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Kal-El "Astrodoomeda" (Recensione)

Full-length, Argonauta Records 
(2017)

Sarà il fatto che da bambino divoravo i fumetti di Capitan Futuro, sarà la mia innata passione per gli spazi siderali e per i cantori degli stessi, ma i Kal-El mi hanno attratto soprattutto per la copertina. Il passaggio da questa alla musica è breve: in tempi recenti, raramente ho trovato così tanta corrispondenza tra un artwork e il lavoro musicale di riferimento! In realtà, non sapevo nulla della band se non quanto mi arriva periodicamente dalle note di accompagnamento della Argonauta Records, dalle quali apprendo ad esempio che i Kal-El sono nati nel 2012 in Norvegia e annoverano membri dei Theatre Of Tragedy tra le proprie fila.

Certo è che il loro mix di vintage rock, Sabbath e classico stoner novantiano appare ben fatto, pur lasciando una vaga sensazione di straniamento. Eh sì, perché sono gli anni '10 a rimescolare le carte, lanciando un ideale ponte tra le sonorità desertiche figlie di Kyuss e Monster Magnet e il rock più classico a cui hanno fatto riferimento varie derivazioni dell'hard'n'heavy fino ad oggi. In altre parole, i Kal-El hanno uno stile vocale zeppeliniano (pensate agli Scorpion Child, per fare un esempio dei nostri giorni) ma suonano pachidermici e psichedelici esattamente come gli alfieri dello stoner insegnavano, venticinque anni orsono. E poi, c'è la componente pulp in stile telefilm anni '60 (o fumetto anni '40, se preferite) che mette immediatamente in chiaro il gotha di riferimento di Cpt Ulven e soci, con samplers che potrebbero benissimo essere tratti da The Time Tunnel o da altri imperdibili serial futuristici dell'epoca.

La band ama dilatare le proprie composizioni, come avviene nella title track collocata in apertura, o nell'eterea “Starlight Shade”, il cui svolgimento ricorda “Mountains Of Mars” degli Electric Wizard, con tanto di proclama direttamente dallo spazio sul finire dei dieci minuti concessi alla track. Non mancano bordate più compresse e dritte al punto, come “Atmosphere”, l'evocativa “Mothership”, non immune da suggestioni vicine ai Wolfmother (che tra l'altro – non dimentichiamolo – sono stati tra i primi a sdoganare il retro rock) e la la marcia al caterpillar di “Luna”, legata a doppia mandata ai padri putativi del genere. E a proposito di padri putativi, “Spacecraft” rifà un po' troppo da vicino il verso a “Odyssey” dei Kyuss, ma è anche vero che quando si mangia la marmellata sporcarsi le mani è inevitabile, specie se la marmellata è a base di prugne stoner imbevute di sabbia del deserto. Ah, ve lo dico: una delle attrattive principali di “Astrodoomeda” è stata per me la cover di Green Machine dei Kyuss (ma guarda un po'...), anche se devo ammettere che l'anthem anni '90 appare qui svuotato di senso, rallentato com'è e decisamente adattato al flavour retrò di questi anni '10. A parte queste sbavature, mi sento comunque di consigliare i Kal-El a chiunque viva di stoner e non disdegni le recenti evoluzioni del genere.

Recensione a cura di: Francesco “schwarzfranz” Faniello 
Voto: 70/100

Tracklist:
1. Astrodoomeda 09:05
2. Atmosphere 04:08
3. Mothership 05:43
4. Code of the Ancient 05:24
5. Luna 03:34
6. Starlight Shade 10:20
7. Spacecraft 03:09
8. Green Machine 06:09
DURATA TOTALE: 47:32

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