THE ARSON PROJECT "Disgust" (Recensione)

Full-length, Independent 
(2017)

Gli Arson Project sono svedesi e fanno Grindcore, una presentazione minimale e forse un pò riduttiva che però non si allontana troppo dalla verità. Un’altra verità è che risulta praticamente impossibile sentire nominare la Svezia e il Grind senza che compaia subito la parola “Nasum”. Il celeberrimo combo di Oerebro rappresenta, volenti o nolenti, un punto di riferimento e di paragone inevitabile per chiunque in Scandinavia si sia cimentato in simili sonorità dal 2000 in poi.
Gli Arson Project non nascondono affatto il loro debito nei confronti dei maestri, lo dimostra tra le altre cose la loro presenza nella compilation-tributo del 2010 “A Tribute to Nasum”.

“Disgust” è il primo Lp dei nostri a seguito del buon Ep “Blood and Locusts”, lavoro in cui i TAP avevano già dimostrato di non essere semplicemente degli emuli minori del compianto Mieszko e compagni. Il Grindcore di “Disgust” appartiene alla corrente creata e alimentata da formazioni europee e statunitensi come Nails, Trap Them, Weekend Nachos e in misura minore Rottend Sound, questi ultimi più legati alla vecchia scuola. La “scuola” degli Arson Project è quella che tenta di non privare il proprio sound della furia e della rabbia hardcore rinunciando in parte alla follia destabilizzante e cacofonica del Grindcore primordiale. La produzione è dunque relativamente pulita, gli strumenti riconoscibili e anche i momenti di puro riverbero non si avvicinano nemmeno lontanamente al caos dei primi Axis of Discordance (a cui comunque la voce di Larson in parte si ispira) o dei Capitalist Casualities.

“Disgust” si apre in stile Nasum, “Buried in Concrete” è una breve e precisa sfuriata in blast beat, riff serrati e latrati a gola spiegata. La chitarra ha rinunciato alle tonalità opprimenti e – in linea con la nuova scuola di cui sopra – è più aperta e a tratti vicina ad hardcore e powerviolence di nuova generazione. L’andamento del disco si mantiene regolare e sufficientemente ispirato sino a “Downward Spiral”, spartiacque e momento riflessivo del disco. Il pezzo è cadenzato, farcito di sample audio parlati, riverbero e quelle atmosfere ipnotiche prese dallo Sludge che pare non possano proprio mancare nelle produzioni di questa generazione di band “neo-grind”. I rimanenti minuti di “Disgust” mantengono questa alternanza, non sempre giustificata forse, tra staffilate e momenti riflessivi e rumoristici. Se infatti tecnica e conoscenza del genere sono incontestabili, la spontaneità sembra creata a tavolino, e non sono sufficienti stacchi e riprese punkeggianti da primi Okkultokrati inseriti nei momenti strategici a conferire freschezza.

Per concludere, e come spesso inevitabilmente accade, non siamo di fronte né ad un brutto disco né ad un capolavoro, ma una certezza non da sottovalutare è che se li doveste incrociare dal vivo gli Arson Project non vi deluderanno.

Recensione a cura di Nicola “El Mugroso” Spagnuolo 
Voto 72/100

Tracklist:

1. Blood on the Shovel 00:56
2. Buried in Concrete 01:21
3. Raped Minds 01:25
4. Nuclear Fallout 01:50
5. Nothing 01:18
6. From the Pits 02:31
7. Downward Spiral 04:15
8. To the Gallows 00:56
9. Hail Armageddon 02:51
10. Forgotten Graves 02:25
11. Degeneration 03:09

DURATA TOTALE: 22:57

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