Header Ads

CHAOS ECHŒS "Ecstasy with the Nonexistents" (Recensione - Track by Track)


Full-length, Sentient Ruin Laboratories
(2021)

E’ uscito uno dei lavori più particolari che abbia mai recensito, un disco di death/doom metal sperimentale proveniente dalla Francia, e precisamente da “Gueberschwihr, Grand Est” zona dell’alto Reno appena sopra la Svizzera. I Chaos Echœs ormai si nono sciolti nel 2019 ma la Sentient Ruin Laboratories ha deciso di proporre nel 2021 questo live album costituito da otto pezzi, otto cavalli di battaglia della ormai scomparsa band francese.

L’ultima line-up dei Chaos Echœs era costituita da:
Stefan Thanneur:Basso, Voce e sinth
Ilmar Uibo:Batteria e Voce
Kalevi Uibo : Chitarra, Voce e Sinth

La band francese ha una vita breve, nasce nel 2011 ed ha all’attivo solo due album: “Transient” del 2015 e ”Mouvement” del 2018, poi si sono susseguite svariate compilation ed ora, a chiusura di tutto, questo live album che ora andrò a raccontarvi con il mio track by track. Buona lettura.

01. Senses of the Nonexistent
Un persistente suono metallico, e la chitarra dapprima leggera poi con un noise pesantissimo in un connubio di ansia ed angoscia. La batteria parte poi prepotente e grossa, scompare quell’insistente suono metallico. Il sound è un’inequivocabile doom-metal, la voce non è presente ma il pezzo risulta quanto mai carico di pathos.

02. Through Kaleidoscopic Haze of Unexpected Extents
Ritmi più elevati e chitarre più effettate, la batteria rimane sempre super carica e roboante. Un brano molto corto ma sicuramente d’impatto, la voce è ancora latitante.

03. 享楽主義 
Tradotto dal giapponese “Edonismo", concezione filosofica secondo cui il piacere è il bene sommo dell'uomo e il suo conseguimento il fine esclusivo della vita” (cit..). Ritmo tritatutto, la velocità è pari a quella del black metal con la chitarra che imperversa in maniera frenetica. Ai tre minuti compare la voce, un growl roco, molto blando sicuramente effettato, che non mi garba particolarmente, anzi…. Mi sarei aspettato qualcosa di più interessante da un pezzo di circa sei minuti e con un nome così altisonante...Alla fine il mood cambia e il pezzo cambia pelle ma nonostante tutto continua a non darmi alcun “piacere”.

04. Black Mantra
Nove minuti, una delle canzoni più lunghe, ma non la più lunga…..si parte con l’arpeggio di chitarra e la batteria, poi lo strumento a corde inizia un riff molto doomy che innalza l’hype….ed ecco la batteria diventare enorme e come un buco nero fagocitare tutto. Il rimo da un pesantissimo doom diventa elevatissimo ed accelera a vista d’occhio….poi la voce nuovamente sulfurea e bassa sempre in seconda linea, e soprattutto, continua a non piacermi. Il brano sul finire diventa una collezione di virtuosismi prima di chitarra, poi basso e batteria. E che dire, tanto di cappello, a tratti però mi sembra che sia troppa la voglia di esprimere qualcosa di sperimentale che dallo sperimentale si tocca il guazzabuglio….il pezzo sul finale è davvero confusionario.

05. Interzone VIII
Che vi dicevo, qui i minuti sono dieci… e mi preparo al peggio, il brano inizia con i synth, e un suono che assomiglia ad una mano che raschia in contenitore pieno di monete di latta, poi tutta una serie di rumoreggiamenti, con una voce lamentosa che si mischia con i suoni sottostanti. Un pezzo che dura come dicevo dieci minuti, e sono davvero stucchevoli….

06. Surrounded and Amazed by These Unplumbed Abysses of the Inverted Sea
L’atmosfera che si respira in questo brano totalmente strumentale è angosciante, soprattutto per l’uso massiccio di synth. Gli strumenti classici fanno la loro comparsa solo verso la fine del pezzo creando una struttura doom dark decisamente riuscita.

07. Soul Ruiner
I circa sette minuti di questo penultimo brano partono con un riff di chitarra piuttosto scarno, i ritmi non sono elevati ma direi che si va al trotto. Interessante come nel marasma generale il chitarrista esploda in maniera direi sequenziale se non seriale con degli assoli, così come lampi di luce nel buio. Sui cinque minuti, presi dal sacro fuoco del black metal, la band francese inizia a pestare in modo alquanto deciso, ed a una velocità esagerata…

08. Shine On, Obsidian! Ego! Ego! Echo Back to the Yearning of the Self!
L’ultimo pezzo ha una durata di circa nove minuti, il mood classico è il doom che viene espresso in modo qualitativamente elevato dal combo francese. Un brano monolitico, che alle sfumature doom aggiunge il black. Ogni cambio stilistico si sente e quasi entusiasma, per poi annoiare, perché troppo monotono. Se questo brano fosse durato la metà sarebbe stato divertente.


CONCLUSIONI:
Se devo dire che questo disco mi è piaciuto mentirei spudoratamente, non comprerei mai un disco come questo, perché volto troppo agli amanti del genere. Tecnicamente i musicisti sono strabilianti, bravissimi in ogni passaggio, forse un po’ troppa narcisi nel vedere quanto sono bravi. Si esagera forse nell’utilizzo dei troppi virtuosismi che danno luogo ad un disco poco lineare e di difficile comprensione al fruitore finale. Il disco viene venduto come live album, ma in realtà a quello che si può sentire sembra quasi che ogni pezzo sia pescato da momenti diversi, infatti ogni brano è totalmente disconnesso dagli altri, un disco senza continuità anzi si sente proprio la fine di uno e l’attacco del seguente.Morale della favola, caro lettore: se sei un amante degli Chaos Echœs non potrai fare a meno di acquistare questo live album. Se non li conosci…beh, passa avanti.

Igor Gazza
Voto: 6/10 

Tracklist:
1. Senses of the Nonexistent
2. Through Kaleidoscopic Haze of Unexpected Extents 
3. 享楽主義 
4. Black Mantra 
5. Interzone VIII 
6. Surrounded and Amazed by These Unplumbed Abysses of the Inverted Sea 
7. Soul Ruiner 
8. Shine On, Obsidian! Ego! Ego! Echo Back to the Yearning of the Self!

LINKS:
Bandcamp
Facebook

Nessun commento

Powered by Blogger.