GRAVE DIGGER "The Living Dead" (Recensione)


Full-length, Napalm Records
(2018)

Penso che sui Grave Digger tutti i metallari ne sappiano almeno qualcosa, del tipo che sono in giro da più di trent'anni, che hanno scritto almeno un paio di album eccellenti e che, in fondo, non hanno mai veramente fatto un album davvero brutto. E' anche vero però che, negli ultimi anni, molti fan si lamentano del fatto che la band sta sfornando album fatti con lo stampino, privi di mordente, insomma che la band guidata da Chris Boltendahl firma il cartellino con una frequenza quasi annuale, ma svogliatamente. 

Se posso dire la mia, i Grave Digger non li considero molto da più o meno una quindicina di anni, e che, a conti fatti, l'ultimo album che davvero mi è piaciuto è "Tunes Of War", che reputo l'ultimo vero capolavoro della band, poi seguito da lavori comunque buoni come "Knights of the Cross", "Excalibur", "The Grave Digger", "Rheingold"...e poi? Poi hanno continuato più o meno così, forse un po' meno di sicuro, ma in fondo quanto gli si può rimproverare? Cioè, se mi guardo attorno, e limitando il discorso al panorama heavy metal classico, power ecc, chi ha fatto di molto meglio? Tutti sono ormai vecchiotti, se parliamo di big, e onestamente non vedo grandi capolavori in casa Hammerfall, Iron Maiden, Gamma Ray, Helloween o Judas Priest. E non credo francamente che i Grave Digger stiano facendo molto peggio di queste band, ma potrei citarne altre. Ci sono delle eccezioni, come ad esempio gli Accept, che effettivamente stanno vivendo una seconda giovinezza, ma fondamentalmente anche loro di capolavori non ne sfornano più.
Tutto questo discorso serve solo a dire che il nuovo album dei Grave Digger a mio avviso non è assolutamente da buttare; siamo al cospetto, anzi, di un album solido e granitico, con almeno tre o quattro tracce di alto livello al suo interno, come ad esempio la veloce apripista "Fear of the Living Dead", la più catchy e potente "Blade of the Immortal", fino ad arrivare ad uno degli episodi migliori del lotto, ovvero "When Death Passes By", una speed metal song che rimanda al classico trademark della band degli esordi. 

Stendendo un velo pietoso su uno scivolone clamoroso folk-metal chiamato "Zombie Dance", in cui la band penso offra la sua prestazione peggiore di sempre, la seconda parte dell'album scorre via piacevolmente con pezzi gradevoli quali "Hymn of the Damned", "What War Left Behind", Fist in Your Face e la conclusiva "Glory Or Brave", pezzo nuovamente tinto di speed old style e che offre anche un bell'alone oscuro che in effetti ci mancava un po'.
In definitiva: volete un buon album metal vecchio stile, con le solite venature power? Eccolo, a patto che non vogliate un capolavoro o quello che un disco di classic metal non potrà mai darvi...
Ah, valli a capire sti metallari!

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 65/100

Tracklist:
1. Fear of the Living Dead 05:31 
2. Blade of the Immortal 04:07
3. When Death Passes By 03:52 
4. Shadow of the Warrior 04:33 
5. The Power of Metal 03:52 
6. Hymn of the Damned 05:30 
7. What War Left Behind 03:30 
8. Fist in Your Face 03:24 
9. Insane Pain 03:05 
10. Zombie Dance 03:46
11. Glory or Grave 04:21 

DURATA TOTALE: 45:31 

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