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11/01/18

VISIONOIR “The Waving Flame Of Oblivion” (Recensione)

Full-length, Autoprodotto
(2017)

Ogni volta che mi trovo a recensire un artista che è all'esordio e/o "nuovo" alle mie orecchie, sono solito riportare note biografiche, in modo tale da poter introdurre al meglio la recensione anche per chi, come me, si approccerà per la prima volta all'artista in questione. Quindi riporto i tratti salienti della carriera di Alessandro Sicur, polistrumentista che si cela dietro a questo progetto chiamato Visionoir. 
"Visionoir è il nome che dal 1998 accompagna l’attività musicale dell’unico membro di questo progetto: è da ritenersi quindi il vero e proprio alter-ego di Alessandro Sicur, polistrumentista fieramente auto-didatta proveniente da San Daniele del Friuli, in provincia di Udine. Nel 1998 esordisce con un demo-tape dal titolo “Through the inner gate”[...] E’ proprio in questi anni d’oro che la frequentazione della scena “progressive” porta una rivoluzione in casa Visionoir [...]Nel corso del tempo grazie alle nuove influenze vengono composti riff ed elaborati spunti ed idee che in seguito saranno processati fino a confluire nell’album di debutto “The Waving Flame Of Oblivion”.
La novità maggiore, in fase di arrangiamento, è stata l’ intuizione di utilizzare al posto del cantato delle registrazioni originali di grandi voci di poeti e pensatori del ‘900, dal grande impatto teatrale ed evocativo. L’ esperimento fatto con la voce “malata” di Antonin Artaud su “Electro-choc” si è rivelato illuminante. La ricerca ha poi portato a utilizzare anche le drammatiche voci di Ezra Pound, Dylan Thomas e T.S. Eliot. Voci a parte, tutto l’album è stato interamente scritto, suonato, registrato e mixato nello studio home-made da Alessandro Sicur, in regime di totale autarchia creativa e finanziaria, con il principale intento di dare finalmente forma e corpo ad un individuale ed intricato vissuto musicale". 

Ed eccoci a recensire questo album, un vero caleidoscopio di sensazioni, influenze e idee compositive straripanti, sempre in movimento, sempre in evoluzione, sempre diffcilmente classicabili in un'unica categoria. Potremmo definire questo album come un ottimo esempio di progressive rock, ma non renderemmo giustizia all'artista; infatti, tutte le definizioni che vanno da progressive rock, fino ad avantgarde, a rock, ad heavy metal e perfino a new wave ed elettronica sono calzanti e intervengono quasi a pari merito durante l'ascolto dell'album. Il livello tecnico-compositivo dei Visionoir è impressionante, soprattutto se pensiamo che dietro tutta questa carne al fuoco si cela un solo artista, e la cosa ancora più bella è che la musica, sebbene dotata di un senso melodico ben presente, non cede mai alla banalità o al "già sentito", ma tira dritto dal primo all'ultimo brano senza mai porsi limiti.

“The Waving Flame Of Oblivion” ripercorre quindi tutto ciò che ho riportato nella bio e ci aggiunge il talento dell'artista che ha rielaborato e risuonato tutto e fatto confluire in questa sua prima opera: rilasciato in formato digitale il 23/10/2017 su tutte le piattaforme (Spotify, Deezer, Amazon, Google PlaY, iTunes etc ), l’album è stato poi stampato su CD tramite la AUA Records a fine novembre 2017.
Le prime canzoni mettono in chiaro molto di quello che troveremo nell'album: "Distant Karma", "The Hollow Men" e "7even" formano un trio d'attacco che lascia stupiti in quanto ci troviamo subito ribaltati in una musica senza tempo, dove la chitarra è protagonista con i suoi riff e fraseggi di grande gusto, ma dove si scorgono continui accenni all'elettronica. La definizione di dark o new wave che ho trovato nella biografia in mio possesso è abbastanza indicativa per l'approccio che ho appena definito, ma direi che il nostro Alessandro Sicur è molto più indirizzato a formare dei pezzi che sembrano delle ipotetiche jam session che molto lasciano spazio agli strumenti tradizionali più che al lato "electro", ma direi che alcuni momenti e atmosfere possono rimandare alla profondità e al mood oscuro di quella corrente. Ma io ci sento anche molta solarità nella musica dei Visionoir, o perlomeno una malinconia che non scade mai nel nichilismo e che lascia sempre uno spiraglio di luce. Un esempio di quanto ho detto ad esempio è contenuto nella bellissima "A Few More Steps", ma anche nella quasi poetica bonus track che chiude l'opera, "Godspeed Radio Galaxy", che mi ha davvero emozionato per l'uso che viene fatto dei synth che a tratti ricordano quasi uno xilofono e per la durezza e rudezza di certi attacchi di chitarra.

Sarebbe ingiusto menzionare brani migliori o peggiori, perchè credetemi, l'album è validissimo e non lascia mai indifferenti o annoiati. Si hanno sempre cambi di registro e potremmo paragonare la musica dei Visionoir, volendo azzardare un paragone, a un ideale ponte tra il progressive metal, i mitici Goblin e l'elettronica applicata su una base rock. Confusi da questa descrizione? Beh, fate male perchè citerei ancora la spettacolare "Shadowplay" ad esempio, che inizia sommessa e lenta e poi man mano diventa sempre più avvincente e ricca di sfumature e scorribande strumentali, ma anche l'episodio forse più vicino alla darkwave del lotto, cioè "Coldwaves", che vi trasporterà lontano, nella sua meditazione trasportata in note.

Il genere proposto dai Visionoir quindi non ha bisogno di ulteriori descrizioni. Voi immaginate un film dove avete continui colpi di scena, ma dove tutto alla fine combacia perfettamente come in un grande puzzle. Ecco, quando ascolto musicisti e album di questo spessore penso che la musica abbia ancora tanto da offrire, e penso però un po' amaramente, che tanti come al solito ignoreranno o snobberanno grandi artisti come Visionoir per buttarsi sulle solite canzonette fatte ad hoc per un pubblico ormai lobotomizzato da internet e mass media. 
In ogni caso io penso che quando si crede in qualcosa, se si riesce a portare dalla propria parte anche solo una persona, a fargli cambiare visione delle cose, si è già vincitori. In questo, credo che Visionoir riuscirà in pieno, e mi auguro che saranno molti più di un solo ascoltatore coloro che si accorgeranno di lui e della sua bellissima musica. 
Album difficile, entusiasmante ma dannatamente attraente. Che aspettate a farlo vostro? 

Recensione a cura di: Sergio Vinci
Voto: 88/100

Tracklist:
1. Distant Karma 04:47
2. The Hollow Men 04:53
3. 7even 03:49
4. The Discouraging Doctrine of Chances 06:09
5. Shadowplay 03:42
6. Electro-Choc 05:15
7. Coldwaves 04:48
8. A Few More Steps 06:38
9. Godspeed Radio Galaxy 10:53

DURATA TOTALE: 50:54

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