RUDHEN "Di(o)scuro" (Recensione)

Full-length, Autoprodotto
(2017)

Decisamente è il Veneto a rappresentare l'ultima frontiera dello stoner italico di questi anni Dieci. Il motivo di un simile fermento “geografico” non lo so, ma i Rudhen sono l'ennesima band che recupera – in maniera personale, così come dovrebbe essere – la lezione dei Padri Desertici per riportarci attraverso le polverose vallate senza tempo né luogo cantate sin dagli anni '90, al fiorire del genere.

La band trevigiana giunge al debutto sulla lunga distanza “Di(o)scuro” dopo un paio di EP; le stringate note biografiche descrivono il loro sound come stone'n'roll per via delle influenze presenti, non solo quelle legate alle radici del genere, ma anche quelle che dal genere presero le mosse, come Wolfmother o Queens Of The Stone Age. Ecco, su questo elemento mi sento di dire la mia, in quanto è vero che gli innesti di tastiera presenti su “Di(o)scuro” possono far pensare ad un allargamento del sound al retro rock o magari ad un ammorbidimento della formula originaria, però è anche vero che lo stoner proposto dal quartetto è magmatico e “pesante” (con alcuni rimandi a cose tipo i primi Electric Wizard), senza concessioni all'ascoltatore tranne quelle che l'ascoltatore stesso è disposto a “concedere”, se mi passate il gioco di parole. Il disco si dipana per circa trentadue minuti di lentezza stoner appena mitigata dalla mano d'artista della band, che si dimostra in più punti favorevole all'improvvisazione e all'allargamento del canonico numero di battute, senza per questo risultare eccessivamente prolissa.

Argomenti elevati, quelli presenti in buona parte dei sette pezzi (compresi intro e outro): lo capiamo dal canto dantesco di Ulisse citato nell'intro “Castore” (e come poteva chiamarsi l'outro, se non “Polluce”?) e dal taglio storico/letterario di molte delle altre composizioni. Il resto, come si suol dire, è fredda cronaca del genere... “Fragile Moon” è percussiva e quasi onomatopeica nel break guidato dal basso, che prelude all'evocativo finale sottolineato dalle linee vocali acide di Alessandro Groppo e dal solenne inserto di tastiere in chiusura, mentre il rumore “politico” di un pezzo come 14-07-1789 (Prise de la Bastille) porta quasi a pensare come quello del rumorismo sia l'unico modo per descrivere eventi “importanti”, in un ideale richiamo ad episodi come “Easter 1916” dei Nucleus o “Palestina 15/11/1988” dei CCCP. Nel caso dei Rudhen, il rumorismo si ammanta di carica stoner/psych, solo apparentemente interrotta da un break di pianoforte che se possibile ne sottolinea la carica epica. 
Il mio consiglio? Teneteli d'occhio, e intanto fate vostro questo “Di(o)scuro”!

Recensione a cura di: schwarzfranz
Voto: 82/100
 
Tracklist:
1. Castore 02:29
2. Magnetic Hole 04:18
3. Fragile Moon 06:50
4. 14-07-1789 (Prise de la Bastille) 05:41
5. Carthago Delenda Est 04:43
6. My Girls Are Like Hallucinogenic Frogs 04:52
7. Polluce 03:27
DURATA TOTALE: 32:20

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