Intervista: FAHBRO

Un ep d'esordio interessantissimo, questo di Fahbro! "Addis Zemen" si è guadagnato il posto di Hot Album a forza di spallate dub, reggae e roots, in un connubio riuscitissimo che vi trasporterà in uno splendido viaggio, anche spirituale. A voi le parole di Fahbro!

1) Ciao Fahbro e benvenuto sulle nostre pagine virtuali. Vuoi presentare per favore il tuo primo ep “Addis Zemen”?

Ciao a voi tutti, redazione e fans di Hot music Magazine. Addis Zemen è il mio primo ep ed è come se fosse un prolungamento di me stesso, in quanto nato da uno spaccato della mia vita. E’ come se avessi dato una colonna sonora ad un periodo di profondo cambiamento avvenuto negli ultimi due anni della mia vita. Proprio per questo ho scelto il titolo Addis Zemen che, tradotto dall’amarico, significa Nuova Era. Un nuovo inizio nella mia vita, che non vuol dire abbandonare il passato, ma piuttosto completare il passato nel presente.

2) Vogliamo fare un brevissimo sunto della tua carriera, fino ad arrivare ai giorni nostri?

Sono da sempre appassionato della musica, fin da quando ero bambino, mia nonna paterna mi costrinse, assieme agli altri cugini, a seguire lezioni di piano. Ma, ahimè, mi stancai subito perché preferivo giocare a basket con gli amici, altra mia grande passione. La musica è sempre stata una colonna portante della mia vita, e grazie soprattutto a mio fratello Viktor, mi sono avvicinato da teenager al rap, in particolare a Tupac Amaru Shakur, e al reggae, ascoltando principalmente i brani di Bob Marley. Grazie a questi due generi e queste due figure di spicco, mi sono avvicinato a temi sociali e spirituali che mi hanno spinto a formarmi come persona ed attivista.
Il primo approccio alla musica reggae lo ebbi quando l’Almighty Squad Sound Machine, una crew di Campobasso, la città dalla quale provengo, mi propose di entrarne a far parte. Era circa il 2005, ed il contesto era totalmente diverso, la dancehall ne faceva da padrone, e dopo qualche anno di presa di coscienza e crescita personale capii che quella non era la strada che mi apparteneva. Così, successivamente, nacque il collettivo Psalm, creato ed istituito come realtà locale di promozione sociale attraverso la musica. Parallelamente al mio interesse per il reggae, cresceva sempre più anche la voglia di ampliare la mia formazione musicale tecnica. Pertanto decisi di intraprendere un percorso formativo in stile anglosassone, che mi ha portato poi al conseguimento di un Pearson BTEC Higher National Diploma in Music Technology e successivamente a cavallo tra Italia e UK, Roma e Ayr, un Bachelor of Arts in Commercial Music presso la University of West Scoltand.

3) Da cosa deriva la parola Fahbro?

Il mio nickname artistico lo devo all’abbreviazione del mio nome reale, con cui da sempre mi chiamano gli amici, fabbro.

4) Come descriveresti la tua musica se dovessi presentarla a chi si avvicina per la prima volta a te?

La mia musica è una commistione di reggae tradizionale e dub digital più moderno.
In fase di creazione ed arrangiamento, cerco sempre di aggiungere dei suoni sintetizzati agli elementi classici del “levare”, quali gli organi per il “bubble”, lo skank delle tastiere, o i rimbalzi delle percussioni.

5) Il tuo progetto viene anche portato nella dimensione live? E in che modo lo fai?

Proprio in questi giorni stiamo ragionando, insieme al collettivo Psalm e alcuni musicisti, quale sarà la migliore forma del live. Molto probabilmente saremo in 3 (singer/mc, strumentista e dubmaster), con un set dub master, ispirato a grandi artisti come Mad Professor, Zion Train, DubFiles, per rendere l’idea.

6) Qual è l'obiettivo che ti sei prefisso di raggiungere con questo progetto?

Sinceramente non mi prefisso obiettivi quando faccio musica, anche perché non cerco fama. La musica è uno strumento potentissimo attraverso cui ci si può esprimere e comunicare un messaggio, migliorare ed ispirare un cambiamento nella società. Questo è da sempre il mio unico obiettivo: vivere di musica, esprimermi attraverso la musica.
Promote 
Social 
Attitude and 
Livity through the 
Music
è infatti proprio l’acronimo di P.S.A.L.M. 

7) Cosa significa un titolo come “Addis Zemen”
E’ un titolo carico di significato spirituale. Innanzitutto Addis Zemen in amarico significa nuova era, un nuovo inizio. Addis Zemen, inoltre, è il nome che Sua Maestà Imperiale Haile Selassie nel 1941 diede ad una rivista per celebrare la liberazione dall’oppressione del regime coloniale italiano.
Infine per me simboleggia la rinascita dopo un periodo turbolento e un po' negativo della mia vita.

8) Cosa speri di comunicare con la tua musica a chi ti ascolta?
Spero di poter comunicare all’ascoltatore proprio il rinnovamento e la rinascita intrinseca nel titolo stesso dell’album. Non importa cosa Babylon voglia inculcarci, voglia farci credere o voglia spingerci a fare, abbiamo sempre un motivo nella vita per essere grati e anche nei momenti più bui e difficili, abbiamo una luce.

9) Ok, abbiamo finito, concludi come vuoi l'intervista e prenditi tutto lo spazio che vuoi per dire qualcosa che magari non ti ho chiesto ma di cui senti il bisogno di parlare!

Il vostro spazio è stato quanto mai gradito e per questo vi ringrazio. Spero l’intervista potrà risultare interessante per i vostri lettori. Voglio salutarvi con un messaggio per i più giovani che si approcciano al mondo musicale. Ascoltate la musica, tanta, con le orecchie, ma anche con la “pancia” e con lo Spirito. Non lasciatevi trasportare dalle mode temporanee e passeggere del momento, frutto del mainstream, ma ricercate nel passato, nell’underground e nelle culture musicali, in modo da arricchire il vostro essere. La musica non è solo intrattenimento ma è e deve essere anche “educazione” per lo spirito. Edutainment.

A presto.
F.

Intervista a cura di: Sergio Vinci 

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