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Intervista: KENOTIME



1) Qual è il vostro primo ricordo come musicisti/compositori e come band?
Ciao a tutti! Siamo Marcello e Riccardo, in arte "Kenotime". Il primo ricordo legato alla nascita dei Kenotime risale certamente a un pomeriggio di settembre del 2016. Ci siamo incontrati attorno al tavolino di un bar di Voghera (PV). Marcello aveva con sé una demo di 6 brani che aveva ultimato da poco ma che, per timidezza, non avrebbe mai cantato davanti a un pubblico. Riccardo invece cantava da parecchi anni in band locali, per feste d'istituto o serate. Abbiamo ascoltato insieme i pezzi, ci siamo convinti che c'era qualcosa di buono per far partire un progetto insieme. Condividevamo gusti musicali e obiettivi. Pur non essendoci mai visti prima è nata subito una buona intesa, veicolata dalla musica ovviamente. Un altro momento che ricordiamo con piacere è stato quando Marcello per la prima volta nella sua camera da letto, leggendo da un quaderno di appunti, ha fatto sentire chitarra e voce a Riccardo "Mrs. Firefly", quello che sarebbe poi diventato il nostro primo singolo. Dopo i tre minuti e mezzo di canzone ci siamo guardati e abbiamo capito che avevamo in mano un brano vero. Quella è stata una delle prime volte in cui abbiamo pensato: "Abbiamo davvero qualcosa in mano da far ascoltare". 

2) Quanto è stato difficile arrivare al punto in cui siete adesso? Quali sono i sacrifici che possono esserci dietro la carriera di un'artista emergente?
Ci consideriamo ancora a un punto iniziale del nostro percorso di ricerca artistica e musicale. Pur avendo iniziato quattro anni fa, sappiamo che la strada da percorrere è ancora lunga. Stiamo definendo canzone dopo canzone una nostra identità sonora, che ancora dobbiamo individuare appieno. Noi stessi facciamo fatica a catalogarci. Quindi veramente non pensiamo di essere arrivati da nessuna parte. Al contrario, sappiamo di essere appena partiti. Quando e se mai ci dovessimo trovare a suonare davanti a mille persone, allora potremmo cominciare a pensare di aver fatto qualcosa di abbastanza grande. Ora siamo solo un progetto appena nato. Tuttavia tutto quello che abbiamo fatto fino ad adesso è stato faticoso. Ovviamente. Sia a livello di tempo, sia a livello economico. Diciamo che abbiamo sacrificato tanti momenti o vizi tipici dei ragazzi della nostra età. A volte rinunciamo a serate con amici, a spese in tatuaggi, viaggi, cene, per poter dedicare ore in più e soldi in più al nostro sogno. Per degli emergenti che, come noi, non si occupano solo della parte musicale, ma danno molta importanza anche ai contenuti video (cerchiamo di acoompgnare ogni singolo con un videoclip)e alla parte grafica e che curano tutto in prima persona, senza aiuti esterni, beh il tempo e le risorse impiegate diventano già considerevoli. Per fortuna abbiamo amici ingegneri del suono, fotografi e video makers tutti molto bravi che ci fanno risparmiare molto su attrezzature e servizi vari. Ma il sacrificio senza dubbio c'è. Anche se, ripetiamo, ci consideriamo solo all'inizio di qualcosa che speriamo possa diventare molto grande.

3) "Dehli" ha un sapore molto particolare, sembra un brano radiofonico e molto pop ma invece ha anche un'anima molto profonda. Com'è nata?
Delhi è nata in un pomeriggio di fine 2019, dal nulla come nascono tutte le nostre canzoni. Marcello, che di solito, almeno nella fase iniziale scrive la musica e i testi, per poi far rifinire, modificare, aggiustare tutto a Riccardo, aveva semplicemente un giro di accordi su cui ha iniziato a improvvisare. Ci sono giorni in cui non esce nulla e altri più fortunati in cui, nel giro di mezz'ora, nascono parole e melodia di un brano. Così è successo con Delhi. Crediamo veramente nell'ispirazione e nella predisposizione a saperla cogliere. Per quanto riguarda il significato, non cerchiamo mai di imporlo alla canzone a priori. Piuttosto, dopo averla scritta, ci stacchiamo e come osservatori esterni cerchiamo di capire il senso di ciò che è venuto fuori. Pensiamo che Delhi parli di un amore semplice, un amore che ha bisogno di poche cose per accendersi, un amore quasi tra outsiders, che non hanno case scintillanti o vite particolarmente interessanti. Ma che con l'immaginazione si possono permettere di andare lontano, a Delhi appunto, a Bangkok, a Hong Kong. E che sanno tenersi sufficientemente forte da poter cadere sempre in piedi. Anche l'idea che Riccardo ha avuto per il videoclip rispecchia questo tema. Un ragazzo, forse un artista, che non ha nulla se non uno zaino da interrail e tanta fantasia. Ed è così che può portare ovunque la persona che ama.

4) Quali saranno i vostri progetti futuri? Album? Singolo? O tutte e due?
I nostri progetti futuri sono molto concreti. Vorremo dare piu continuità alle nostre uscite musicali. Abbiamo parecchie canzoni da parte, a cui vorremo mettere mano. L'obiettivo sarebbe quello di far uscire almeno due o tre pezzi nei prossimi mesi e poi un EP da 5 brani nel 2021. Il discorso legato all'album è più complesso, sia economicamente sia come impegno fisico. Di sicuro è uno step fondamentale in un percorso come il nostro. Lo vediamo solo un po' più lontano anche perché vorremo arrivarci con una identità sonora ben definita e magari con qualcuno che già crede in noi e che ci possa dare una mano per realizzarlo. Vorremo poi curare molto la nostra fan base, che è ancora piccolina. Avere sempre più fan fidelizzati in modo da iniziare con loro uno scambio costruttivo, che ci possa permettere di crescere ancora. È fondamentale per noi il rapporto con chi ci ascolta.

5) Vi piacerebbe sperimentare nuovi generi musicali? Oppure per adesso preferite mantenervi su questo genere? Cosa ne pensate degli artisti che stravolgono tutto da un album all'altro?
Assolutamente sì. Cerchiamo di sperimentare e di cercare qualcosa di nuovo ogni volta che ci troviamo a suonare insieme. Forse anche perché ascoltiamo veramente di tutto e ci piacciono tante cose di tanti generi diversi, dalla emo trap, all'indie, dal cantautorato italiano all'elettronica. Ci piace Lil Peep, tanto quanto i Canova, Brunori tanto quanto i Videoclub. Veramente vorremo contaminarci il più possibile. È molto coraggioso ovviamente cambiare totalmente stile tra un brano e l'altro. Se il pubblico si affeziona a un certo tipo di suono e poi glielo stravolgi, può essere spiazzante. Ma ci sono esempi di artisti che ce l'hanno fatta benissimo, come i Bring Me The Horizon che si innovano continuamente. Si può fare. E a noi interessa farlo. Anche per questo ci piacerebbe collaborare con artisti che fanno cose totalmente diverse dalle nostre. Per vedere che risultato sonoro otteniamo.

6) Ultima domanda: cosa vi aspettate dalla vostra carriera musicale?
Siamo due ragazzi molto disillusi. Ovviamente abbiamo sogni grandissimi e nelle migliori delle ipotesi speriamo di trovarci un giorno a suonare davanti a migliaia di persone. Ma più realisticamente speriamo che la nostra musica ci porti semplicemente a qualcosa di bello. Anche a due o tre piccoli episodi belli nella nostra carriera. Da ricordare per sempre. Pensiamo che aspettarsi qualcosa sia sbagliato e pericoloso. Illudersi è pericoloso, perché poi rischi di rimanere deluso. Il mercato musicale è veramente complesso e la percentuale di chi ce la fa è veramente bassa. Siamo agli inizi, vogliamo lavorare seriamente, giorno dopo giorno, canzone dopo canzone. Tra qualche anno magari ci fermeremo un attimo a prendere il respiro e vedremo dove siamo arrivati. Ma adesso siamo totalmente coinvolti nel progetto e non abbiamo molto tempo per pensare al futuro. 

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