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SUICIDAL CAUSTICITY "The Human Touch" (Recensione)

Full-length, Amputated Vein Records
(2017)

Da tempo penso che il metal italiano sia ormai arrivato in tutto e per tutto al livello di quello estero. Non che le qualità ci siano mai mancate, ma vuoi per alcune label farlocche, vuoi perchè a livello di suoni in passato eravamo ancora un po' indietro, ma la musica metal del nostro Paese, insomma, non poteva ancora competere con alcune realtà estere. Oggi come oggi tutto questo è stato spazzato via da dischi di valore, musicisti preparati, produzioni e suoni al top. E questi fiorentini Suicidal Causticity sembrano voler rincarare la dose, piazzando nelle nostre orecchie un disco di brutal death metal fantastico.
La prima domanda che mi è venuta in mente ascoltando questo "The Human Touch" è stata: siamo di fronte ai nuovi Nile? Ebbene sì, signori. Se parliamo di tecnica, qualità e capacità compositive, possiamo tranquillamente mettere questa band al livello dei maestri del brutal americano. Ma in questo album non ci sono solo i Nile, piuttosto c'è tutto ciò che il brutal death metal dovrebbe avere! La band sin dall'iniziale "Diamond Grinder Spring" dimostra una capacità innata nel costruire brani di una violenza inaudita, ma che hanno il pregio di essere strutturati in maniera impeccabile, con continui cambi di tempo, inserti e rallentamenti improvvisi e ripartenze killer. E' davvero un album che non lascia prigionieri, dove ogni pezzo andrebbe elogiato, ma personalmente sono rimasto ancora di più a bocca aperta dinnanzi ad una gemma epica e brutale come "Cascade of Mutilations", che arriva comunque dopo un lotto di brani di elevatissima caratura, tra cui spiccano episodi come "Estuary Abomination", "Affluent of Woe" e l'epica "The Choral Brooke".

Le due ultime perle del disco sono "Chimaera Canal", davvero devastante e senza troppi fronzoli, un po' in stile Cannibal Corpse ma con più tecnica e inventiva e "Lynn", brano di oltre sette minuti che si apre spettrale e sinistro, quasi doom per i suoi tempi rallentati. Nel proguire della canzone veniamo travolti da una tempesta sonora incredibile, dove riff e batteria viaggiano a velocità di inumana concezione. In questo brano riaffiorano i riferimenti ai Nile, in particolare ad un album come "Annihilation Of The Wicked", ma per fortuna parliamo solo di influenze, perchè questa formazione ha una solida identità.
In definitiva, che altro dire? Disco assoluto nel suo genere, che polverizza il 90% della concorrenza in quarantatrè minuti di brutalità ai massimi livelli, ma il tutto condito con gusto e tecnica di altissima qualità. 
Il vero delitto sarebbe lasciare questo album nel marasma dell'underground. Che mazzata ragazzi.

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 82/100

Tracklist:
1. Diamond Grinder Spring 04:34
2. Estuary Abomination 03:50
3. Affluent of Woe 04:31
4. The Choral Brooke 04:24
5. The Rates - Full River Cry 04:21
6. The Rates - Dead River Call 04:33
7. Cascade of Mutilations 04:02
8. Chimaera Canal 05:30
9. Lynn 07:14
DURATA TOTALE: 42:59 

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