ROYAL BLOOD "How Did We Get So Dark?" (Recensione)

Full-length, Warner Bros
(2017)
Arriva il secondo album del duo più rumoroso del momento, i Royal Blood con “How did we get so dark?”, uscito lo scorso giugno. Consiglio un attento ascolto a tutti coloro che hanno una scarsa opinione del basso, ritenendolo strumento “triste” e “inutile”; il duo è infatti composto solo da basso e batteria. Qui il basso, con pesanti distorsioni ed effettistica, riesce a riprodurre sia le frequenze più basse, tipiche dello strumento, sia a simulare una parte di chitarra, con note più alte, suonate “a fondo manico”.
Il duo nacque nel 2014 quando il batterista, Ben Thatcher, incontrò il cantante e bassista, Mike Kerr, di rientro da un viaggio in Australia e decisero subito di lavorare a questo progetto. Gran parte del materiale era già stato preparato ed utilizzato in Australia da Kerr, infatti dopo pochissimi giorni dal suo rientro avevano già i primi concerti. Nel 2013, in una delle loro serate, ebbero la fortuna di trovare tra il pubblico Matt Helders, batterista dei Arctic Monkeys, che rimase talmente colpito dal loro stile che nel 2014 aprirono alcuni degli Arctic Monkeys e nel 2015 ebbero l’opportunità di aprire una serie di concerti dei Foo Fighters durante il loro tour nel Regno Unito. Successivamente all’uscita del primo album “Royal Blood” nel 2014, Jimmy Page si espresse sul dicendo “Il loro album ha portato il genere (rock) più in alto di un paio di livelli.” “È musica di qualità tremenda.”, parole che dette dal chitarrista di una band che ha contribuito pesantemente a creare quel genere, hanno un certo peso.

In un’intervista i due artisti hanno rivelato di ascoltare un pò tutta la musica e di essere quindi aperti a vari generi. Ascoltano molta musica elettronica ed Hip Pop e sarebbero curiosi di mescolare il loro rock con questi generi, in particolare fanno i nomi di Justice e Kendrick Lamar con cui avrebbero piacere di collaborare. Forse i Royal Blood devono il loro successo proprio a questa loro apertura e libertà musicale che gli fornisce spunti per brani sempre nuovi e innovativi. “How did we get so dark” come il precedente album omonimo “Royal Blood” è composto da 10 tracce, l’argomento principale dei testi è le relazioni complicate, trattate sempre con distacco e senza mai entrare nei casi personali dei due ragazzi di Brighton, trattando l’argomento in linea generale, in questo modo ognuno può ritrovarsi più o meno in molti brani. L’album di debutto “Royal Blood” è stato un enorme successo, sessantaseimila copie in una settimana, ma non è stato un successo solo dal punto di vista musicale. Infatti tra i vari riconoscimenti ottenuti il duo di Brighton può vantare anche il primo posto come Best Art Vinyl 2014, per la cover più bella dell’anno. È infatti un’opera ricercata e realizzata dall' artista Dan Hiller; si chiama Pachamama ed è deriva da un viaggio in Perù del pittore; arricchita da incisioni vittoriane. Il duo gli aveva commissionato la realizzazione di un disegno apposito, ma non appena vista Pachamama la vollero immediatamente! La copertina di “How did we get so dark” risulta molto più leggera, semplici figure geometriche e le sagome di due donne a centro immagine. Si notano delle analogie con l’opera di Hiller però, è infatti composta solo da due colori, bianco e nero, come due sono i componenti della band e le donne raffigurate.

Dal punto di vista sonoro seguono lo stile del precedente disco, una pesante effettistica, distorsioni  sul basso che rendono il suo suono irriconoscibile, simile ad una chitarra; una ritmica potentissima della batteria travolge l'ascoltatore. Registrato tra gli ICP Studios di Bruxelles e gli Brussels Rak Studios di Londra il disco è stato prodotto ancora una volta da due orecchie che conoscevano il sound della band già dal primo album, Jolyon Thomas, Produttore e Engineer anche in “Royal Blood”. Dato il pesante "processing" che c’è dietro ai due strumenti, senza il lavoro di Jolyon Thomas sicuramente il disco, e i Royal Blood stessi, non avrebbero questo sound, che in questo album risulta ancora più scuro del precedente. D’altronde siamo nell’era della musica digitale ed è inevitabile che una band per essere innovativa e distinguersi debba affidarsi all’elettronica, e in questo caso con ottimi risultati. Il brano che da il nome al disco “How did we get so dark” è uno dei più significativi per Kerr che confessa non sia nemmeno semplice da suonare a causa della ritmica difficile. Il ritornello è la parte a cui tiene maggiormente, era da tempo infatti che aveva quelle parole in testa ma non trovava la musica adatta ad accompagnarle. Con “How did we get so dark” non avrebbe potuto trovare brano migliore da abbinare. Altro brano importante per l’album è “Where Are You Now?”, pubblicato a sorpresa nel giugno 2016 per la colonna sonora di "Vinyl", ha suscitato le prime indiscrezioni sulla successiva uscita del secondo album. Il brano inizia con un pesante groove di batteria suonato sui tom, seguito dall’ingresso del basso che è incredibile come riesca a coprire sia la fascia sonora più bassa, del basso, che la più alta simile a una chitarra. L’argomento della canzone anche in questo caso pare sia la fine di una relazione. “Hole in your Heart” è la nona traccia dell’album ed è particolare più che altro per il modo in cui è suonato il basso nella strofa, risulta infatti simile ad un sintetizzatore, per poi nel ritornello riprendere il suo solito suono simile a una chitarra. Quello che mi piace di più di questo duo è proprio il modo in cui il basso in ogni brano riesca sempre ad avere un suono differente che si mimetizza con altri strumenti, ma mai con il basso.

Volendo fare una critica alla band c’è da dire che nei live vedere solo due persone che si esibiscono sul palco con brani talmente potenti, se da una parte stupisce l’ascoltatore, dall’altra risultano molto statici. Essendo entrambi “legati” alla loro postazione, Thatcher alla batteria per ovvi motivi, e Mike Kerr per rimanere vicino al microfono, lo show sul palco è in parte sacrificato. Si impegnano comunque tra un solo di basso e un intro improvvisato e coinvolgono egregiamente il pubblico. 
Il fatto di vedere il palco così vuoto però mette una strana sensazione, viene da pensare “è tutto quì?”. Credo che il rock, e la musica in generale, si basi principalmente sul rapporto tra le persone che fanno e vivono quella musica sulla loro pelle, se vissuto solo in due questa esperienza potrebbe venire in parte sacrificata.

Recensione a cura di: Alessandro Friggi 
Voto: 85/100
Tracklist:
01. How Did We Get So Dark?
02. Lights Out
03. I Only Lie When I Love You
04. She's Creeping
05. Looks Like You Know
06. Where Are You Now?
07. Don't Tell
08. Hook, Line & Sinker
09. Hole In Your Heart
10. Sleep


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