Intervista: SLOW NERVE

1) Benvenuti sulle nostre pagine! Vogliamo fare un brevissimo sunto della vostra carriera, anche se so che vi siete formati negli ultimi anni... 

Ciao Sergio, innanzitutto grazie mille a te e a Hot Music Magazine per questa possibilità. Che dire, gli Slow Nerve nascono nella provincia di Benevento dall’incontro di Rocco Pedicini (batteria) e Giulio Izzo (basso e voce), entrambi ex Sweet Jane and Claire, con il chitarrista Antonio Ciaramella, per la necessità di continuare ad evolversi ed esprimersi artisticamente. Dopo circa due mesi di prove, nel maggio 2016, al primo nucleo si aggiunge la pianista classica Flaminia Samperi (piano, synth e voce), che per la prima volta si cimenta in altri generi e nel canto. Con questa formazione definitiva e una pre-produzione di una decina di brani, la band riceve la proposta dalla Karma Conspiracy Records, etichetta anch’essa beneventana, che produce il primo disco “Slow Nerve”. 

2) Come nasce un vostro pezzo? C'è un compositore principale? 

Non c’è un compositore principale, ci piace pensare che quattro persone hanno più idee di una sola. I pezzi nascono direttamente in sala prove,da jam, riff o sequenze di accordi proposte da ciascuno della band in maniera più o meno casuale, e poi si lavora insieme cercando di tirare fuori il meglio, provando anche diverse soluzioni. Lo stesso lavoro finale spesso è molto lontano dall'idea iniziale che ognuno si fa. Il fatto stesso di non avere un compositore principale è il motivo per cui il progetto risulta abbastanza eterogeneo. Partendo dal presupposto che ogni pezzo ha ragion d'essere di per sé, cerchiamo di descrivere al meglio le emozioni e sensazioni che condividiamo. Per quanto riguarda i testi invece, sono scritti prevalentemente da Flaminia e Giulio. 

3) Il vostro debutto stupisce per varietà e originalità. Volete parlarci un po' del background musicale di ognuno di voi? 

Grazie mille, è un piacere essere considerati originali ed eclettici. La band ha una sezione ritmica, che come già detto, suona assieme da diversi anni, benché Giulio non avesse mai cantato, questo ha sicuramente aiutato il gruppo ad avere una certa stabilità. Per Antonio e Flaminia si tratta invece del primo progetto nell’underground e di inediti in generale. Per quanto riguarda gli ascolti è un po’ difficile inserire ciascuno di noi in un genere specifico, si può dire che spaziamo dal rock alla classica, dal jazz allo psych, dal prog alla musica minimale ed elettronica, con una costante ricerca di nuove forme espressive. 

4) Ho notato anche una certa propensione verso strutture e ritmiche quasi "jazz". Era un vostro intento? Ascoltate questo genere musicale? 

Allora, la propensione verso il jazz non è propriamente consapevole, anche se fa sicuramente parte del percorso musicale di Antonio e di conseguenza questo si riversa nella composizione dei brani. 

5) Io non saprei dare una connotazione precisa al vostro genere musicale. Voi se doveste "vendere" il vostro prodotto, come lo cataloghereste? 

Speravamo che questo fosse un compito da poter delegare ai critici, in ogni caso anche per noi è difficile trovare un’etichetta, per cui abbiamo semplicemente adottato quella di” Alternative Rock” sperando che con essa si potessero racchiudere tutte le sfumature del nostro gruppo. 

6) Il vostro progetto viene anche portato nella dimensione live? 

Il nostro progetto è nato prevalentemente per una dimensione live, ciò che si ascolta nel disco è esattamente ciò che noi cerchiamo di rendere dal vivo nella maniera migliore possibile. Abbiamo infatti cercato di evitare di sovra incidere o aggiungere strumenti che non potessero essere riportati nella dimensione di palco. 

7) Quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati e quali volete raggiungere con questa band? 

Sicuramente il progetto nasce e si svilupperà con l’intento di crescere e sperimentare affinché si possa trovare un livello di comunicazione artistica sempre più soddisfacente. Arrivare ad un pubblico attento e sempre più vasto significherebbe riuscire in questo intento da un punto di vista artistico, di crescita personale e, perché no, lavorativo. 

8) Ok, abbiamo finito, concludete come volete questa intervista! 

Per altre curiosità lasciamo rispondere alla musica. “Let Good Times Roll” Spaceman 3 


Intervista a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"

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