HOT GIRL: CHIARA ZANON


Ecco a voi la nuova HOT GIRL di HOT MUSIC MAGAZINE: lei si chiama CHIARA ZANON ed attualmente è lead vocalist della band electro/industrial/synthop dal nome HUMAN SUIT. E' anche bassista nella band melodic deathcore dal nome The Silence Between Us. CHIARA ZANON ci ha regalato delle bellissime foto oltre ad un articolo che racconta se stessa e il suo rapporto con la musica. Di seguito i weblinks delle 2 sue band, l'articolo e le foto suddette. Buona musica a tutti!


Nessun musicista in famiglia, nemmeno un suonatore domenicale dilettante di xilofono giocattolo, eppure la prima volta che ho sentito il suono di una chitarra distorta ho avuto la chiarissima sensazione che non avrei mai più potuto stare senza.

Ho scoperto la musica come tanti, per caso, con dei CD prestati da un’amica di gruppi sempre sentiti nominare in giro, ma solo quando hanno girato per la prima volta nel lettore mp3 hanno saputo fulminarmi il cranio da parte a parte come se le cuffie stessero comunicando ai lati opposti della mia testa per darmi una rivelazione. Non ricordo nemmeno di preciso quale fosse l’album in questione, anche se non tutta probabilità si trattava di Meteora dei Linkin Park, una band che d’altronde ha segnato un’intera generazione, avvicinando moltissime persone alla musica.

Quel pomeriggio lo passai ben distante dai libri, ben distante dai compiti per casa, ben distante anche dalla camera in cui mi trovavo, ero distante da ogni cosa.

Dopo quel CD ne vennero molti altri, con una fame di cose nuove che non si è mai spenta, dai teneri 14 anni ad ora che ne ho il doppio.

Qualche anno dopo il destino, il caso, qualsiasi cosa pensiamo governi le nostre vite, mi fece capitare in mano un basso. Un vecchio amore di gioventù mi insegnò una canzone semplice, quasi per scherzo, e io mi innamorai senza rimedio di quello strumento.

Presi tutte le paghette in secula seculorum, le mance del compleanno, le monetine del resto della macchinetta del caffè e andai al più vicino negozio di musica a comprare le quattro corde economicamente più abbordabili.

Siamo ancora insieme, dopo più di dieci anni, io e il mio primo basso e, come con gli amori di gioventù, ne ho compreso i limiti, ma serbo con gioia e tenerezza i ricordi di quanto vissuto assieme.

Qualche tempo dopo mi arrivò un volantino dell’Accademia Filarmonica, in cui studio tuttora, che mi avvisava della partenza di un corso di canto moderno. Sembravano davvero delle parole meravigliose da leggere. Non resistetti, mi iscrissi il giorno stesso.

Ho fatto la gavetta, come tutti, come bisogna fare.

Come dice spesso mia nonna “El bon e el tristo ghe xe dapartuto” - “Il buono e il marcio ci sono dappertutto”. Quindi ne ho tratto delle belle soddisfazioni, dei rapporti umani di valore incommensurabile (d’altronde esiste qualcosa che leghi di più le persone che condividere la stessa passione?), dei motivi di crescita personale, umana e artistica, e, dall’altro lato della medaglia, frustrazioni, incompatibilità di vedute, la difficoltà di farmi prendere sul serio come musicista donna in un ambiente in cui le donne stesse, oltre che la controparte maschile, hanno creato una rete di stereotipi poco lusinghieri che sembra spesso inscalfibile.

Fu sicuramente quest’ultima cosa a far infervorare spesso e volentieri il mio già sanguigno carattere. Quanto fastidio nell’essere contattata “perché la bassista donna tira” (cit.), nell’essere scambiata sempre per la ragazza di uno dei musicisti, nel dover necessariamente essermi limitata soltanto a trovare qualche linea vocale accattivante senza aver dato un contributo significativo nella composizione. Ma perché?
Là fuori è pieno di musiciste donne in gamba, preparate tecnicamente, disinvolte sul palco, competenti su suono e strumentazione, ma tutte loro passano in secondo piano rispetto all’ennesimo shooting svestito, all’ennesima performance scosciata, all’ennesimo (auto)sminuimento della musicista in favore della femmina. Il più delle volte per coprire evidenti carenze sul lato artistico.

“Fa più rumore un albero che cade di un’intera foresta che cresce” (e questa non è mia nonna), eppure a me, come a tante altre, questo status quo continua a far incredibilmente arrabbiare. Valutate cosa esce dallo strumento, non il sex appeal di chi lo suona e farete un grosso favore a voi stessi.

Ma per tornare al bon e tralasciare el tristo, tra le soddisfazioni più grandi che ho avuto ci sono sicuramente il primo disco registrato, Sublimation, il primo EP del mio duo elettronico, gli Human Suit(in figura sotto).

Chi di voi ha registrato qualcosa sa che completare un disco è quasi come dare alla luce un figlio. L’orgoglio di essere riusciti a tradurre in musica quella spinta istintiva e viscerale che costituisce il primo virgulto di una canzone, la sensazione di crescita che si prova alla fine del percorso, la voglia e al contempo la paura di esporre tutto questo ad un pubblico, la speranza che sia riconosciuto, apprezzato, che sappia perpetuare tangibilmente qualcosa di se stessi.

Che salto nel vuoto! Che adrenalina meravigliosa.

Se vi piacciono le sperimentazioni e le atmosfere alla Nine Inch Nails, Massive Attack, Björk, ma al tempo stesso la fruibilità con un tocco pop alla The Dø e qua e là dei flare di bassi profondi e di synth prepotenti alla Belzebass, allora probabilmente vi piaceranno anche gli Human Suit. Ci trovate su tutti i maggiori retailer digitali e social e, tra qualche tempo, anche con del materiale nuovo che all’estero sta piacendo parecchio, con nostra somma gioia.


Se negli Human Suit(video sopra) cerco di far crescere e migliorare la cantante che abita una metà del mio corpo, non posso certo trascurare la bassista che abita l’altra metà.

Col basso in spalla ho avuto la possibilità di fare tante belle esperienze e ho suonato con piacere in diverse band.

Da qualche tempo mi sono stabilita in casa The Silence Between Us(figura sotto).


C’erano questi tre bei ragazzi giovani e promettenti, c’era un posto vacante al basso, c’erano delle date molto interessanti con band di rilievo (la più imminente era al Circolo Svolta di Milano con Aversions Crown, Fit for an Autopsy e Loathe), c’era un’ottima alchimia in sala prove, c’ero io che ho sempre amato i generi pesanti oltre alle sperimentazioni elettroniche.

Sapete come vanno queste cose. Sono rimasta. E ho fatto bene.

Con loro ho avuto modo di realizzare alcune delle ambizioni maggiori che avevo, dal suonare con band di una certa importanza al fare tour all’estero.



Se siete amanti del deathcore e generi affini e dei capelli gettati all’aria digitate The Silence Between Us su qualsiasi distributore digitale, social o su YouTube e date un ascolto.

Vi saluto con un consiglio che tempo fa qualcuno che stimo molto ha dato a me: andate a vedere le band emergenti, supportate la musica originale, partecipate ai concerti e, se siete musicisti, fatelo a maggior ragione. Ci sono band e musicisti incredibili in giro che meritano un ascolto (spesso molteplici). Vi renderà persone più ricche.

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