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PORTAL "Ion" (Recensione)


Full-length, Profound Lore Records 
(2018) 

Nella variegata e curiosa fauna che è il panorama metal australiano, i Portal hanno da sempre rappresentato la specie più tenebrosa e grottesca. Sono oramai davvero pochi i gruppi di cui si possa dirlo, ma loro sì, i Portal sono anche originali. Ci sono ben pochi nomi cui fare sicuro riferimento: una influenza sono stati gli Immolation, ma solo in parte. Più vicini alla loro sensibilità ci sono stati i Gorguts di "Obscura", ma nemmeno loro erano talmente destrutturati e disumanizzati. 

Certo, sin dal primo ascolto è possibile inquadrarli come una band di metallo estremo, per l'uso delle distorsioni, per le esplosioni di blast beat ed i cambi di tempo repentini, per la fede incorruttibile nel tremolo-picking come modalità di esecuzione degli strumenti a corde, per il vocione cavernoso che sovrasta tutto. Ma poche volte è capitato di sentire qualcosa di così lontano dalla forma canzone, di così vicino all'intenzione di creare un vero e proprio muro di angoscia e di disagio – e non a caso le tematiche preferite sono bene o male quasi tutte di estrazione lovecraftiana. 

Ogni riferimento alle dinamiche ritmiche di assalto di stampo thrash è bandito, così come qualsivoglia accenno di melodia (anche se sono sicuro di averne sentito un tocchetto nel precedente “Vexovoid”), i ritmi sono obliqui ed in continua metamorfosi (il rullante è usato davvero con parsimonia, tranne che nei blast beat), le chitarre si accavallano in una infinita sinfonia dissonante, ed il risultato complessivo non è tanto lontano a certo black più cupo, disperato ed ambientale. Se “Vexovoid” adottava un riffing più pesante e ribassato, “Ion” è invece il lavoro dai suoni più puliti e taglienti, il più black-oriented per così dire. Alto è il tasso di teatralità del vocalist, che declama cupe litanie abissali più che ruggire in maniera bestiale. 

Non è una musica aggressiva, colonna sonora di serial killer ed efferati delitti, né satanica in senso stretto: è una musica che annichilisce, che ricorda quanto il mondo sia distante e inumano, e che solo la risata di un folle può comprenderlo appieno. 

Recensione a cura di: Fulvio Ermete
Voto: 80/100

Tracklist:
1. Nth 02:10
2. ESP Ion Age 03:26
3. Husk 03:43
4. Phreqs 04:54 Show lyrics
5. Crone 03:28
6. Revault of Volts 03:53
7. Spores 02:26
8. Phathom 03:12
9. Olde Guarde 09:44
DURATA TOTALE: 36:56

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