Woodshock: una lenta decadenza verso la follia (Recensione film)


Già nel lontano 1994 Kirsten Dunst rubava i nostri cuori con la parte della piccola Claudia in “Intervista col vampiro”, un film cult della cinematografia sui vampiri e non solo. Poi col tempo Kirsten ci ha regalato tante interpretazioni di rilievo: Mary Jane in “Spiderman”, un’altra parte in un’altro film cult, ossia “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”(Se mi lasci ti cancello) ma soprattutto un’eccezionale prova di recitazione in “Melancholia” di Lars von Trier, parte con la quale ha guadagnato un premio a Cannes. 
Recentemente ci ha anche stupito per la prova che ha fornito nella seconda stagione della serie televisiva di successo “Fargo”.

Perché parliamo di lei? Perché il film in questione, Woodshock, offre un’altra recitazione che a noi sembra da Oscar di questa straordinaria attrice dalle mille risorse. Nella parte di Theresa Kirsten Dunst ci inchioda al muro e non ci lascia scampo: costei è meravigliosamente drammatica in un personaggio bohemienne che compie azioni a tratti anche abominevoli.

L’uso dissennato di cannabinoidi dal potere fortemente allucinogeno conduce Theresa in una sorta di trance, in uno stato mentale tra realtà ed immaginazione, tra visione ed allucinazione. Ecco che il film, attraverso la vicenda di Theresa, ci mostra un mondo interiore magnifico, pieno di colori allucinanti, un mondo nel quale si inebria Theresa e ci inebriamo anche noi. Non solo. Theresa si immerge anche nella natura, nel bosco tra alberi giganteschi che ci fanno percepire l’immensità dell’elemento naturale. Oltretutto, Theresa ci trasmette depressione, malinconia, disagio esistenziale, tutto in un mix esplosivo ed irresistibile.

Allora una grande opera cinematografica Woodshock, resa soprattutto grande dalla prova intensa e fiammante offerta da Kirsten Dunst, un’attrice di talento che questa volta ci ha strabiliato con un personaggio nella sua lenta decadenza, decadenza che conduce Theresa nella follia più atroce ed inesorabile, tutto questo in un idillio naturale che diventa terribile perché macchiato dalla “turpitudine”. 

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