HYENA RIDENS "La Corsa" (Recensione)


Full-length, Overdub Recordings
(2018)

I napoletani Hyena Ridens ritornano con una formazione rimaneggiata, e passano da quintetto a terzatto. proponendoci questo nuovo album intitolato “La Corsa”, che pare sia stato registrato senza delle vere e proprie chitarre, ma che queste siano state sostituite da synth, ma ciò, onestamente, non sembra affatto aver penalizzato il suono nel suo insieme. 

Il disco in questione si esplica in undici episodi cantati in italiano (più uno cantato in dialetto napoletano, "Vesuvio"), dove la band manifesta la voglia di variare continuamente da brano a brano, non dando punti fermi ma quindi offrendo un continuo fluttuare di umori e di vibrazioni. Questo è già presente nella parte iniziale del disco, che dopo la roboante "La Corsa" vede poi susseguirsi la malinconica e davvero toccante "Fantasmi". Da segnalare che i testi sono di ottimo livello e aggiungono veramente qualcosa in più alla semplice musica, apparendo sempre sentiti e mai banali. E quindi riporto uno stralcio preso dalle note biografiche in mio possesso proprio per far capire di cosa parlano questi ragazzi:

"Competere con gli altri, bruciare ogni tappa, voler arrivare ad una verità assoluta, questi sono i pensieri di chi corre.
“La Corsa“ oltre ad essere il titolo del secondo album degli Hyena Ridens, è prima di tutto un’idea errata di concepire la vita che viene insegnata già tra i banchi di scuola attraverso i voti, i titoli di studio o nelle nostre case dall’educazione e l’esempio dei genitori".


Insomma, proseguendo con l'ascolto possiamo dire che la band in questione riesce ad incamerare nel proprio sound varie influenze, dal rock, al progressive, alle tentazioni alternative ed elettroniche. Gli episodi che ancora mi hanno colpito di più sono "Palomar", che richiama il rock italiano degli anni Novanta (Afterhours, Verdena) e la tostissima "Un Pianoforte nell'Abisso", che non si accontenta solo di aggredire ma mostra tutta la perizia compositiva e tecnica dei Nostri, in un brano a dir poco geniale che mette da parte la voce per offrire tante belle note da assaporare, a patto che si abbia la pazienza e la capacità di ascoltare con attenzione e non distrattamente...

In conclusione, un disco molto bello, che fa centro grazie alla varietà stilistica dei Nostri e al non porsi limiti nell'utilizzo di vari strumenti, pianoforte incluso, offrendo così un qualcosa che parte sì dal rock classico, ma che poi si libera in tutta la sua essenza variegata e davvero molto particolare. 
Consigliato soprattutto a coloro che non amano le barriere e che dal rock si aspettano modernità e classicità.

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 80/100
Tracklist:
1. Ronzinante
2. La Corsa
3. Fantasmi
4. Palomar
5. Falsi Approdi
6. Laura
7. Un Pianoforte nell'Abisso
8. Il Ritorno
9. Tradimento
10. Esseri Umani
11. Vesuvio

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