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ANNI '90: I 9 migliori album rock!


I nineties sono l’ultima grande stagione del rock, in particolare dell’indie rock. E’ soprattutto nella prima parte della decade che si concentrano la maggior parte dei capolavori; non è casuale, infatti è negli anni che vanno tra il 1991 e il 1994 che per l’ultima volta irrompono sulle scene dei generi e stili nuovi, come grunge, brit pop, trip hop e acid jazz. Sugli scudi sono la scena di Seattle, dove ha origine il fenomeno grunge, e quella inglese di Londra e Manchester (o Madchester) dove nasce il britpop e parte la nuova british invasion. Nella seconda parte del decennio sono più il pop e l’elettronica a trovare la ribalta. I sintetizzatori alla Fatboy Slim e il fashion style delle Spice Girls fanno passare di moda le sdrucite camicie di flanella del grunge. In classifica trovano posto anche alcuni “reduci” degli anni ‘80, che nei ‘90 trovano la definitiva consacrazione, come Depeche Mode e REM, oppure lasciano ai posteri un ultimo capolavoro prima di abbandonare tragicamente le scene, come i Queen. Non è oggetto di questa classifica, ma è importante ricordare che i ‘90 sono stati l’ultima grande stagione della musica dance, grazie a fenomeni epocali come techno, jungle e house. Di quell’epoca ci rimangono discoteche abbandonate, che una volta erano templi del divertimento ed oggi sono coperte da erbacce. 
Ma ecco posizione per posizione la TOP 9 degli album anni ‘90. 


Posizione 1: Nirvana - “Nevermind” 1991 


Il disco più importante del decennio è forse l’ultimo che ha veramente cambiato il corso della storia del rock. Il riff di “Smells like teen spirits” è entrato nell’immaginario di tutti, ma la track list è pieno zeppa di capolavori. In particolare sono da ricordare la delirante “Territorial pissings” e la sonica dolcezza di “Drain You”. 


Posizione 2: Smashing Pumpkins - “Mellon Collie and The infinite Sadness” 1995 


Il doppio album dei Pumpkins riesce a fondere più generi in un’unica opera. Lungo le tracce del disco troviamo grunge, punk, elettronica e progressive. Da questa centrifuga ne esce un doppio monumentale. “Bullet with butterfly wings” è la “Smells like teen spirits” dei Pumpkins. La grandezza del disco viene però dimostrata dalla qualità incredibile di tracce che non sono nemmeno diventate singoli. Una di queste perle nascoste è Bodies, una cavalcata sorretta dal potente giro di basso di D’Arcy, la storica bassista della band. 


Posizione 3: Pearl Jam - “Ten” 1992 


Il sound di Seattle è medaglia d’oro e di bronzo in questa chart. L’opera prima dei Pearl Jam inaugura una carriera ormai trentennale, che ha avuto pochissimi passaggi a vuoto. Il carisma innato di Vedder lo si può notare in tutta la sua maestosità nel video di Jeremy, quando il suo volto deformato canta di una tipica (purtroppo) tragedia americana. 


Posizione 4: U2 - “Achtung baby” 1991 


Nei primi anni del decennio Bono Vox e soci sono alla ricerca di un nuovo sound. Lo trovano sotto il cielo di Berlino, dove si recano per incidere questo storico disco, da molti ritenuto il loro più grande capolavoro insieme a The Joshua Tree. L’elettronica fa capolino, spiazzando i fan storici, ma attirandone molti nuovi. 


Posizione 5: Oasis - “(What’s the story) Monring Glory?” 1995 


Il britpop è uno dei generi caratterizzanti del decennio. Per questo motivo era impossibile non trovare in classifica quello che è ritenuto l’album più rappresentativo di quel sound. I Gallagher vincono il derby inglese contro i Blur, nonostante la scarsa compattezza del loro spogliatoio. 


Posizione 6: REM - “Out of time” 1991 


I REM erano già molto attivi durante gli anni ‘80, ma erano considerati una college band. Con “Out of time” finalmente fanno il pieno di vendite, passando da una dimensione indie ad una mainstream, ma non perdendo di qualità. 


Posizione 7: DepecheMode - “Violator” 1990 


Violator dei Depeche Mode è da alcuni ritenuto il disco che ha definitivamente archiviato gli anni ‘80. In effetti durante la scrittura Martin Gore si sforzò di proiettare i Depeche verso qualcosa di nuovo. “Enjoy the Silence” e “Personal Jesus” diventeranno due dei loro brani più famosi, tanto da ispirare innumerevoli cover. “Waiting for the night” sarà spesso usata per chiudere i loro concerti. 


Posizione 8: Radiohead - “Ok Computer” 1997 


Ok Computer non è un disco facile. La sua dimensione è particolarmente intima e malinconica, mentre le sue sonorità non sono immediate. E’ un’opera già proiettata verso il decennio successivo. Critica e pubblico lo venerano. Con “The Bands” del 1995 i Radiohead vennero definiti i nuovi U2, ma da questo disco fu chiaro che era l’originalità ad essere il loro forte: le sonorità non assomigliano a nulla di precedente. 


Posizione 9: Queen - “Innuendo” 1991 


I Queen arrivano agli anni ‘90 con Freddie ormai in pessime condizioni di salute. Prima di lasciarci per sempre ha il tempo di scrivere il suo ultimo capolavoro. In Innuendo Mercury attacca la critica musicale che l’ha sempre snobbato, etichettandolo come un musicista che amava scrivere cose commerciali. Se ne andrà dimostrando che il volto spensierato della sua musica era solamente una maschera, che copriva una enorme tragedia interiore. Come diceva Massimo Troisi tutti si ricordano degli artisti morti, mentre dei critici nessuno ha memoria.

Articolo a cura di Antonio Montagnani (fotoinutili75)

Instagram: https://www.instagram.com/fotoinutili75/

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