IEatHeartAttacks "Please Just Dance Death" (Recensione)

Full-length, Fysisk Format 
(2017)

Testi e suoni che riflettevano l'ambiente e la cultura di un luogo. Ve le ricordate le prime "scene" hardcore? Ogni scena viveva del proprio circuito di locali, etichette, artisti. Quella di Washington DC, quella di Boston, quella californiana, quella newyorkese e via così, mi limito a quelle storiche. Non ha più molto senso parlare di "scene" in questi termini. Almeno dai '90 in poi, cioè da quando anche le comunità hardcore si sono globalizzate. 
Un'intera generazione, per buona parte dei '90 e poi a seguire fino a oggi, si è interconnessa iniziando a condividere e scambiare musica, informazione e cultura in ogni angolo del globo. Non per forza è un male, ma non c'è da farsi troppe illusioni di rivedere quella realtà. Alla Fysisk Format, etichetta indipendente di Oslo collocata direttamente nel negozio di dischi (ricorda qualcosa?), probabilmente sono dei nostalgici. Vogliono crederci ancora, anzi rilanciano, e ci raccontano di una "scena hardcore norvegese" e, prima ancora, dello stretto rapporto tra questo trio e la mistica valle che l'ha visto nascere, della sua cultura norrena e le oscure (dis)armonie del suo folklore. Sortite del genere non impressionerebbero, se non provenissero proprio da quella civiltà che ha donato al mondo il miglior Black Metal e riportato alla luce (se di luce si può parlare) le tradizioni più antiche. 

Gli IEatHeartAttacks nascono nella località di Gudbrandsdalen, che porta subito alla mente posti immersi nella tundra, dalla passione dei giovani fratelli Noppers e Jompi Myren, rispettivamente alla chitarra e alla batteria. A loro si agiungerà Erik Fossmo al basso, completando la formazione. Dopo quattro singoli, con "Please Just Dance Death" fanno l'esordio sulla lunga distanza, nel quale riprendono alcuni brani precedenti. Va subito detto che non sembra proprio un album di debutto, vista la maturità dimostrata nel songwriting e nella padronanza del genere proposto, un hardcore che mescola l'attitudine delle sue radici con le cifre stilistiche delle sue evoluzioni. Pezzi perlopiù essenziali, semplici come vuole la buona tradizione, ma tutt'altro che facili (Munari docet), e con la voglia di sperimentare. Prendete l'iniziale "Liar", o la sesta "Drowning is My New Favourite Thing". Secchi e diretti, ma ti prendono subito agli arti, non puoi fare a meno di battere il tempo con loro. O ancora in "Refuge Tropicana": solo l'essenziale, 4 accordi dal riff di partenza, niente chiacchiere. Le idee si concentrano in uno/due minuti, giusto il tempo di assimilare il discorso. In "The Six", dopo un minuto di ritmi spezzati come le vertebre di Freddie Gray, gli bastano gli ultimi 15 secondi per portarti in mezzo ai manifestanti, in prima linea, a sfondare il cordone della polizia. 

Al di là delle varie mobilitazioni, che hanno visto anche nomi importanti, non mi è molto chiaro cos'abbia a ce fare un fatto di cronaca nera di Baltimora con tre ragazzi dei sobborghi norvegesi. I tre brani di chiusura, che comprendono la title-track, sono una centrifuga di dissonanze e cambi di tempo. Unica eccezione "Two Step", a riprendere l'assalto con voce artigliata dopo la più calma "M.IA.", che si sviluppa in quasi 3 minuti e mezzo. Con l'oscura e furente "Black Hearts" finiscono il lavoro, il tiro non manca mai e si prospettano disastri in sede live. Nota a parte per la produzione pulita-ma-non-troppo, come a sottolineare che non sono dei fighetti, ma a conti fatti direi che rende bene. A dispetto delle attese, siamo di fronte a un hardcore "internazionale" come le colazioni negli alberghi, mancano elementi armonici o melodici "a km zero". 

A un approccio da hardcore britannico, diciamo tipo Discharge, si possono trovare riferimenti al post-hardcore più di richiamo Botch, momenti alla Touché Amoré e altro ancora. Il fatto che somiglianze ci siano, e anche più significative, anche con i compagni di etichetta Snöras e Haust fa auspicare a un possibile circuito artistico, ma è presto per dirlo. Ora che la Fysisk ha tirato in mezzo tradizioni ancestrali e corse nude attraverso la foresta (giuro!), non so se sperare che a un certo punto facciano davvero un'esplorazione in quel senso. Forse avrei paura di un effetto "Dropkick Murphys vichinghi". 
Il fatto è che bisognerebbe stare attenti a suscitare certe aspettative. Intanto auguro agli IEatHeartAttacks il successo che meritano per questa grande prova. Sia dentro che fuori i confini locali. 

Recensione a cura di: Ivo "Mutilio" Palummieri 
Voto: 72/100

Tracklist:
1 Liar 2:04
2 The Six
3 Refuge Tropicana
4 M.I.A
5 Two Step
6 Drowning Is My New Favourite Thing 
7 Please Just Dance Death
8 You Will Try to Escape
9 Black Hearts

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