RAGE "Seasons of the Black" (Recensione)

Full-length, Nuclear Blast 
(2017)

I Rage fanno parte di quella lunga lista di band che, personalmente, mi sono sempre piaciute abbastanza ma per le quali non ho mai straveduto. Probabilmente la loro vena melodica affine a certo power metal non è proprio pane per i miei denti, ma va va però detto che, a dispetto di qualsiasi opinione personale, nella loro prima parte di carriera e in gran parte della seconda, hanno saputo regalarci diversi album di indubbio spessore, come ad esempio "Perfect Man", "The Missing Link", "Trapped!", "Black In Mind", "Soundchaser" e altri ancora. Tutti dischi che non dovrebbero mancare nella discografia di ogni metallaro con la M maiuscola che si rispetti.
Sia nella loro prima incarnazione più incline a certo speed metal e sia dopo, quando sono diventati più melodici, sinfonici e moderni nel sound, hanno saputo cavarsela egregiamente, zoppicando solo in qualche album da più o meno quindici anni ad oggi.

Ad appena un anno di distanza dal precedente, e niente male, “The Devil Strikes Again”, Peavy Wagner non varia nè il sound e nemmeno la line-up, che vede nella band, oltre lo stesso Peavy al basso e voce, il batterista Vassilios Maniatopoulos e il chitarrista e corista Marcos Rodríguez. 
Questo nuovo "Seasons of the Black" appare come un disco di power-speed metal molto ben assemblato, con pezzi trascinanti e melodie di voce spesso azzeccate, e tutti i fan dei Rage della prima ora staranno già godendo nel sapere che ormai il quasi totale ritorno alle origini dei Rage si consolida completamente anche in questo album, seppure con un pizzico di melodia in più e una qualità che rimane buona, ma in generale un po' altalenante da pezzo a pezzo.

Tuttavia la band sa spingere ancora molto sull'acceleratore senza troppi fronzoli, e pezzi come la title-track "Season Of The Black" e la terremotante "Walk Among the Dead" segnano una prima parte di album di qualità, con musicisti che sanno il fatto loro. I recenti innesti alla chitarra e alla batteria si rivelano funzionali alla realizzazione di un sound roccioso e veloce, ma non vengono mai meno classe e tecnica. Il riffing si mantiene piuttosto serrato in tutto l'album, ma non mancano ampi spiragli solistici dove Marcos Rodríguez sa impressionare con begli assoli ed arrangiamenti. Ci sono piccole cadute di tono, dove la band punta un po' troppo sulla melodia, come in "Justify" o "Blackened Karma", che a mio parere sembrano sbiadite e fuori contesto, ma la band sa comunque piazzare in generale altri brani ficcanti e convincenti, come ad esempio l'oscura "Septic Bite". Il finale spetta ad un brano più ragionato, "Farewell", che chiude l'album con classe ma non brilla particolarmente pur lasciandosi ascoltare con piacere. 
Il disco è stato prodotto dal guru Dan Swanö, che è riuscito a donare potenza alle canzoni ma allo stesso tempo senza laccare troppo il sound, lasciandolo abbastanza naturale e in your face.

Disco quindi riuscito, non esaltante, ma che ha diversi brani molto buoni al suo interno, e quindi i fan del power-speed metal e i fan della band saranno accontentati. 
NB: nella versione promo che abbiamo esaminato non sono presenti le tracce che vanno dalla 12 alla 17, ovvero brani degli Avenger (il primo monicker della band dal 1983 al 1986) riregistrati, quindi non possiamo ovviamente valutarli, anche se ci sarebbe piaciuto. Questi pezzi sono presenti nella versione speciale dell'album.
Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 70/100
 
Tracklist: 
1. Season of the Black 04:55 
2. Serpents in Disguise 04:13 
3. Blackened Karma 04:38 
4. Time Will Tell 05:04 
5. Septic Bite 04:20 
6. Walk Among the Dead 04:05 
7. All We Know Is Not 04:20 
8. Gaia 01:02 
9. Justify 06:09 
10. Bloodshed in Paradise 05:39 
11. Farewell 07:21

Nessun commento