DAMASCO "Damasco" (Recensione)

Full-length, Seahorse recordings

(2017)

Incominciamo a presentare questa band tutta italiana ai nostri lettori, riportando un po' di cenni biografici: "I Damasco si formano nel Gennaio 2014 a San Gavino Monreale (Sardegna) per dare vita a un progetto di Rock Alternativo che miscela intenzioni e sonorità noise e grunge a testi prevalentemente in italiano. L’iniziale e attuale Line up è composta da Alessandro Sechi “Dubba” alla voce, Stefano Porceddu al Basso, Enrico Campolongo e Maurizio Congia alle chitarre, Enrico Boi alla batteria. Nel Giugno 2014 registrano il primo singolo, “Bloodhound”, mixato allo Sleepwalkers recording studio e masterizzato dalla Magnus Lindberg production.

Tra il 2015 e 2016 sperimentano in versione live le idee e i brani che diventeranno (alcuni) le tracce del primo album. Anche alcune cover del genere diventano parte integrante del repertorio come “Nub” dei Jesus Lizard e “Prayer to God” degli Shellac. Nel frattempo Elia Altea sostituisce Enrico Boi alla batteria. Nel 2016 iniziano le registrazioni del primo album, Omonimo, che viene pubblicato nell’ Aprile del 2017. Le tracce vengono registrate, mixate e masterizzate al V-Studio, in Sardegna, da Villy Cocco, Matteo Spiga e Paolo Mulas. L’artwork è di Giovanni Casu. Un mese dopo viene pubblicato anche il video di Vorrai, una delle tracce contenute nell’album, realizzato da Matteo Farris. Contemporaneamente il gruppo continua a suonare dal vivo portando avanti anche una versione acustica del repertorio, con la collaborazione di Pierpaolo Sedda alle percussioni. Nel Luglio 2017 Enrico Boi riprende il posto di Elia Altea alla batteria. Attualmente, i Damasco preparano nuovi live e raccolgono idee per il prossimo lavoro".

Esaminando questo primo album omonimo, possiamo davvero dire che la band esordisce col botto. Il loro suono si rifà alla vecchia tradizione alternative-grunge-noise-indie, con testi in italiano, ma ci aggiunge quella sorta di "cantautorato" italiano rock che negli ultimi anni si è fatto spazio nel nostro panorama musicale, con esponenti come Ministri, Sick Tamburo, Teatro degli Orrori ecc. Ovviamente ci sono anche echi del passato alternativo italiano, come Afterhours e Marlene Kuntz, sia per un approccio ai testi poetico e non banale, ma anche per costruzioni delle canzoni non proprio lineari, con un gran lavoro in sede ritmica da parte di basso e batteria, e dei riff potenti e ficcanti di chitarra.
Il tutto poi è stato ottimamente prodotto e missato da Villy Cocco Matteo Spiga e Paolo Mulas al V-Studio tra il 2016 e 2017, tranne il brano "Bloodhound", registrato e mixato da Gabriele Boi allo Sleepwalkers club nell’agosto del 2014 e masterizzato da Magnus Lindberg.

Il disco, in definitiva, nelle sue sette tracce (6+ 1 bonus track), riesce a catturare per un approccio decisamente impegnato, dove parole toccanti descrivono il disagio in senso ampio: verso gli altri, nel lavoro, nell’amore, verso noi stessi. Non resta che seguire questa band, soprattutto per le prossime mosse che metteranno in atto, ma sono pronto a scommettere che la potenza delle loro parole e della loro musica non rimarranno affatto inosservati, e li vedremo scalare qualche importante gradino verso il successo. Complimenti!

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 75/100

Tracklist:
1. Flashmob 4:35
2. Issa 4:27
3. Vorrai 4:34
4. luci e ferro 5:33
5. Ghiaia 5:32
6. Monicelli 4:35
7. Blodhound* 5:04
*Bonus Track

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