Intervista: VISIONOIR


Dopo aver recensito il suo ottimo debutto QUI, siamo andati ad indagare di più su questo progetto musicale, a tratti anche geniale (passateci il termine), che vede come protagonista Alessandro Sicur, polistrumentista friulano e artefice unico di tutto quello che riguarda Visionoir....A voi le sue parole!

1) Benvenuto sulle nostre pagine virtuali! Vogliamo fare un brevissimo sunto della tua carriera dagli inizi ai giorni nostri? 

Certo! Intanto cominciamo a dire che Visionoir è il nome che dal 1998 accompagna la mia attività musicale solista: si può dire che sia diventato un mio vero e proprio alter ego. Dopo aver prodotto un primo demo nel 1998 dal titolo “Through the inner gate”, ben accolto dalla stampa metal, il progetto è rimasto dormiente essendomi unito nel frattempo a diverse band nel corso degli anni ( Blind Mirror, Magique Entropy Studio e altre). In realtà ho sempre continuato a comporre musica per me stesso e studiare un po’ tutti gli strumenti, compresa la batteria: è proprio dal materiale scritto nel corso degli anni che ha preso lentamente forma e vita l’album di debutto, dopo un intenso lavoro di cernita, rielaborazione e arrangiamento di riff e idee archiviate nel tempo, arricchiti da improvvisazioni soprattutto tastieristiche realizzate in fase di registrazione. 

2) Come nasce un tuo pezzo? Insomma parlaci del tuo processo compositivo 

Il primo passo è entrare nella mia “Room of Doom” e isolarmi dal mondo con l’idea di dedicarmi completamente alla musica: poi, nel decidere tra esercitarmi con qualche strumento o ascoltare qualche nuovo album, finisco quasi sempre ad improvvisare con la chitarra fino a far emergere qualche idea o riff nuovo, che poi suono e risuono ostinatamente in loop aggiungendo gli altri strumenti. A volte questi singoli spunti vengono volutamente “dimenticati” e accantonati: l’idea di creare un “contenitore” di idee è molto utile perché in caso di calo creativo ho sempre qualcosa su cui lavorare. 

3) Il tuo debutto "The Waving Flame Of Oblivion" stupisce per varietà e originalità. Vuoi parlarci del tuo background musicale e di come questo possa eventualmente influenzare la tua musica? 

La varietà e l’originalità hanno un rovescio della medaglia in quanto il pubblico, la stampa e il “mercato” vorrebbero etichettare tutto per poterlo inscatolare e preconfezionare. Nel mio caso lavorare in solitudine certamente lascia una impronta assolutamente personale. Partendo dai generi che più mi hanno influenzato, ovvero il doom metal, il progressive e lo space-rock e, ormai più marginalmente, il gothic-metal, ho creato, ovviamente inconsapevolmente e non certo a tavolino, un mio sound visionario. Come ho già anticipato il progressive rock è stato una forte influenza, pur non essendo il mio genere primario. Ho ascoltato anche molto progressive metal negli anni, ma ho presto capito che stava diventando un genere di “maniera” troppo infarcito di sterili tecnicismi …L’ uso dei tempi dispari, ad esempio, è presente in diversi dei miei brani, ma è sempre funzionale alla musica, mai fine a se stesso. Altri brani invece provengono dalla mia fase “pianistica” per cui sono stati scritti principalmente al piano invece che alla chitarra: in questo caso è più marcato l’aspetto sinfonico della musica, che però ho cercato di rendere più moderno grazie all’ uso di arpeggiatori e synth à la Orzic Tentacles. 

4) Ho notato che non ti poni limiti di genere, spaziando tra il progressive, il metal, il rock, la new wave e altro ancora...Ne deduco quindi che ascolti molta musica e di tanti generi, dico bene? 

Devo dire che dalle prime recensioni ( tutte positive per fortuna ) che sto ricevendo, vengono in effetti citati molti generi diversi: ritengo di muovermi a cavallo fra il rock e il metal e questo a volte è penalizzante. Ma è appunto lo specchio di tutta la musica che ho accumulato, collezionato e metabolizzato in tanti anni: come molti ho iniziato con un rock abbastanza abbordabile, partendo da Queen, Deep Purple , Led Zeppelin, ma contemporaneamente anche musica meno “muscolosa” come Alan Parsons Project e Pink Floyd . Da qui in poi mi sono mosso senza barriere in direzioni molto diverse, approfondendo tutto il progressive dai King Crimson ai Rush, il metal più sabbatico dai fondatori ai Candlemass, l’ heavy più tecnico dal thrash fino al metal più evoluto di Opeth, Nevermore, DevinTownsend, Gojira, passando ovviamente il periodo d’oro del gothic metal di casa Century Media che ha sfornato album unici come quelli di Tiamat, The Gathering, Samael e Moonspell, con in quali mi sono inizialmente confrontato nelle mie prime composizioni. La componente elettronica che molti rilevano in realtà non è una influenza che mi appartenga: è semplicemente un utilizzo personale e forse non convenzionale dei sintetizzatori che mi ha portato a trovare a volte soluzioni poco ortodosse in ambito metal, forse anche per mitigare la mancanza della voce con sonorità che dessero colore e movimento ai brani. 

5) Io non saprei dare una connotazione precisa al tuo genere musicale. se tu dovessi farlo, come lo descriveresti al pubblico? 

Visto che mi costringi ci provo: per i brani più recenti ed elettrici come Hollow men e The discouraging doctrine of chance si potrebbe azzardare il termine “Progressive Doom”, mentre per alcune tracce strumentali più brevi come Shadowplay sarebbe più appropriato parlare di “Cosmic-Rock”, vista la predominanza di tastiere e synth ( chi ha detto Goblin? ) o anche “Space-Metal” quando le distorsioni si fanno più pesanti. Se dovessi giungere a un contratto discografico, lascerò questa difficile decisione a chi si occupa di marketing ! 

6) Il tuo progetto viene anche portato nella dimensione live? E se ciò non succede, potrebbe succedere in futuro? 

Essendo una one-man band che coltivo in una dimensione assolutamente individuale non ho mai pensato ai live nè lo ritengo probabile, a meno che un bel giorno non si palesino budget mostruosi con cui assoldare dei session men : ed essendo un perfezionista temo che renderei loro la vista assai difficile ! 

7) Quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato e quali vuoi raggiungere Visionoir? 

Per ora sono curioso di vedere come verrà accolto l’album trattandosi di un debutto dopo tanti anni di silenzio: ma sono al lavoro per il futuro e ho già iniziato a scrivere nuovo materiale. Stavolta ritengo che in un paio di anni , se non meno, avremo un nuovo capitolo per Visionoir e magari comparirà all’ orizzonte una etichetta coraggiosa e lungimirante che vorrà unirsi a me in questa avventura. 

8) Ok, abbiamo finito, concludi come vuoi questa intervista! 

Non troverete il mio album nei migliori né nei peggiori negozi di musica e tantomeno alla radio. Ma abbiamo tutti internet, per fortuna: basterà una pò di curiosità e strappare qualche minuto del vostro tempo ad altro per lasciarvi bruciare metaforicamente dalla “ondeggiante fiamma dell’ oblio” insieme a Visionoir. E per i più pigri ci sono anche dei video : “Distant Karma” , l’ultimo uscito, è on line da pochi giorni !


Intervista a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"


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