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SCHWARZ PEST "Morbvs Invictvs" (Recensione - Track by Track)


Full-length, Depressive Illusions Records
(2019)

Oggi ho il piacere di rinfrescarvi la giornata con un delicato album di feroce e glaciale black metal vecchia scuola, dal titolo "Morbvs Invictus", l’album di debutto degli SCHWARZ PEST edito da Aon Records e distribuito da Asrar Label. Questa band torinese aveva già, nel 2015, auto-prodotto un demo dal titolo "Eternal War", che ho ascoltato avidamente negli anni passati in attesa di un loro primo album, ed eccolo quindi. Il disco in recensione è composto da otto brani per la ragguardevole durata di circa 52 minuti i carnefici sono segnati qui sotto: 

Flagellyon: chitarra 
Inniscor: voce 
Plague : batteria 
Pater Abraxas: basso 

Quindi ora passiamo all’analisi del disco traccia per traccia: 

01. Columna Infamis 
Il disco parte con dei ritmi immediatamente serrati, batteria forsennata, riff di chitarra chirurgici e il cantato come di consuetudine per il black metal è uno scream molto potente, in latino, che non lascia nessuno spazio alla melodicità e pugnala le orecchie dell’ascoltatore. Inoltre si può sentire chiaramente come i tagli di chitarra diventano ancora più incisivi man mano che procede il brano Il pezzo è abbastanza lungo ma fila dritto e pulito fino alla fine, senza particolari cedimenti si sorta. 

02. White Death
Il secondo brano ha dei connotati decisamente cari alla buona scena black metal scandinava, batteria a mitraglia e chitarra a sega circolare, la voce è meno prestante, agisce più in secondo piano. Nelle casse dello stereo si percepisce quel “malato” che ogni buon metallaro affine a questo genere anela; davvero riuscite sono le cavalcate di chitarra e batteria furiose ed astiose. Ai tre minuti uno stop, solo la chitarra che per un momento davvero particolare in cui i ritmi si abbassano per poi risalire in modo devastante verso la fine del brano 

03. MCCCXLVII – MMXVIII
Il terzo capitolo dell’opera parte con un arpeggio di chitarra, per poi lasciare spazio a batteria e voce, quest’ultima sempre ferina e maligna. Se devo essere sincero in questo disco la malignità è una cosa che non manca affatto, anzi ne è pregno... Da notare comunque che questa terza traccia non ha ritmi vertiginosi, anzi, il connubio tra velocità e tecnica sfocia in un bell’assolo di chitarra sui quattro minuti. Anche i vari riff di quest’ultima sono particolarmente riusciti rendendo il brano affascinate. 

04. Descent to the Innermost Part of My Dying Soul
Veniamo ora al brano più lungo dell’intero disco, infatti dura oltre dodici minuti. La partenza è rilassata, arpeggio di Flagellyon, coadiuvata dalla voce sussurrata di Inniscor, ad aumentare il pathos….e poi via! Batteria iper-violenta, chitarra che saetta ed imperversa, il basso tesse le sue trame in modo “sotterraneo” ma ne si percepisce la sua fondamentale funzione compattante. Una traccia particolare questa che addirittura ha dei passaggi quasi doom alternati a delle fiammate black metal di una potenza disarmante. A circa 7:45 tutto si ferma, solo la chitarra continua a suonare spaccando in modo deciso la soluzione di continuità del brano stesso. La costruzione della traccia risulta in continua evoluzione, è un mutamento continuo infatti. Dopo essersi nuovamente ripreso, il pezzo, ed aver riportato i ritmi ai livelli precedenti, ci dona un grandioso assolo di chitarra, poi con “delicatezza" si chiude e lascia spazio al pezzo successivo .

05. Flame of Knowledge 
Ed ora sotto con la quinta traccia. La velocità la fa da padrona, tutto è un lampo, batteria, basso e chitarra. La voce è ostica ed impressiona quanto odio Inniscor riesce a sputare in questo brano di oltre sei minuti. Compatto, deciso, violento: cosa si può dire di più gli amanti del black metal? Andranno in brodo di giuggiole... 

06. Oration Unctoris 
Toh… un pezzo corto, e nella botte piccola c’è il vino buono, infatti anche qui ci troviamo di fronte ad un pezzaccio di puro metallo nero, veloce, impattante e doloroso, si sentono le corde della chitarra che stridono tanta è la foga di Flagellyon, mentre il lavoro dietro alle pelli di Plague è davvero encomiabile. 

07. Morbida Vis 
Penultima perla nera di questa collana di metallo oscuro. Se per gli altri pezzi apprezzavo l’atmosfera malata che gli S.P. riescono a creare nelle loro composizioni, in questa traccia arriviamo a dei livelli eccelsi e ad aumentare l’appeal possiamo notare come il cantato non sia nuovamente l’inglese bensì il latino, e tutto questo a rendere il brano ancora più prezioso. 

08. De Homine et Capra
La traccia conclusiva non poteva che non essere un concentrato di sangue e morte, ormai siamo alla fine e distruggiamo quello che è rimasto ancora in piedi, i ritmi sono assassini, la batteria è una vera mitraglietta, i fendenti di chitarra sono rapidi e decisi. Arrivati a due minuti e venti tutto si acquieta e si lascia spazio ad un coro direi davvero azzeccato che aumenta la maestosità di questo ultimo brano, i ritornello in latino sono la ciliegina sulla torta. 


CONCLUSIONI:
Come ho già scritto in premessa, avevo già avuto modo di sentire il loro primo lavoro, e già me ne ero innamorato, potenza, cattiveria, odio, astio, tecnica sopraffina, ed ora sento questo full-length e cosa posso dire...Bravi, bravi, ed ancora bravi. Oggigiorno il black metal sta diventando qualcosa di uso comune, lo fanno tutti, è un genere ormai inflazionato da gruppi che dire scarsi è poco, eppure tirano e soprattutto vendono. Agli S.P. va il merito di aver riportato alla luce il vero black metal, la vera anima nera della musica. Questo è un disco che per chi si affaccia al black lo definirà ostico,difficile da comprendere, io che amo il black fatto bene non posso che non godere lasciandomi trasportare dalle emozioni, dalle atmosfere oscure e maligne che questo disco mi trasmette. 

Recensore: Igor Gazza 
Voto: 9/10 

Tracklist: 
1. Columna Infamis
2. White Death
3. MCCCXLVII - MMXVIII
4. Descent to the Innermost Part of My Dying Soul
5. Flame of Knowledge
6. Oration Unctoris
7. Morbida Vis
8. De Homine et Capra

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