavoro d'insieme, per un pezzo magari non trascendentale ma, in definitiva, non male.

05. Surround, Kill, Devour 
Pezzo pauroso, si ritorna a picchiare come non ci fosse un domani. Mi preme sottolineare come sia chiara un'altra volta l'impronta di Rutan, che non solo suona in questo album, ma lo ha anche prodotto, riuscendo ad imprimere in ogni brano una pesantezza incredibile e un muro pauroso che travolge senza pietà. E in tutto questo bisogna per forza citare anche il grandissimo bassista Alex Webster, che macina note su note e impreziosisce il lavoro dei suoi compagni.

6. Ritual Annihilation 
Una carneficina in classico stile Cannibal Corpse, un inno al death metal più crudo e spietato. I blast beat si sprecano e i riff sembrano impazziti. Poco prima dei due minuti si aprono spiragli cari agli Hate Eternal, ovvero sulfurei e apocalittici per poi proseguire con un andamento pesante, sottolineato da assoli davvero belli. Finale nuovamente veloce e cattivo. Pezzo davvero bello, sicuramente uno degli highlight dell'album!

07. Follow the Blood 
Pezzo lento e catacombale all'inizio, riff oscuri e una pesantezza che rimanda nuovamente ai Morbid Angel o ai Cannibal Corpse di album come, ad esempio "Gallery Of Suicide". La lentezza dura meno di due minuti, poi il pezzo si impenna in una macigno talvolta scagliato a folle velocità ma che sa anche andare più lento e stritolando con crudeltà tutto ciò che incontra davanti a sè. Anche in questo brano gli assoli sono la vera novità. Con Erik Rutan la band ha aggiunto atmosfera al proprio trademark e ciò è davvero un bene. 

08. Bound and Burned 
Riff iniziale che ci riporta nuovamente in territori vagamente thrash, ma che per certi versi mi ha riportato in mente anche gli ultimi Deicide. Il pezzo successivamente si esprime in maniera classica, nel territori classici dei Cannibal Corpse, senza particolari sorprese, ma con una prova strumentale sempre convincente. In definitiva questo è uno dei pezzi più canonici del lotto, non insufficiente, ma non trascendentale.

09. Slowly Sawn 
Anche in questo episodio la velocità viene messa da parte e la band dà vita ad un episodio lento e pachidermico. Quando la band suona con più groove, come in questo e altri episodi, è lampante il gran lavoro di produzione che è stato fatto. Il tutto suona pesantissimo e gli strumenti hanno una loro impronta peculiare. Brano comunque non ottimo, ma nemmeno da buttar via...

10. Overtorture
Violenza micidiale, ecco il termine per descrivere questo brano, che appare come uno dei più devastanti della tracklist. Un treno lanciato a folle velocità, un ammasso di riff deviati e una prova d'insieme al limite delle possibilità umane!

11. Cerements of the Flayed
Ecco, l'apertura di questo brano mi ha riportato in mente sia i consueti Morbid Angel e Hate Eternal, ma per certi versi anche i Nile. Il brano ha dei cambi di tempo e di atmosfera molto interessanti, ma in generale è l'andamento quasi doom che spadroneggia. Ottimo brano per finire in bellezza.


CONSIDERAZIONI FINALI:
Un disco pazzesco, fatto da gente che è in giro da oltre trent'anni e che sembra non aver ancora nessuna voglia di smettere col death metal. In più è davvero encomiabile la voglia di progredire dei Nostri, di non rimanere sempre ancorati al loro glorioso passato. Certo, non hanno mai stravolto il loro sound, ma sfido chiunque a dirmi che i Cannibal Corpse abbiano mai fatto un disco uguale al precedente. Negli anni si sono sempre più arricchiti a livello compositivo e tecnico, e negli ultimi anni è come se stessero attraversando una seconda giovinezza. E che lo dico a fare, Rutan ha portato la band davvero in alto, arricchendo il sound di questi "cannibali" con soluzioni per loro sinora inedite. Colpaccio!

Sergio Vinci
Voto: 8/10

Tracklist:
1. Murderous Rampage 
2. Necrogenic Resurrection 
3. Inhumane Harvest 
4. Condemnation Contagion 
5. Surround, Kill, Devour 
6. Ritual Annihilation 
7. Follow the Blood 
8. Bound and Burned 
9. Slowly Sawn 
10. Overtorture 
11. Cerements of the Flayed

LINKS:
Facebook
Homepage
Spotify

Nessun commento

Powered by Blogger.