Intervista: Danilo Di Florio


Danilo Di Florio, dobbiamo dirlo, ci ha colpito al cuore. Non tanto per chissà quali architetture musicali o innovazioni, ma al contrario proprio per il suo linguaggio musicale semplice e diretto, come è ben espresso nel suo nuovo album "Il migliore dei mondi possibili", che abbiamo recensito, mettendolo in evidenza QUI.

1) Benvenuto sulle nostre pagine virtuali! Vogliamo fare un brevissimo sunto della tua carriera dagli inizi ai giorni nostri? 

Grazie a voi per avermi contattato, dunque la mia carriera cantautorale inizia appena dopo i vent’anni, strimpellando la chitarra con la chiara voglia di suonare una famoso brano di Battisti, La Canzone del Sole, da lì, una volta imparato, ho proseguito in tutto l’immaginario musicale del cantautorato italiano, da De Gregori a Dalla, da Bennato a Carboni e così via, poi di lì a pochi mesi ho scoperto, non tanto per caso di avere in mente delle idee, idee che sono diventati testi e così ho spostato la mia attenzione dai cantautori (che ancora oggi continuo a seguire con una certa passione a ciò che io volvo esprimere… 

2) Come nasce un tuo pezzo? Insomma parlaci del tuo processo compositivo. 

Quasi tutti i miei pezzi nascono o con una chitarra in mano, o un pianoforte, nella maggior parte delle volte è come una visione mistica, mi appare l’idea, una riflessione, un pezzo di vita vissuta e trasformo immediatamente in versi … 

3) Il tuo nuovo album "Il migliore dei mondi possibili" ci ha lasciato una buona impressione. Vuoi parlarci del tuo background musicale e di come questo possa eventualmente influenzare la tua musica? 

Ascolto soltanto musica con un testo ben pensato, con una buona orecchiabilità e soprattutto che non provenga dal sostrato dannoso di ciò che oggi, in larga parte viene fornito, intendo espressamente i soliti talents dove non emerge l’artista ma il robot ben confezionato, ascolto dunque Gazzé , Fabi, Carboni, Zero, magari Calcutta o Brunori per fare un esempio più vicino ai giorni nostri, in poche parole chi ha ancora coraggio e dignità di mettersi a tavolino e lavorare di cuore e di testa alla propria scultura, senza scorciatoie o pagliacciate montate e veicolate ad hoc presso un pubblico non ancora maturo per orientarsi con una coscienza propria e autentica. 

4) Ci sono dei musicisti che ti accompagnano in questa avventura? Puoi parlarci un po' anche di loro e di come gestisci i tuoi live? 

I musicisti che lavorano insieme a me sono Kevin Baldini alla batteria, Marco Cirelli alla chitarra e Nicola Attimonelli al basso, siamo una bella squadra, ci divertiamo ma con serietà, come chiunque altro voglia intraprendere questo percorso così tanto in salita e fatto di rinunce e sacrifici, di lunghe attese soprattutto. I live funzionano un po’ come tutti i live delle band “da locale”, appuntamento al casello autostradale, sana colazione, due barzellette durante il viaggio, e dal momento dello scarico degli strumenti nel music club, massima serietà nel sound-check, cenetta al volo e concerto. 

5) Cosa significa per te essere un cantautore nel 2018? 

Bella domanda, essere un cantautore oggi vuol dire vivere con il massimo equilibrio una doppia personalità, quella comune agli amici, ai parenti, alle serate, alla famiglia soprattutto…e poi quella della persona impegnata in un rito, la stesura di un testo, la melodia più propria, dunque il raccoglimento come un eremita nel proprio studio, lontano dal frastuono quotidiano e l’impegno alla fuoriuscita della massima espressività, e aspettare il miracolo…che sia nata una canzone, che è sempre un lieto evento…un lavoro come tanti in poche parole! 

6) In linea generale, di cosa parlano i tuoi testi? E per caso, "Il migliore dei mondi possibili", è un concept-album? 

I miei testi parlano del mondo quotidiano, parlano con ironia, con realismo, con rabbia talvolta, delle contraddizioni, in qualche appunto anche dell’amore, che in un modo o nell’altro deve essere presente nei testi, malgrado la sua onnipotenza…”il migliore dei mondi possibili” non è un concept-album, di brani ne scrivo tanti, malgrado mi capita a volte di non scrivere anche per più di 20-40 giorni…ma ultimamente sto avvertendo la necessità di portare i miei pezzi tutti ad una dimensione più omogenea, senza altalenare qua e là nelle argomentazioni più svariate…ma questo è ormai il progetto del prossimo album di se ne vedrà la luce non prima dell’autunno prossimo o appena dopo Natale. 

7) Quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato e quali vuoi raggiungere nel mondo della musica? 

Non credo che esistano degli obiettivi veri e propri nella musica, mi infastidisce questo termine, mi infastidisce l’aspetto aziendale che se ne dà all’arte, piuttosto aspirazioni le chiamerei, a me piacerebbe continuare a suonare e proporre la mia musica negli ambienti più giusti, mi piace rinnovarmi e reinventarmi in nuovi testi, trovare sempre il nuovo, l’originalità, il messaggio, non di certo darmi come una prostituta alle banalità del momento, soldi facili e tanti ma arte sotto i piedi. 

8 ) Ok, abbiamo finito, concludi come vuoi questa intervista! 

Spero che il mondo possa ricominciare a girare dal verso giusto, ma la vedo dura, per molto tempo le generazioni le abbiamo assuefatte e domate alla mercé dello show-business più blasfemo.


Intervista a cura di: Sergio Vinci

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