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KOSMOGONIA "Enthrone the Gods" (Recensione - Track by Track)


Full-length, Autoprodotto
(2020)

Oggi caro lettore ti propongo un trattato filosofico sulla nascita del cosmo… la COSMOGONIA appunto. Sì perché la cosmogonia è la trattazione filosofica di come nasce il cosmo, ovvero la struttura materiale e le leggi che regolano l'universo concepito come un insieme ordinato. Tu dirai: "caspita bravo il nostro recensore, è un tuttologo, oltre la musica ci parla di filosofia! E io ti risponderò con grande fierezza: ”sono andato su wikipedia e mi sono informato, tanto per capire da dove proviene il nome di questa band”. Comunque non si smette mai di imparare… Dei Kosmogonia si sa poco, sono greci di Atene, la band nasce nel 2015 con all’attivo un paio di demo e nulla più, ma nel 2020 hanno fatto il botto dando alle stampe il loro primo album autoprodotto, che abbiamo in recensione. Ma facciamo prima le presentazioni degli attori principali di quest’opera Pagan-Folk metal di undici brani per un totale di più di un’ora di ascolto:

Kostas Magalios: Chitarra, Voce
Maya Kampaki: Voce
Dimitris Poulos: Basso
Spiros Aleksandropoulos: Batteria
Odysseus Poulos: Tastiere
Ismini Vasileiou: Flauto

Come dicevo, le tracce sono undici e tolto l’intro sono anche piuttosto lunghette ed articolate. Di seguito trovi il mio solito track by track, e se invece ti sei già stufato, vai al fondo che trovi le considerazioni finali….però sappi che non sarei contento, quindi leggi tutto!!!

01. The Gods Are Near
L’intro è quantomai inquietante, l’utilizzo del greco permette all’ascoltatore di immergersi a capofitto in questo progetto Kosmogonia.

02. Elysian Fields
Il riff di chitarra parte già bello ficcante, seguito dalla batteria, i ritmi impennano subito. Il growl di Kostas è pesante e rabbioso, l’utilizzo delle tastiere ammorbidisce il sound. Mi pare ottimo l’utilizzo di una voce soprano che si alterna al malsano cantato extreme metal, poi appare il flauto che accende lampi di luce nel muro sonoro prodotto dai Kosmogonia. Il pezzo è davvero interessante, riesce a stupire sopratutto per i vari cambi di sonorità, dal death-metal al folk. La voce maschile varia dal clean al growl con grande semplicità, ed il mood creato si fa ben ascoltare. Il ritornello, anche grazie alla doppia voce, maschile e femminile, è melodico ma non melenso.

03. Enthrone the Gods
Ed eccoci subito alla title-track; partenza al fulmicotone, batteria pesante e chitarra tagliente, la voce di Maya è quantomai calda e suadente, il flauto spande le sue sonorità in modo “celestiale”, e crea un andamento continuo. Anche qui il ritornello è super melodico e davvero fighissimo, un brano divertente, continui cambi di tempo e di voci, epicità e potenza non secondi a nessuno. Sui quattro minuti e quaranta i ritmi si rilassano lasciando spazio solo alla chitarra acustica ed a una batteria che accompagna. Dopo essersi trattenuta per circa un minuto e mezzo, ecco che la potenza viene nuovamente rilasciata e i ritmi si innalzano, ed i vocalizzi di Maya sono superlativi.

04. Raven's Call
Questo è il primo singolo estratto dall’album, è stato fatto anche un bel video visibile in rete. Arpeggio di chitarra, il gracchiare dei corvi, il flauto e la batteria, con un andamento lento e rilassato poi la fiammata, la chitarra e il growl, come uno schiaffo in faccia. Ma è solo un acuto, infatti poi il ritmo ritorna abbastanza tranquillo, le tastiere e le orchestrazioni rendono benissimo, ed il brano risulta molto dinamico e gradevole. Anche gli inserti narrati in greco aumentano il pathos della canzone, il finale è davvero ben studiato. Fino ad ora tanto di cappello a questi ragazzi. 

05. Dionysian Song
Andamento molto folk, flauti, batteria “tamburellante”, il cantato di Maya è sempre ben calibrato tra il clean e l’aulico, il growl di Kostas ogni tanto risulta un po' invadete, ma lo perdoniamo. Un brano che poco si discosta da qualsiasi pezzo folk metal, anche per i cori sul finire. Molto divertente ma un po’ scontato. Mi sarei aspettato qualcosa di più aderente al panorama ellenico. 

06. Melody of Persephone
Epicità allo stato puro: chitarra, batteria grossa ed incazzata, cori e il growl di Kostas a sovrastare tutto. A calmierare tutto questo astio la bella voce di Maya coadiuvata dal flauto di Ismini, il tutto condito con un ritornello pomposo e pregno di misticismo. Il brano dura circa sette minuti che scorrono senza grossi intoppi, anzi risultano piuttosto divertenti grazie alle architetture sonore tessute dalla band greca. Anche gli interludi solo strumentali sono davvero ben incastrati nel brano, soprattutto quando la fa da padrone il flauto accompagnato dalla chitarra e dalla batteria, il basso aiuta a rendere tutto più grave e rotondo. 

07. One Lost Army
Come il mare sugli scogli, questo settimo pezzo parte con una pacatezza non comune, per poi esplodere nelle cuffie come un’onda, la batteria è velocissima, blast-beats a manetta. Ma il brano non è solo furia e livore anzi, alterna dei momenti molto rilassanti e riflessivi, ad altri furibondi e violenti dove la velocità è paragonabile a quella del black metal… ( se ho detto una cazzata frustatemi). L’apertura finale è davvero epica...con entrambi i cantanti ad esprimersi in un duetto in clean, con chitarra e batteria in sottofondo, davvero sognante.

08. Legacy of Myrmidons
Si parte nuovamente con le orchestrazioni e flauti, il growl di Kostas è nuovamente in primo piano, un pezzo che vira su orizzonti più death-metal, cattivo e spinto, anche le aperture flautistiche sono rapide come delle punture di zanzare, ma sono ficcanti. Dopo l’epicità e le melodie dei precedenti pezzi ci sta questa rasoiata, tanto per mantenere alta l’attenzione. 

09. Daugther of Zeus
La “figlia di Zeus” parte in modo sognante, come una ninna-nanna, l’arpeggio di chitarra, gli immancabili flauti e la voce calda di Maya che si esprime in modo sublime, aumentando secondo dopo secondo l’intensità e la passionalità. Un pezzo questo che si eleva solo nel finale, rimanendo un brano etereo e pacato, quasi commovente. 

10. Triiris
La famosa barca triremi greca, oggi la buttiamo su filosofia e storia; ma torniamo alla musica; la partenza con la tastiera è davvero interessante, le fa eco prima la batteria, poi la chitarra riprendendo lo stesso trend, le voci a simulare la “voga” sono azzeccatissime. La voce di Maya è eterea, quella di Kostas è decisamente più imperiosa, un pezzo granitico molto meno folk e molto pesantemente metal. I flauti appaiono fulgidi a circa tre minuti e danno subito quel senso di serenità…Una traccia questa a tratti spigolosa, carica a bomba, ma anche per certi versi carezzevole quando fanno la loro comparsa i flauti appunto, e soprattutto nelle parti in cui il cantato di Kostas lascia campo libero a Maya. Molto interessanti anche i duetti che risultano sempre ben calibrati.

11. Pandora's Fall
Ed eccoci al capitolo finale dell’opera che parte sempre bello spinto, batteria e chitarra sugli scudi, ritmi sincopati e Kostas che “growla” come se non ci fosse un domani, un brano che conserva comunque una parte malinconica, soprattutto quando è Maya a cantare.


CONCLUSIONI:
Posso sinceramente dire che non mi aspettavo un disco come questo. O meglio, avrei pensato al solito clone folk-metal: spadoni, pelliccia e vichinghi; invece no! Un disco bello, originale, ben fatto, prodotto in modo eccellente e suonato in modo maniacale, tutto è davvero ben gestito e le armonie che vengono create dai Kosmogonia ammaliano e costringono l’ascoltatore a seguire sempre con maggior interesse il flusso sonoro prodotto dalla band greca. Kostas è a dir poco devastante e riesce sempre a stupire in ogni pezzo, è rabbioso, tecnico ed anche quando canta in clean rimane sempre aderente il mood del pezzo. Merito particolare va dato a Maya, i suoi continui cambi di voce sono a dir poco spettacolari, a tratti glaciale a tratti suadente, eterea e perché no, sensuale… Non potrei mai dimenticarmi di Ismin, il suo flauto è sempre nel posto giusto al momento giusto, le trame che tesse aumentano la poesia e l’atmosfera delle composizioni. Unica pecca che mi sento di evidenziare è la necessità di una seconda chitarra che renderebbe il sound ancora più potente e rotondo. Bel colpo ragazzi...

Igor Gazza
Voto: 8,5/10 

Tracklist:
1. The Gods Are Near 
2. Elysian Fields 
3. Enthrone the Gods 
4. Raven's Call
5. Dionysian Song 
6. Melody of Persephone 
7. One Lost Army 
8. Legacy of Myrmidons
9. Daugther of Zeus 
10. Triiris 
11. Pandora's Fall

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