I SILENI "Rubbish" (Recensione)

Full-length, Karma Conspiracy Records
(2017)

Venti anni di attività e due album all'attivo, di cui questo "Rubbish" è il secondo de I Sileni, band misteriosa, che evidentemente non ama la troppa esposizione mediatica, dato che sul web non sono riuscito a trovare praticamente nulla che mi aiutasse a capirne l'esatta provenienza geografica e altri indizi utili. In ogni caso quello che conta è la musica, e i Nostri sembrano badare al sodo, presentando un disco che mescola psichedelia, rock, alternative, e suggestioni new wave/dark, come se Bauhaus, The Cure, Pink Floyd and Syd Barrett, God Machine, Loop, Fugazi and Nick Cave fossero fusi in un unico corpo, dando vita alla musica presente in questo "Rubbish".

I Sileni amano suonare come se stessero dipingedo una tela; sono diverse le emozioni e le atmosfere che attraversano le loro note, quasi da far sembrare questo disco una soundtrack di un film. 
La prima canzone, "Hush" è uno splendido esempio di rock psichedelico, dove tutto sembra catapultato in una dimensione eterea e quasi mistica, un crescendo di emozioni, di voci e di chitarre che trova poi sfogo nel finale, dove le chitarre si aprono ad assoli toccanti e la batteria picchia a dovere. Ci sono episodi poetici e malinconici che meritano una menzione particolare, come "Frozen", dove la voce mi ha anche ricordato qualcosa del miglior Mark Lanegan, e dove le note del piano e della tastiera creano qualcosa di molto emozionante. 
Una certa inquietudine pervade un po' tutto il disco, anche quando la band si impenna in un rock un po' più "spinto", ma di solito la band sembra immersa in un trip che rimane in bilico tra psichedelia, meditazione, tristezza, nostalgia e riflessione. Episodi come anche la title-track dimostrano questo, oltre un gusto a volte un po' "storto" per la melodia, che in questa canzone si fa decadente e un po' zoppicante, passatemi il termine, che è comunque usato in senso buono! Bello il finale quasi in stile grunge, rock duro e disperato in cui i toni di tutti i musicisti si fanno più crud ed aspri. 

Nemmeno quando la band chiama una canzone "Happy", crediamo veramente che sia un'ode alla felicità, ma piuttosto si ha la sensazione che voglia un po' prenderci in giro, o comunque regalare un episodio che in prima istanza sembra spensierato, ma che nasconde come al solito tonnellate di inquietudine.
Disco bello nel suo insieme e che non necessita quindi di essere quindi sviscerato ancora brano per brano. Una esperienza quasi trascendentale e mistica che consiglio a tutti gli amanti del rock più introspettivo, ma in particolare a quelli che sanno veramente cosa significhi il termine "psichedelia".

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 80/100

Tracklist:
01. Hush
02. All Over
03. Frozen
04. Revenge
05. Break
06. Rubbish
07. Come
08. Happy
09. Hardest
10. Life
11. Further

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