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PHYLOSOPHY OF EVIL "Of Humanity And Other Odd Things" (Recensione)


Full-length, Sheratan Records
(2019)

Progetto davvero ambizioso questo dei Philosophy Of Evil da Reggio Emilia, che travalica il concetto classico di disco, ma anche di band intesa nel termine classico, perchè ci troviamo al cospetto di una vera e propria opera (e suoi attori) che affonda le sue influenze nel teatro e nel cinema horror, per poi trasportare il tutto in questo album intitolato "Of Humanity And Other Odd Things". Spulciando un po'in rete, tutto appare chiaro dalle parole della band stessa: "Ciò che vogliamo esprimere è il lato più oscuro, macabro, malvagio dell'animo umano, quella parte che vive in ciascuno di noi e che prepotentemente ogni giorno cerca di venire alla luce per scardinare il nostro essere. Quella tensione verso ciò che è turpe, grottesco, inquietante che il genio di Edgar Allan Poe riuscì a descrivere sublimemente con i suoi versi e i suoi racconti. Tutto ciò fa parte di noi e come tale noi cerchiamo di celebrarlo e, in certi casi, esorcizzarlo attraverso le nostre canzoni. Detto questo, non prendeteci troppo sul serio. Noi non lo facciamo mai".

Nella loro proposta possiamo sentire l'oscurità di artisti come King Diamond, ma soprattutto quel mix di follia e genio che possiamo ritrovare, sotto varie salse, in altri progetti di rock/metal alternativo come Mr Bungle, System Of A Down, Faith No More, Diablo Swing Orchestra, Stolen Babies, Marilyn Manson, Primus ed altri ancora. La sottile linea che demarca sarcasmo ed oscurità è cavalcata dalla band in maniera decisamente convincente, e la cosa che più mi ha colpito è che questa linea, da me immaginata come una corda sospesa in aria su cui la band cammina, non porta mai la band a cadere nè verso l'una o l'altra parte, ma si rimane sempre sospesi pericolosamente in questo limbo tanto attraente e catchy, quanto grottesco e pieno di insidie. Non è un dono da tutti saper rimanere credibili in questo caleidoscopio di elementi. Sì perchè i Philosophy Of Evil non risultano mai esagerati pur nella loro straripanza di elementi, così come non risultano poco credibili nel loro affrontare la macabra realtà con cinismo e ironia e black sense of humor.

E' un disco imprevedibile, dove la band associa ad un'ottima padronanza strumentale, un bel po' di influenze, che vanno dal rock, alla sperimentazione pura, al progressive, al metal classico e moderno. Il vero traghettatore è il cantante Charles Wooldridge, che esalta la non facile sezione strumentale. Non facile perchè cangiante e senza apparenti punti di riferimento. La band poi, prende ispirazione dalla letteratura horror, Edgar Allan Poe in primis, e da qui ne deriva l'idea geniale di abbreviare il nome della band in P.O.E. 
Un disco insomma che ci ha stupiti in maniera assoluta, per intenti, per liriche e per originalità della proposta. Infine, non ultima ma meno importante, la preparazione tecnica dei singoli musicisti e la buona resa sonora del disco. Una band che volutamente non ha agito sul terreno facile ma ha voluto osare, e ci è riuscita perfettamente, mettendo a segno diversi brani grandiosi che dal vivo, ne siamo sicuri, acquisteranno ancora più fascino macabro grazie agli show ad alta tensione emotiva imbastiti da questa band. Promossi alla grande per noi!

Recensione a cura di Marco Landi
Voto: 80/100

Tracklist:
1. Prelude
2. Puppet Show
3. Horror Vacui
4. Love – Death
5. You’re My Stream
6. In Loving Madness
7. Sehnsucht
8. Shipwrreck
9. The City In The Sea
10. Schizophrenia
11. Ratz Everywhere
12. Why Does The Rabbit Want To Kill…
13. A Strange Case

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